La mostra di Olafur Eliasson a Londra

olafur_eliasson_stardustEra la fine di settembre 2003 quando approdai a Londra per rimanerci in pianta stabile (non avevo idea se si trattasse di un trimestre o più a lungo, certo non immaginavo tutti questi anni). Avevo un’idea astratta dell’autunno londinese, me lo immaginavo tutta nebbia e umidità.
Invece, mi ritrovai a vivere una stagione dorata, graziata dalle giornate di sole dell’Indian Summer e dalle bellissime cromie delle foglie, in procinto di cadere.
Era l’inverno che non conoscevo ancora, con le sue albe ritardatarie, la luce elettrica alle 8 di mattina, il buio che ti piombava addosso alle 16, le occasionali spolverate di neve, il vento gelido.
Fu proprio in quel primissimo inverno, davvero grigio, che un sole artificioso e artificiale rischiarò il mio tempo libero.
Alla Tate Modern, nella Turbine Hall, l’artista Olafur Eliasson aveva installato The Weather Project. Il concetto era semplice: un semicerchio di luce, riflesso in uno specchio, e un po’ di foschia per ammorbidire lo spazio.
La sala si trasformava in un palcoscenico, dove la gente si fermava a guardare, si sdraiava sul pavimento, si metteva a fare yoga. Era solo uno specchio e un semicerchio di luce, ma per noi quello era un sole, un disco di luce amica, perennemente al tramonto, che rischiarava le nostre giornate buie.
L’installazione non è mai più stata ripetuta, sembra che i materiali giacciano in varie scatole, nella cantina dell’artista danese-islandese, che, nel frattempo, ha creato altre situazioni, installato altre meraviglie.
Olafur Eliasson Ice Watch 2018La più recente, proprio lo scorso autunno, si intitolava Ice Watch.
Eliasson, in collaborazione con il geologo Minik Rosing, aveva estratto 30 blocchi di ghiaccio dalla Groenlandia e li aveva piazzati in vari spazi pubblici, da Copenhagen a Parigi, fino a Londra (alcuni davanti alla Tate Modern, altri di fronte al quartier generale di Bloomberg, nella City), per lasciarli sciogliere e sottolineare così la necessità urgente di agire contro i cambiamenti climatici.
Ora, le affascinanti installazioni di Olafur Eliasson sono protagoniste di una retrospettiva alla Tate Modern. Di queste opere, solo una era stata già presentata nel Regno Unito (Room for One Colour), le altre, invece, sono inedite e introducono i visitatori alla riproduzione di fenomeni naturali oppure utilizzano riflessi e ombre per alterare la percezione e la relazione con lo spazio.

In Real Life è una mostra immersiva, piena di meraviglie: piove con il sole, una candela brucia da ambo i lati, una macchina produce ombre, una parete è interamente coperta di muschio, l’arcobaleno nasce in una stanza, si può entrare in un caleidoscopio, assistere alle danze eteree di un ectoplasma.
olafur eliasson studioLa mostra inizia e termina con i progetti e le diverse attività in cui Eliasson è impegnato, dallo studio di forme naturali, alle imprese sociali e ai progetti con rifugiati, fino alle idee più innovative in architettura e le indagini concettuali su un’esperienza quotidiana come quella di preparare il cibo.
Al piano terra della Turbine Hall ci si diverte a costruire città immaginarie, fatte di lego bianco, mentre, fuori dalla Tate, una cascata d’acqua sgorga chiassosa da una struttura metallica di 11 metri (Waterfall-2019).
Quella di Eliasson è una visione teatrale ed estraniante del mondo, di cui tutti facciamo parte e condividiamo le sorti.

Piccoli miracoli da gustare, come un sole straordinario, nel buio opprimente dell’inverno.

A Londra la retrospettiva su Modigliani

modigliani-nude-1917Era il 1906, quando Amedeo Modigliani lasciò Livorno per stabilirsi a Parigi, dove poté fare suoi gli insegnamenti di Cezanne e Gauguin, studiare da vicino gli enigmatici esempi d’arte primitiva e venire a contatto con le diverse personalità che animavano il panorama artistico di quel momento, come Picasso e Constantin Brancusi. Alla Tate Modern, fino al 2 aprile, un’ampia retrospettiva mette in risalto la parabola artistica di Modigliani, sottolineando come gli incontri e le relazioni intrecciate a Parigi, furono determinanti per lo sviluppo dello stile unico ed inconfondibile del pittore. L’artista livornese perseguì con una frenesia assoluta la propria personale poetica, in maniera libera da vincoli ed estranea a qualsiasi movimento artistico.
Per un breve, ma intenso periodo, tra il 1911 e il 1913, Modigliani si concentrò quasi esclusivamente sulla scultura.
Le teste esposte alla Tate Modern facevano parte di un gruppo di sette, che fu incluso in un’importante mostra annuale d’arte, il Salon d’Automne, tenutosi tra l’ottobre e il novembre del 1912. Questa fu l’unica mostra di scultura a cui Modigliani prese parte nella sua vita. Infatti, nel 1913, dovette abbandonare questa tecnica sia per motivi economici che per l’aggravarsi delle sue condizioni fisiche. Vittima degli affronti di una salute da sempre cagionevole, minato dalla tubercolosi, l’artista dissipò la sua breve vita tra donne, alcool, droghe e stenti, senza mai raggiungere la consacrazione definitiva a cui aspirava.
Se infatti Modigliani è ora riconosciuto come uno dei più famosi artisti del ventesimo secolo, pochissimi dei suoi contemporanei seppero indovinare la grandezza del suo genio.
La sua vita turbolenta da bohemien conobbe solo brevi parentesi di serenità, rese possibili dall’aiuto incondizionato offertogli dai mercanti Paul GuillaumeLeopold Zborowski, e dall’amore della giovane artista Jeanne Hébuterne, la quale morì suicida due giorni dopo la prematura scomparsa del suo compagno.
La mostra di Londra vuole confermare al largo pubblico la grandezza della figura di Modigliani agli albori del Modernismo. L’arte di Modì si ispirava ad un’ampia varietà di spunti, dalla tradizione figurativa Europea alle ieratiche forme dell’arte egizia fino ad approdare agli elementi caratteristici dell’arte greca ed africana. L’artista restrinse il campo della sua azione ai temi tradizionali della ritrattistica e del nudo, ed inventò un linguaggio visivo unico e risconoscibile, allo stesso tempo seduttivo e controllato. Figura nota nella stretta comunità artistica di Montparnasse, Modigliani strinse amicizia con artisti, poeti, attori, musicisti e scrittori, catturandone le personalità sulla tela.
Grazie al supporto del mercante d’arte Léopold Zborowski, nel 1916 Modigliani tornò a concentrarsi anche sul nudo femminile. I suoi nudi scioccavano ed offendevano l’opinione pubblica e, nel 1917, alcuni di essi furono rimossi dalla personale dell’artista, per motivi di indecenza.
La mostra londinese richiama l’attenzione sul fascino che la forma e la fisionomia umane seppero esercitare su Modigliani. In mostra si possono ammirare diversi ritratti, sia quelli degli artisti e conoscenti di Montparnasse, sia quelli di anonimi contadini e giovani operai, dipinti tra il 1918 e il 1919, durante quel soggiorno nel Sud della Francia che avrebbe dovuto ridare a Modì un poco della salute ormai compromessa. Tornato a Parigi, Modigliani, assieme alla compagna, Jeanne Hébuterne, si sistemò in uno studio a rue de la Grand Chaumière, vicino ai caffè ed ai luoghi di ritrovo di Montparnasse.
I visitatori possono immergersi in una ricreazione virtuale di questo atelier, così come sarebbe apparso quando il pittore vi viveva e lavorava.
I ritratti realizzati negli ultimi anni di vita del pittore, che si spegnerà nel 1920, sono quelli dagli inconfondibili ovali disegnati su lunghi colli, appena animati dalle forme oblique degli occhi e sigillati da piccole bocche chiuse. E poi ci sono i famosi nudi, sensuali e audaci, tradizionali e originali, finalmente moderni. Quelli in mostra, 12 in tutto, sono il più grande gruppo mai riunito in una mostra nel Regno Unito.

Inaugurata a Londra la New Tate Modern

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Venerdì pomeriggio sono stata alla Tate Modern per l’inaugurazione della Switch House, il nuovissimo edificio che si aggiunge al corpo principale di quella che era la Bankside Power Station. La Switch House è stata progettata dagli stessi architetti che avevano ristrutturato la vecchia centrale: Herzog & de Meuron. L’estensione consta di 10 piani, e, i primi due, già esistenti (si tratta dei locali delle vecchie cisterne d’olio, che erano stati inaugurati anni fa), oltre ad un ponte interno, la collegano alla struttura esistente. L’edificio è alto 65 metri ed è rivestito da mattoni, per amalgamarsi alla muratura della ex Power Station, costruita negli anni Trenta. La Turbine Hall, nonostante l’estensione, continua a rimanere l’elemento centrale della nuova Tate Modern, raccordando la Boiler House e la Switch House. L’estensione, che ha una superficie sfaccettata, sottolineata da feritoie e movimentata dall’uso di mattoni, ricorda una moderna ziggurat. La Switch House è un edificio dove ammirare opere d’arte, assistere a performances, incontrare gente, imparare. Ci sono sale dedicate a sculture contemporanee, fotografie, installazioni, le produzioni inconsce dj Rebecca Horn, le aracnidi di Louise Bourgeois, l’arte povera di Marina Merz. I volumi si espandono e si contraggono, e le scale, curvando e zigzagando, arrivano fino al decimo piano, dove una terrazza panoramica offre nuovi scorci della città e tramonti carichi di nubi. Persino la stazione della metropolitana di Southwark ha ricevuto un restyling. I tondi iconici con il nome della stazione, sono stati infatti ridipinti da Michael Graig-Martin.