Visita all’Old Palace di Croydon

IMG_20150409_163842Croydon Palace, conosciuto oggi con il nome di Old Palace, fu la residenza estiva dell’Arcivescovo di Canterbury per oltre 500 anni.
Gli edifici sono ancora in uso e fanno parte della Old Palace of John Whitgift School, una scuola privata femminile.
Quest’anno è anche il cinquantesimo anniversario dell’organizzazione benefica  The Friends of The Old Palace, il cui scopo è quello di promuovere l’interesse nell’antico maniero, raccogliendo fondi per la manutenzione ed il restauro. Grazie a questa associazione, è possibile visitare l’Old Palace in alcune date dell’anno, seguendo un ottimo tour guidato di due ore, che include anche tè e tortine serviti nella sala dei banchetti. Il maniero di Croydon faceva parte di una serie di proprietà dell’Arcivescovo, che si trovavano disseminate lungo il tragitto da Canterbury a Londra. La residenza esisteva già in epoca sassone (IX secolo) e fu censita nel Domesday Book del 1086 come Croindene. La residenza ospitò visitatori illustri, come Enrico III, Caterina d’Aragona e la regina Elisabetta I, che vi fu presente almeno tredici volte, con il suo ampio seguito di damigelle. Il palazzo sopravvisse vari eventi, come la dissoluzione dei monasteri indetta da Enrico VIII (semplicemente perché non vi era un convento), la Guerra Civile Inglese (1642–1651), che lasciò gli edifici indenni, a parte la perdita di un organo e delle vetrate della chiesa, e il Blitz del 1940, che invece portò tanta devastazione a Croydon, più che in altre parti del Paese. Il declino del complesso iniziò nel XVIII secolo. Nel 1780, molte parti del Palazzo furono vendute, altre demolite. La sala dei banchetti e a biblioteca furono riutilizzate come fabbriche e stamperie. Finalmente, verso la fine del XIX secolo, un ordine di monache anglicane restaurò gli edifici, creando una scuola per ragazze.
Il complesso è molto interessante, un vero palinsesto di epoche e stili diversi, che il tour riesce a svelare in pieno. Si passa dalla Grande Sala del XIV secolo, costruita dall’Arcivescovo John Stafford (una delle più belle sale medievali del sud dell’Inghilterra, coperta da un complesso sistema di travature arcuate in legno di quercia) alla bella sala delle guardie (oggi biblioteca) voluta da Thomas Arundel, proseguendo con la cappella del XV secolo, gli appartamenti che nel 1573 ospitarono Elisabetta I, fino alle fondamenta normanne, di cui si osservano murature in pietra e pilastri lignei con capitelli a foglie d’acqua, nella cripta del XII secolo (odierna sala professori). wpid-wp-1428655306604.jpeg
Il tour non tralascia nemmeno gli esterni, perché le murature sono molto interessanti e di epoche diverse. Così il giro dei cortili offre una vista ravvicinata delle strutture murarie del XIV secolo, mostrando l’utilizzo della pietra focaia nella finestra della sala delle guardie e svelando il motivo di mattoni rossi e neri di epoca Tudor. Oltre alle visite private organizzate, l’Old Palace di Croydon è aperto al pubblico durante il weekend di London Open House.

Sconfinamenti

teaIn una metropoli come Londra, esistono molte frontiere. Quella più antica, tra la riva nord e quella sud del Tamigi, e poi i confini tra Est e Ovest, e quelli tra la City of London e Westminster.
La città si è talmente espansa, che ci sono luoghi lungo le linee metropolitane in cui difficilmente ci si avventura.
I confini londinesi rappresentano uno spazio identitario, che spesso si confonde e si stempera, tra fessure e smagliature, in cui flussi in movimento penetrano e modificano la percezione dell’altro da sé, dell’oltre frontiera.  Ogni volta che mi reco ai margini occidentali della città, provo un senso di avventura, di curiosità e dislocamento, che solo l’andare oltre i soliti  scenari può dare.

L’occasione per l’ennesimo sconfinamento, mi è stato offerto da un invito della Gatta, food blogger in London TW7, la quale mi ha proposto una merenda da lei. Isleworth, che non avevo mai visitato, ha conservato l’atmosfera del villaggio rurale, con i giardini chiusi da muretti, dritti filari di alberi vetusti e piccole botteghe d’altri tempi: quella del macellaio, il forno, ed un surreale negozio di petardi. La zona è davvero molto antica, corrisponde infatti ad un insediamento sassone (ancor prima romano), menzionato nel Domesday Book (1086) con il nome di Gistelesworde. Nei secoli Isleworth fu, di volta in volta, baronia normanna, ducato di Cornovaglia, possedimento del monastero di Syon ed infine, dopo la dissoluzione degli ordini, patrimonio del duca di Somerset. Passò poi ad altre nobili casate, fino al XVIII secolo, quando venne trasformata in frutteti e giardini, per il rifornimento dei mercati londinesi. Caratteristica di questo periodo fu la costruzione di molte dimore e case di grandi dimensioni, principalmente destinate ad aristocratici e ceti alti. Tra gli agiati residenti, spiccano alcuni personaggi illustri.
Nel 1779, Joseph Banks, naturalista e botanico inglese, stipulò un contratto di locazione, e poi acquistò, una bella casa con 34 acri di terra, lungo il lato settentrionale di quella che ora è la London Road. Questa residenza, Spring Grove House, esiste ancora. Banks si dedicò alla realizzazione di un giardino botanico nella sua tenuta, grazie alla grande varietà di piante esotiche, raccolte nei suoi viaggi intorno al mondo, in particolare durante le spedizioni in Australia e nei mari del sud, al seguito del capitano Cook.  Alla morte di Banks, la casa passò ad altri proprietari, mentre, gran parte delle piante, venne trasferita a Kew Gardens.
Anche il pittore William Turner visse a Isleworth per un breve periodo. Nel 1804, lo troviamo a Syon Ferry House, luogo pittoresco, che gli fu d’ispirazione per la veduta di Hampton Court dal Tamigi. Persino Vincent Van Gogh soggiornò a Isleworth, lavorando per un breve periodo (1876) come supplente di studi biblici, in un collegio, gestito dal reverendo Slade-Jones.
Per tornare al presente, vi interesserà forse sapere che, la merenda a casa della Gatta, consisteva in una sfornata di meravigliose crostatine di farro alla nutella, realizzate seguendo la ricetta della crostata di marmellata di arance della zia, con l’accorgimento, però, di lasciare uno spessore di pasta di almeno mezzo centimetro, perché non si seccasse troppo. L’impasto, può essere preparato in largo anticipo e congelato, così da essere disponibile all’occorrenza.
Alle crostatine, abbiamo anche unito, con successo, direi, le tonalità calde e distinte di un tè alla violetta di Tolosa.