L’insaziabile curiosità di Sir Hans Sloane

Hans Sloane

Sir Hans Sloane, Bt
by Stephen Slaughter (1736). © National Portrait Gallery, London

Hans Sloane, del quale, quest’anno, si celebrano i 265 anni dalla morte, fu eminente medico, naturalista, segretario e poi presidente della Royal Society e del Royal College of Physicians.
Nel corso della sua vita, ben ricompensato per essere stato medico di ricchi e famosi personaggi, inclusi tre sovrani (la regina Anna e i re Giorgio I e Giorgio II), seppe accumulare una vasta e variegata collezione di oggetti, e il suo divenne il più celebre gabinetto di curiosità dell’epoca.
Arrivato a Londra nel 1679 per studiare medicina, Sloane strinse amicizia con il chimico e collega della Royal Society Robert Boyle, e venne presentato al filosofo John Locke, al naturalista John Ray e al medico Thomas Sydenham. Nel giro di un decennio, Sloane acquistò un’importante reputazione e nel 1687 si recò in Giamaica come medico al seguito del nuovo governatore dell’isola, il Duca di Albemarle, in un momento storico in cui le piantagioni di zucchero stavano iniziando ad assumere un ruolo fondamentale nell’impero britannico.
Il soggiorno in Giamaica stimolò la vasta curiosità di Sloane per il mondo naturale ed il medico produsse una storia naturale della regione: due lussuosi volumi (pubblicati rispettivamente nel 1707 e nel 1725), pieni di centinaia di dettagliate incisioni a grandezza naturale di piante locali, animali e curiosità.
Dopo il suo ritorno a Londra nel 1689, Sloane sposò la vedova di uno dei principali proprietari di schiavi della Giamaica, divenne ancora più ricco ed acquistò delle proprietà a Chelsea. Fu nominato Presidente del Royal College of Physicians nel 1719.
Grazie alla sua florida situazione economica, lo studioso trovava facilissimo accedere a oggetti e aneddoti avvincenti che potessero ingrandire il suo museo personale. Al centro di una rete di scambi davvero mondiale, Sloane creò una collezione enciclopedica di campioni minerali, botanici e zoologici, oggetti etnografici, antichità, stampe, disegni, libri e manoscritti (tra cui anche raffinati album di acquerelli di Jan Van Huysum (1682-1749) e Maria Sibylla Merian (1647-1717) e le sue figlie), spesso ereditando o acquistando intere collezioni formate da altri.
Alla sua morte, nel 1753. la collezione di Sloane fu acquisita per la nazione da un atto del Parlamento che creò il British Museum. Ma quando il Museo riorganizzò le sue collezioni e acquisì altri oggetti, la collezione di Sloane fu dispersa tra diversi dipartimenti e, infine, nel 1881, fu trasferita al Natural History Museum e alla British Library. Questa dispersione ha ostacolato, in un certo senso, lo studio e la comprensione della collezione nella sua interezza, e le relazioni storiche tra i vari oggetti.

Dal 2010, un gruppo di curatori, bibliotecari e scienziati del British Museum, della British Library e del Natural History Museum hanno creato un consorzio di ricerca informale, per una migliore comprensione, sia da parte dei ricercatori che del pubblico, delle vaste collezioni del loro fondatore comune.
Ne è nato un sito, che elenca vari progetti interessanti, passati e presenti, tra cui “Enlightenment Architectures”, uno studio dei cataloghi manoscritti originali di Sir Hans Sloane (1660-1753), che cerca di capire la complessa architettura di informazioni e l’eredità intellettuale di questi veri e propri “meta-data dell’Illuminismo”.

Se poi vi recate al British Museum, la Enlightenment Gallery rappresenta un vero e proprio omaggio a Sloane ed ai suoi tempi: non solo l’esposizione, in sette temi, esplora la nascita delle discipline moderne, ma dimostra anche come la classificazione della conoscenza fu al centro dell’illuminismo. Nelle teche troverete, inoltre, una grande quantità di materiali della collezione originale di Sir Hans Sloane.

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A Londra, l’immaginario gotico di Heinrich Füssli e William Blake

Attraverso le opere di Heinrich Füssli e William Blake si riscopre la predilezione per i temi fantastici e soprannaturali che caratterizzò la cultura inglese tra il 1770 e il 1830.

-John_Henry_Fuseli_-_The_NightmareIl gusto per i racconti e i poemi Gotici, incentrati sui temi della magia, del terrore e dell’amore, furono il grande fenomeno culturale del XVIII secolo. Numerosi furono i parallelismi venutisi a creare tra il Gotico in letteratura e la sua rappresentazione nelle arti visive.
Riferendosi al concetto di Sublime, il filosofo James Beattie così scriveva nel suo “Illustrations on Sublimity” (1783):
“Esiste una specie di orrore che può essere infusa nella mente sia dalle naturali apparenze sia da una descrizione verbale; e che, sebbene faccia gelare il sangue nelle vene e riesca a  produrre una paura momentanea, non è spiacevole, ma può essere persino gradevole: e di conseguenza, gli oggetti che produce sono detti sublimi”.
Il capolavoro enigmatico ed emblematico di Füssli (Henry Fuseli per gli inglesi) è certamente The Nightmare (L’incubo), oggi conservato al Detroit Institute of Arts. Il quadro è stato un’icona dell’orrore sin da quando fu esposto per la prima volta alla Royal Academy nel 1782. L’opera, attraverso numerosi riferimenti al folklore, alla scienza e all’arte classica, diede vita ad un nuovo modello di immagine, carica di simboli e sensualità. Le intenzioni di Füssli erano quelle di scioccare e intrigare il pubblico e al contempo crearsi un nome grazie alle sensazioni  suscitate dal suo dipinto. Ottenne ciò che si prefiggeva ed infatti l’opera fu copiata e presa a modello innumerevoli volte.
Inoltre, l’artista era particolarmente attratto dagli elementi crudeli ed erotici delle tragedie di Shakespeare.
Dipinse infatti diverse scene del Macbeth, tra cui Lady Macbeth che afferra i pugnali (Lady Macbeth Seizing the Daggers) e le tre streghe del primo atto.
Svariati disegni realizzati da Füssli e la sua cerchia esemplificano l’uso provocatorio e sensazionale dell’orrore e lo stile dinamico con cui si delinea la nuova immagine dell’eroe.
Non bisogna poi dimenticare che tra il 1789 e il 1815 la società europea fu drammaticamente influenzata e trasformata dagli esiti della Rivoluzione Francese e dalle Guerre Napoleoniche.
Idee democratiche d’impronta radicale e anche una certa paranoia politica animavano la società inglese dell’epoca. Il mondo appariva mostruosamente deformato dalle nuove idee, ridisegnato da un’utopia.
In questo contesto di incertezza e ambivalenza nei confronti degli eventi politici e internazionali si situano le opere di tema apocalittico di William Blake. L’immaginario gotico influenzò notevolmente la sua arte, a partire dai disegni giovanili delle tombe medievali nell’abbazia di Westminster fino alle illustrazioni per opere importanti, come la Bibbia, i Canterbury Tales di Chaucer e e la Divina Commedia di Dante.
Quest’ultimo lavoro prevedeva una serie di incisioni da accompagnare ai vari canti, ma, nel 1827, alla morte dell’artista, ne erano state realizzate solo sette. Tuttavia esiste un corpus cospicuo di disegni, acquerelli, appunti, che denotano un coinvolgimento molto più profondo con il testo. Nel 1825, Blake aveva detto al giornalista Henry Crabb Robinson che ‘Dante vedeva demoni dove io non vedo nulla – io vedo solo il bene.’
Per l’artista, il mondo medievale incarnava un ideale di unità e di inseparabilità tra lo spirituale ed il bello. Tuttavia, Blake non si riconosce nell’idea dantesca di punizione e vendetta. Inoltre c’è la volontà di distanziarsi dal dogma cattolico espresso dal sommo poeta.
Il Gotico in letteratura ha avuto un’influenza assai duratura tanto che opere rappresentative come Frankenstein di Mary Shelley (1818) si leggono ancora oggi. Anche nelle arti visive contemporanee, in particolare nel cinema e nella televisione, si rintracciano echi di questo fenomeno. Copiato e  ridicolizzato nel corso del XIX secolo, L’incubo di Füssli ha continuato ad ispirare artisti, scrittori e registi. Attraverso le sue suggestioni sensuali il dipinto ha esercitato ed esercita una grande influenza, e resta l’ultimo testamento di un’epoca fosca e turbolenta della  storia inglese.

Una selezione di opere di Füssli e Blake si può ammirare gratuitamente alla Tate Britain, nelle sezioni: WALK THROUGH BRITISH ART (1780) THE BLAKE ROOM. I disegni di entrambi gli artisti si possono vedere, tramite appuntamento, nella Prints & Drawings room.

Una nuova partnership di scambio botanico tra Londra e Roma

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I giardinieri del South London Botanical Institute (SLBI) di Tulse Hill in questi giorni stanno visitando l’Orto Botanico di Roma grazie ad una nuova partnership di scambio botanico tra le due organizzazioni. La partnership è finanziata da Botanic Gardens Conservation International (BGCI) in collaborazione con la Interactive Community di Arboreta (ArbNet), nell’ambito di un nuovo schema per condividere conoscenze, abilità e risorse all’interno della comunità internazionale di orti botanici. L’obiettivo finale è quello di migliorare la conservazione delle piante in tutto il mondo.

La borsa di partenariato sosterrà una visita di scambio in ciascun giardino. I giardinieri dell’Orto Botanico di Roma visiteranno il South London Botanical Institute a giugno.

L’Orto Botanico di Roma (BGR) è una struttura didattica e scientifica dell’Università Sapienza di Roma, e occupa un’area di 11 ettari nel centro storico di Roma. Si trova nell’ex giardino del palazzo cinquecentesco della famiglia Corsini, una famiglia aristocratica fiorentina. Il palazzo, ora sede dell ‘”Accademia Nazionale dei Lincei”, e il suo giardino furono trasferiti allo stato italiano alla fine del XIX secolo. La posizione e l’origine del giardino botanico ne fanno un luogo unico, in quanto è un esempio di giardino storico con un importante patrimonio artistico. Oggi conta circa 2000 specie, tra cui il palmeto (con 24 specie), il boschetto di bambù (con oltre 76 specie), il roseto, il “Giardino dei Semplici” (contenente specie vegetali coltivate ad uso medicinale), il Giardino giapponese e la serra Corsini, con piante succulente.

Il South London Botanical Institute (SLBI) fu fondato nel 1910 dal riformatore sociale Allan Octavian Hume, con lo scopo di diffondere la botanica tra i lavoratori della zona sud di Londra. Hume fu al servizio del Raj britannico, membro fondatore del Congresso nazionale indiano nel 1885, e comprò la casa vittoriana, sede dell’Istituto, nel 1860, trasformandola ad hoc, con una biblioteca, un erbario ed un vasto giardino. Gli armadi dell’erbario progettati da Hume sono ancora in uso e contengono esemplari di piante risalenti al 1802. Il giardino si è evoluto e ora ha uno stagno fiorente, particolarmente popolare tra i bambini in visita.

L’obiettivo di Hume prosegue ancora oggi: lo SLBI apre le porte a persone provenienti da varie parti della città, permettendo loro di esplorare il mondo vegetale, godere del giardino botanico, della biblioteca e dell’erbario e partecipare a una vasta gamma di attività per tutte le età ed abilità.

I giardinieri romani sono particolarmente interessati a conoscere gli eventi educativi organizzati dallo SLBI: visite scolastiche, laboratori botanici, conferenze e altre attività, che si rivolgono alla comunità più ampia di Londra – questo è quello che vorrebbero incentivare a Roma.

Entrambe le organizzazioni non vedono l’ora di imparare dai rispettivi giardini, ad esempio quali nuove piante potrebbero essere aggiunte alle loro collezioni. Roma vuole conoscere meglio le piante acquatiche, i cactus, le piante grasse e le piante carnivore coltivate allo SLBI, mentre lo SLBI è particolarmente interessato alle piante mediterranee. Entrambi i giardini condivideranno la conoscenza delle loro collezioni di felci, oltre a discutere sulle modalità di seed banking, sui database e sulla gestione delle raccolte di piante (inclusi gli erbari con piante essiccate).

Commentando la partnership, Sarah Davey, Capo Giardiniere di SLBI, ha dichiarato: “Siamo lieti di avere la meravigliosa opportunità di visitare il prestigioso Orto Botanico di Roma e di imparare dalle loro collezioni botaniche. Non vediamo l’ora di accogliere i giardinieri italiani allo SLBI anche a giugno, per mostrare loro il nostro giardino e la nostra vasta gamma di attività “.

Il South London Botanical Institute è aperto per eventi e attività, ed in generale, il giovedì dalle 10.00 alle 16.00. Per maggiori dettagli si può inviare una email a info@slbi.org.uk.

 

Londra celebra i 100 anni del voto alle donne

Suffragette

Suffragette protestano ad Essex Hall, Londra

Oggi si celebrano i 100 anni dal Representation of the People Act , una legge che diede alle donne britanniche (solo quelle maggiori di 30 anni e sposate con uomini in possesso di proprietà) il diritto di voto. Questa legge fu un passo significativo per il raggiungimento del suffragio universale. Nel 1928, con l’Equal Franchise Act, le donne nel Regno Unito ricevettero diritti di voto uguali agli uomini, aumentando il numero di elettori femminili eleggibili da 8 milioni a 15 milioni.
Questi importanti risultati si dovettero anche alle campagne delle suffragette, un gruppo di donne, prevalentemente di classe media, che protestavano utilizzando varie forme di dissenso, inizialmente con tattiche pacifiche e manifestazioni  nella legalità. Successivamente, le suffragette più militanti, assunsero un approccio estremo, che includeva scioperi della fame, atti di vandalismo ed attacchi incendiari.
Sebbene sia passato un secolo da quando le donne hanno ottenuto il voto, oggi meno di 1/3 dei parlamentari in Gran Bretagna sono donne, ed oltre il 90% dei direttori esecutivi di Società Pubbliche a responsabilità Limitata (PLC) sono uomini.
Tuttavia, bisogna essere ottimisti. Le parlamentari britanniche raramente si trovano da sole a far valere la propria voce ed un disegno di legge per affrontare la violenza contro le donne è stato appena presentato dal governo in questa sessione parlamentare.
Per commemorare il centenario del voto alle donne, Londra offre una serie di eventi interessanti, tra cui mostre, colloqui, visite guidate.

Al Museum of London una mostra racconta le storie delle donne che presero parte al movimento per il voto, e che lottarono instancabilmente per oltre 50 anni. Votes for Women, in programma fino al 6 gennaio 2019, presenta alcuni oggetti iconici delle suffragette e anche un documentario commissionato per l’occasione.

A Westminster Hall,  tra il 27 giugno e il 6 ottobre 2018, una mostra interattiva racconterà la campagna per il voto e la rappresentazione delle donne nella camera dei Comuni e la camera dei Lord.

Bisogna anche ricordare l’esistenza dell’East London Federation of the Suffragette, un gruppo radicale che si era separato dal WSPU nel 1914 e combatteva per i diritti delle donne durante la prima guerra mondiale. La sala delle donne a Ford Road (Bow) fu il loro quartier generale fino al 1924 e comprendeva un centro sociale femminile.
Grazie all’East End Women Museum, in collaborazione con la biblioteca e gli archivi della storia locale di Tower Hamlets, The Women’s Hall Project esplorerà le  storie di  alcune suffragette meno conosciute, attraverso due grandi mostre, una serie di eventi, e un progetto di fotografia partecipativa.

Potete restare aggiornati su Twitter utilizzando l’hashtag  #Vote100

Ceramiche satiriche tra Sette e Ottocento, in mostra a Londra

Tazza in terracotta color crema, Staffordshire 1803

Tazza in terracotta color crema, Staffordshire 1803
(The British Museum, 1988,0502.1).

Nell’Inghilterra della seconda metà del XVIII secolo, la stampa satirica conobbe la sua epoca d’oro,  grazie alla carica innovativa di artisti come James Gillray, Georges Cruikshank e Thomas Rowlandson. La fruizione di massa di vignette e caricature fu un fenomeno reso possibile, da un lato, dall’apertura culturale e dal dinamismo sociale dell’epoca, dall’altro, grazie alla libertà di espressione e ad una struttura democratica, che consentiva agli artisti di firmare le loro immagini e di indirizzare i messaggi polemici contro il governo e perfino contro la corona. L’ingegno degli artisti britannici era tanto pungente ed oltraggioso quanto quello dei fumettisti di satira moderni e questo lasciava letteralmente sbalorditi i visitatori stranieri. Proprio nello stesso periodo, la satira si spostò dalla carta alla ceramica, raggiungendo un pubblico ancora più vasto. Se le stampe circolavano per lo più nei salotti, le stesse immagini, trasferite su tazze e brocche di poco costo, permettevano alla satira e alla propaganda politica di arrivare nelle taverne e nelle locande, alimentando così il dibattito tra le classi popolari.
In questi giorni, una piccola mostra gratuita al British Museum, prende in esame recipienti ceramici realizzati tra i regni di Giorgio III e Giorgio IV. La maggior parte di queste terraglie, prodotte in serie, venivano stampate mediante piastre di rame incise, che riportavano le immagini in scala, secondo le dimensioni dei vasi.
La decorazione a stampa poteva avvenire in due modi: applicando un disegno di colore blu sopra la superficie ceramica, prima della smaltatura (underglaze, sotto smalto o sotto coperta), oppure trasferendo la stampa direttamente sulla superficie invetriata (overglaze, sopra smalto o sopra coperta). Gli esempi in mostra comprendono alcuni esemplari eseguiti con il primo metodo, ed una larga parte che impiega il secondo. Parecchi furono prodotti nello Staffordshire, nella fabbrica di Josiah Spode. Queste manifatture in creamware (una terracotta color crema) o pearlware (una fine terracotta dallo smalto bluastro), dovevano porsi come concorrenti più economici delle costose porcellane francesi o delle più ricercate ceramiche di Wedgwood, e raccontare efficacemente eventi politici, passioni e pregiudizi dell’Inghilterra georgiana.
Mentre la vita nel continente europeo appariva sempre più precaria e turbolenta, le immagini delle ceramiche inglesi davano voce a timori ed inquietudini: dalle paure miste a speranze per la rivoluzione del 1789, allo shock per l’esecuzione del re Luigi XVI nel 1793, fino alla feroce propaganda anti-francese, con il rovesciamento e la deformazione fisica di Napoleone, rappresentato di volta in volta come una scimmietta, un nano, un ossuto Boney, spesso in contrapposizione all’inglese John Bull, personificazione tozza e conservatrice della Gran Bretagna. Le ceramiche raccontano anche gli eccessi della società georgiana, tra abuso di bevande alcoliche, mode eccentriche, scandali e gioco d’azzardo; si passa dalla rivalità leggendaria tra Daniel Mendoza e Richard Humphries, che si disputarono tre incontri di boxe, tra il 1788 e il 1790, all’esortazione morale di un piatto di terracotta, che, nel 1800, invitava le donne a mantenersi all’interno di un compasso ideale, simbolo massonico, ma anche emblema di virtù, moderazione ed autocontrollo, necessari per evitare rovine finanziarie, scandali, decadenza morale ed il carcere.
La mostra londinese include 80 oggetti, principalmente manufatti in ceramica, ma anche un fazzoletto con la rappresentazione del “Massacro di Peterloo” (1819) ed un ventaglio con i profili nascosti dei sovrani giustiziati durante la Rivoluzione Francese (1794). Alcuni imprenditori  stamparono ceramiche anche per promuovere l’abolizione del commercio transatlantico degli schiavi, mentre altri produssero materiali per il mercato americano durante periodi di tensione dovuti alla Guerra di Indipendenza.
Insomma, i soggetti per le illustrazioni su ceramica potevano spaziare dalla satira su un certo comportamento sociale fino alla sofisticata allegoria su questioni politiche del giorno. ‘Pots with attitude: British satires on ceramics 1760–1830’ resterà aperta fino all’11 marzo  e fa parte di un progetto finanziato dal Monument Trust.

Il tè si beveva nello Yorkshire, molto prima che arrivasse a Londra

china_drink_tèTemple Newsam House è una dimora di epoca Tudor, che si trova a Leeds, nello Yorkshire occidentale. Nel 1622 la tenuta fu acquistata da Sir Arthur Ingram per 12.000 sterline. Durante i 20 anni successivi la villa fu ricostruita, incorporando alcune delle strutture precedenti. I discendenti di Ingram continuarono ad ingrandire e rimaneggiare la bella residenza, ed il parco fu ridisegnato in termini paesaggistici da Capability Brown.
Ora sembra che Sir Arthur, nel 1644, in piena guerra civile inglese, facesse richiesta al farmacista di vari ingredienti medicinali, tra cui un certo numero di bottiglie di “China drink”, per quattro scellini al pezzo.
La fattura del farmacista si trova negli archivi del West Yorkshire ed è stata rinvenuta da Rachel Conroy, curatrice di Temple Newsam House, mentre stava eseguendo delle ricerche per una mostra.
L’affascinante documento è storicamente molto importante, perché dimostrerebbe che il “China drink”, cioè il , sarebbe stato bevuto in Yorkshire ben sedici anni prima del famoso riferimento a questa bevanda, fatto dal diarista Samuel Pepys, il quale, il 25 settembre 1660, scriveva: «Mi son fatto servire una tazza di té, che è una bevanda cinese, che non avevo mai bevuto prima”.
Quelli che vivevano a Temple Newsam furono dunque tra i primi in Inghilterra a godersi una tazza di tè, una bevanda per l’epoca insolita ed esotica, e molto costosa, ben quattro scellini a bottiglia, quando, un artigiano dell’epoca, poteva aspettarsi di guadagnare circa sette penny per un giornata di lavoro.
Temple Newsam House possiede un’importante collezione di ceramiche inglesi, tra cui molte usate proprio per preparare e servire il tè. In mostra nella casa si trovano anche due scrivanie, che un tempo appartennero a Charles Grey, conte e primo ministro britannico, che rese popolare il tè nero aromatizzato al bergamotto, il famoso Earl Grey.
Le caffetterie di Londra furono tra le prime a introdurre la bevanda agli avventori inglesi. Uno dei primi commercianti di caffè a offrire il tè, già dal 1657, fu Thomas Garraway, che possedeva un rinomato locale in Exchange Alley. Vendeva il tè, sia ai suoi avventori, da bere sul posto, che al pubblico, per il consumo a casa. Nel 1660, Garraway  pubblicò un foglio pubblicitario per reclamizzare il tè, che era venduto a più di sei sterline per libbra (!). Tra le virtù associate alla bevanda, si elencavano quelle di “rendere il corpo attivo e vigoroso”, e “preservare la salute perfetta fino all’età avanzata”.

porcellana inglese Blue Willow

tazzina e piattino di porcellana inglese Blue Willow © Leeds Museums

Alla scoperta della Londra Romana

RomanLondonLa nostra conoscenza della Londra romana, deve moltissimo prima al lavoro di storici ed antiquari dell’ottocento, poi all’infaticabile operato degli archeologi, che, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, sono intervenuti in numerosissimi siti della città, portando alla luce manufatti e strutture che dimostrarono la sopravvivenza di vaste parti di Londinium, a circa sette od otto metri sotto le moderne strade della City. La figura più importante del XIX secolo fu Charles Roach Smith, antiquario, numismatico ed archeologo, che per vivere svolgeva l’attività di chimico. In anni molto frenetici per l’edilizia della City di Londra, dalla costruzione del Royal Exchange a quella del London Bridge, passando per la demolizione di vecchi edifici e case fatiscenti, Roach Smith riuscì ad essere molto presente, ritrovando ed acquistando notevoli antichità romane. Negli stessi anni, la City Corporation stava diventando sempre più interessata a mostrare artefatti relativi alla storia di Londra. Nel 1826 fu istituito il Guildhall Museum, precursore del moderno Museum of London. Roach Smith divenne una vera autorità su Londinium e svolse la prima vera campagna di indagini archeologiche in Gran Bretagna, ipotizzando l’esistenza di un ponte romano sul Tamigi e fornendo delle preziose illustrazioni, rimaste pressoché insuperate per almeno mezzo secolo. Roach Smith pubblicò anche un fortunato volume, nel 1854, dal titolo: “Catalogue of the Museum of London Antiquities”.
Fino al 5 gennaio 2018, una piccola, ma esaustiva mostra alla Guidhall Library, esamina l’operato dei primi pionieri dell’archeologia romana e la scoperta di Londinium tra il Grande Incendio e la Prima Guerra Mondiale. La mostra si avvale di elementi d’archivio e straordinarie illustrazioni del XIX secolo, provenienti dalle collezioni della biblioteca, e di manufatti archeologici in prestito dal Museum of London.

Poco lontano dalla Guildhall, nei pressi di Cannon Street, è stato finalmente completato il quartier generale europeo di Bloomberg, in un suggestivo edificio, progettato da Norman Foster. Al suo interno, si trova il London Mithraeum, uno speciale spazio espositivo, gratuito (ma esclusivamente su prenotazione), in cui sono preservati, sette metri al di sotto del livello stradale, i resti del tempio di Mitra, una struttura di età imperiale, rinvenuta nel 1954. Il London Mithraeum, che ha aperto al pubblico il 14 novembre scorso, presenta anche un’interessante selezione di reperti rinvenuti negli scavi (2013) che precedettero la costruzione del moderno edificio, in uno dei più importanti siti di epoca romana nel Regno Unito, indicato dagli studiosi come la Pompei del Nord.