Jane Austen, nel bicentenario della morte

Jane Austen 1810

Jane Austen, ritratta da Cassandra Austen – penna e acquerello, 1810 ca. ©National Portrait Gallery

Duecento anni fa, dopo una lunga e dolorosa malattia (si dibatte ancora oggi se fu tubercolosi o cancro), moriva Jane Austen. Ci si chiede spesso quanti altri romanzi avrebbe potuto scrivere questa prolifica autrice, se la sua vita non fosse stata spezzata così precocemente. Il suo primo libro fu pubblicato nel 1811, in forma anonima. Si intitolava: ‘Sense and Sensibility. By A Lady’. Non fu un grandissimo successo, solo 500 copie vendute. I contemporanei, nonostante le trame avvincenti, dal finale sempre positivo, e un rutilante mondo romantico, costellato di carrozze, mussola e seta, non sembravano molto attratti dall’ironia e dal cinismo gentile della scrittrice. Nei pochi anni che seguirono, videro la luce altri cinque romanzi. Jane non fece in tempo ad assaporare alcun successo, e si spense nel 1817, a 41 anni. Aveva guadagnato solo 600 sterline (meno di 20.000 sterline odierne) dai suoi libri, che presto caddero nell’oblio. L’autrice fu rivalutata solo alla fine del XIX secolo, quando uscì la sua prima biografia, scritta dal nipote James Edward Austen-Leigh. Il pubblico rimase affascinato da una vita tanto esemplare e, apparentemente placida, e poi si tuffò nella lettura dei suoi romanzi, che, ancora oggi, riscuotono un vivo successo. Milioni di persone comprano i libri della Austen, che sono stati tradotti in oltre 30 lingue diverse. Inoltre, cinema e TV fanno a gara per trasporre le trame in nuove pellicole e serie a puntate. E’ certo rimasto impresso nell’immaginario collettivo, soprattutto femminile, il Signor Darcy interpretato dall’attore Colin Firth, nella fortunata versione di ‘Orgoglio e Pregiudizio’, realizzata dalla BBC, nel 1995. Eppure, dalla ricerca condotta da un gruppo di studiosi, guidati dal professor John Sutherland, del University College di Londra, sembra che il personaggio di Fitzwilliam Darcy dovesse apparire ben diverso, specialmente ai tempi di Jane Austen.

Mr Darcy

Il vero Signor Darcy
© UKTV/Nick Hardcastle/PA

Gli studiosi, tenendo presente sia le mode del tempo, sia le relazioni della Austen con uomini che avrebbero potuto ispirare i suoi personaggi, hanno delineato il profilo di un gentiluomo pallido, dalla bocca sottile, le spalle non molto larghe e un po’ spioventi, ed i capelli imbiancati di cipria. Niente a che vedere con il Darcy moderno, muscoloso, aitante ed abbronzato. Nei primi anni dell’Ottocento, gli unici muscoli da esibire consentiti ai giovanotti, erano quelli di gambe e polpacci, torniti da equitazione e scherma. Niente abbronzatura, considerata volgare e attributo di classi subalterne e plebee. Meglio piuttosto una carnagione giovanile, bianca e liscia, un volto austero dal mento a punta e dalla bocca piccola, e una capigliatura ordinata, variamente imbiancata, com’era di moda fra i nobili.

Jane Austen £10

La nuova banconota da £10

Sempre in occasione del bicentenario della morte dell’autrice, è stata presentata a Winchester la nuova banconota da 10 sterline, che porterà la sua effigie. Dopo la Regina ed Elizabeth Fry, un’altra grande protagonista dell’Inghilterra Regency, Jane Austen è la terza donna scelta per apparire su una banconota. Oltre al ritratto, i 10 pound riportano anche una citazione, tratta da ‘Orgoglio e pregiudizio’: “I declare after all there is no enjoyment like reading!” (Dopo tutto, devo dire che non c’è svago migliore della lettura).
A parte animalisti e vegetariani, oltraggiati dal nuovo materiale con cui sono fatte le banconote – una plastica contenente piccole quantità di grasso animale –  i fan di Jane Austen hanno subito fatto notare che, la frase scelta è quella pronunciata dall’antipatico personaggio di Caroline Bingley (un’antagonista minore del romanzo, che, nei suoi modi ostili di criticare tutto e tutti, finirà per evidenziare le qualità positive dell’eroina, Elizabeth Bennet). Come se non bastasse, il volto di Jane, ispirato al ritratto postumo, realizzato dal nipote, sulla base di quello, più famoso, dipinto dalla sorella di lei, Cassandra, è stata ‘migliorata’, smussando certe spigolosità del viso e donando all’autrice un’aria più serena.
Controversie a parte, la nuova banconota da 10 sterline, già prodotta in centinaia di milioni di esemplari, entrerà in circolazione ad ottobre, rimpiazzando quella cartacea, con l’effigie di Charles Darwin, che non sarà più valida a partire dai primi mesi del 2018.

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La penna d’oca di John Stow

John Stow, storico ed antiquario, nacque nel 1525, nella parrocchia di St Michael, a Cornhill, nel cuore della City. Suo padre, Thomas Stow, era un fabbricatore di candele di sego. John, però, non seguì le orme paterne, ma decise di fare apprendistato altrove, divenendo freeman della Società di Livrea dei Sarti, nel 1547. Essendo appassionato di storia, Stow si dedicò principalmente alla scrittura ed allo studio, attività a lui piu congeniali, sebbene molto meno remunerative. La sua opera più famosa è Survey of London, pubblicata nel 1598 e ristampata nel 1603. Ancora oggi, costituisce un’ammirevole guida alla Londra Elisabettiana.
Dopo discussioni introduttive su fiumi, ponti, abitudini ed altri temi generali, Stow fornisce una descrizione dettagliata di ogni zona nella città,  strada per strada, e talvolta quasi casa per casa!
Ristampata fino ai nostri giorni, Survey of London è una risorsa importante per chi studia la Londra dei Tudor. Le descrizioni degli edifici, le notizie sulle condizioni sociali, ed i traffici doganali, sono molto dettagliate e precise. L’opera è di valore unico, non solo per le preziose informazioni, ma anche per i suoi aneddoti affascinanti.
Quando John Stow mori, nel 1605, la sua vedova commissionò un monumento speciale, in marmo ed alabastro, per ricordarlo ai posteri. Il monumento, nella chiesa di St Andrew Undershaft (raramente aperta al pubblico), raffigura Stow, intento al suo lavoro di storico e scrittore, con una penna d’oca in mano. La penna è vera, e viene cambiata regolarmente durante una breve cerimonia, organizzata dalla Società di Livrea dei Sarti, responsabile anche del restauro del monumento, nel 1905.
Dopo il servizio, officiato dal rettore ecclesiastico di St Helen Bishopsgate, il capomastro della Società provvede a sostituire la penna d’oca con una nuova, fornita dalla Società dei Cartolai.
Alla cerimonia, a cui prendono parte anche i membri del LAMAS (London and Middlesex Archaeological Society), si celebrano la vita e l’opera di Stow. Al termine dell’evento, ci si reca, per un breve tragitto, alla Merchant Taylors’ Hall, dove viene offerto un bicchiere di vino e si può assistere gratuitamente ad una conferenza di archeologia.
The John Stow’s Quill Pen Ceremony avviene ogni tre anni, intorno al 5 aprile, data della morte dell’antiquario londinese.

La Cerimonia delle Chiavi alla Torre di Londra

wp-1481051599538.jpgOgni volta che mi aggiro tra gli scaffali di librerie antiquarie o di seconda mano, ma anche quando mi ritrovo a curiosare tra i titoli di bancarellari e bouquinistes, mi capita spesso di non essere io a scegliere il libro, ma che sia quest’ultimo a scegliere me. Chiamatela legge dell’attrazione, destino, colpo di fortuna, eppure è così.
A meno di una settimana dalla mia visita notturna alla Torre di Londra, mentre rimuginavo sul post da scrivere, ecco che mi capita tra le mani un librino dall’anonima copertina blu, una ristampa del 1932 di The Spell of London, scritto da H. V. Morton e pubblicato da Methuen, casa editrice storica, della quale serbo altri titoli.
Henry Canova Vollam Morton era stato un valente giornalista ai tempi d’oro di Fleet Street, quando le rotative dei quotidiani facevano tremare le strade. Nel 1923, in veste di reporter del Daily Express, riuscì ad assistere in esclusiva all’apertura della tomba di Tutankhamon.
Da quel momento, la sua carriera, anche come scrittore di viaggi, era decollata. Il suo primo libro su Londra, The Heart of London, fu pubblicato nel 1925. Si trattava di un’antologia di articoli apparsi sulle colonne del Daily Express, una formula fortunata, seguita da altre due raccolte. Apparso nel 1926, The Spell of London, fu scritto per fare da pendant al primo libro. Lo stile immediato e sincero di H.V.Morton, non risente affatto dei novant’anni passati nel frattempo. L’occhio acuto del reporter, unito ad un certo gusto per le derive metropolitane, ci restituiscono intatte le sensazioni e gli umori della città, per mezzo di aneddoti agili ed infusi di ironia. “The Keys” è uno di questi brevi capitoli, in cui il protagonista ferma un taxi nell’umida notte londinese, nei pressi di Piccadilly, e domanda all’autista di portarlo alla Torre di Londra. Il tassista, sorpreso, chiede al cliente “Right up to the gate, Sir?”
“Si, fino al cancello.” risponde Morton, aggiungendo di aver avuto il permesso di assistere alla Cerimonia delle Chiavi.
wp-1481051612839.jpgUna settimana fa, in una fredda e buia serata londinese, mi sono trovata anch’io al cancello principale della Torre di Londra. La storica fortezza si profilava come una massa scura e silenziosa, dove il tempo sembrava essersi fermato. Il Ravenmaster ci ha dato il benvenuto e ci ha condotto all’interno del maniero, guidandoci in un tour special, attraverso porte, torrette, spiazzi, mura vetuste e percorsi tortuosi, sul cui acciottolato hanno risuonato i passi di re, regine, condannati a morte, soldati in armatura e anche quelli del primo duca di Wellington, Constable della Torre dal 1826 fino al 1852, anno della sua morte. Fu lui ad ordinare di svuotare il vecchio fossato, pieno di liquami e rifiuti malsani, e di constuirne uno asciutto, quello che ancora oggi circonda le mura, Fu sempre lui a far costruire una caserma, a nord della White Tower, quella dove sono esposti i gioielli della corona. Il Ravenmaster con competenza ed ironia ci ha illustrato i vari punti della torre, svelando segreti e curiosità. Ci ha anche portato a vedere i suoi pupilli, i famosi corvi, che però, a quell’ora, dormivano tranquilli nei loro quartieri speciali. Quando eravamo ormai intirizziti ed incapaci di porre altre domande, siamo stati accompagnati allo Yeoman Warder’s Club. Bisogna essere una Guardia della Torre oppure un invitato per entrare in questa esclusiva clubhouse, decorata da distintivi, targhe ed altre onorificenze. Qui non si può accedere in jeans e scarpe da ginnastica, ma ben vestiti, il che ha, in un certo senso, contribuito al semi-congelamento di noi signore, durante la visita alla Torre. Per fortuna abbiamo potuto rifocillarci con un’ottima cena, un buffet servito sotto archi normanni, in una piccola cella suggestiva, e ci siamo riscaldati con un po’ di vino, prima di rimettere i cappotti e seguire il Ravenmaster fino al Traitor’s Gate, per assistere, finalmente, alla tanto attesa Ceremony of the Keys.
Un evento che si ripete ogni sera, da oltre 700 anni. Alle 21:53, il Chief Yeoman Warder, vestito di un’uniforme rossa, in stile Tudor, incontra la scorta militare, con cui deve assicurare le porte principali della Torre. Un soldato prende la sua lanterna ed la Guardia, ben scortata, si reca a chiudere il cancello esterno. Al suo ritorno, lungo Water Lane, l’uomo viene fermato dalla sentinella, nei pressi della Bloody Tower, ed invitato ad identificarsi:

“Altolà! Chi viene?”
“Le Chiavi”
“Quali Chiavi?”
“Le Chiavi della Regina Elisabetta”.
“Passate pure Chiavi della Regina Elisabetta. Tutto a posto”.

Gli uomini con le Chiavi della Regina marciano su per il pendio, attraverso il varco oscuro della Bloody Tower, fino al corpo di guardia disposto sulla terrazza. In cima alle scale, il Chief Yeoman Warder solleva il suo cappello, esclamando: “Dio preservi la regina Elisabetta!”
Le Chiavi della Regina vengono prese in custodia, mentre risuonano le note di “The Last Post”, che, da tempi immemori, segnala che il posto di guardia finale è stato ispezionato, e la Torre è sicura per la notte.
wp-1481051748251.jpgE così, proprio come H.V Morton (che assistette alla Cerimonia delle Chiavi di Re Giorgio V) una volta uscita nello spiazzo vuoto, antistante la Torre, anch’io mi sono sentita di aver fatto parte di un sogno, effimero e senza tempo.

Se volete assistere solo alla Cerimonia delle Chiavi, i biglietti sono gratuiti, con un costo di transazione di una sterlina per le le prenotazioni online. I biglietti sono disponibili in numero limitato (massimo 4), e solo per prenotazioni individuali, dodici mesi in anticipo (ma sono già esauriti per i prossimi nove). Non c’è una lista d’attesa, bisogna arrivare puntualissimi e non si possono scattare fotografie durante la cerimonia.

 

A Londra, la biblioteca di John Dee

IMG_0929L’epoca Tudor rappresenta un periodo molto fervido, caratterizzato da speculazioni intellettuali, un rinnovato interesse per gli studi umanistico-scientifici, e l’espansione imperialistica del regno di Elisabetta I. Tuttavia, è anche un’epoca di contraddizioni, spionaggio ed intrighi.
Nessun intellettuale e studioso incarna il tardo Rinascimento inglese meglio di John Dee.
Un vero esperto universale, Dee è stato un distinto matematico, geografo, astronomo, promotore di una riforma del calendario, cortigiano, medico e precettore di Elisabetta I, ma anche spia, astrologo, alchimista, e sostenitore del potere mistico dei numeri.
Dee era un devoto cristiano, ma fu considerato un mago da molti contemporanei, e persino arrestato, accusato di tradimento ed imprigionato, nel 1555, per aver redatto l’oroscopo della regina Maria.
Dal momento che l’astrologia faceva parte della pratica medica, molti punti di vista del Dr Dee non erano affatto eccentrici per l’epoca.
Le doti straordinarie di questo studioso, hanno ispirato a Shakespeare il personaggio di Prospero, in grado di gestire i fenomeni naturali, nella commedia ‘La Tempesta’.
In tempi recenti, l’intrigante e misterioso Dr Dee appare nel film punk di Derek Jarman ‘Jubilee’ (1978), in una canzone degli Iron Maiden (‘The Alchemist’, 2010) ed è protagonista dell’omonima opera rock di Damon Albarn (2012).
Fellow del Trinity College di Cambridge, insegnante di greco, stimato per le sue conoscenze nel campo della matematica, della navigazione e dell’astronomia, Dee provava una forte fascinazione per l’occulto.
Per circa un ventennio, aveva perseguito delle conversazioni angeliche, con l’aiuto del miglior veggente dell’epoca: Edward Kelley. Intravedendo un mondo ulteriore in uno specchio di ossidiana o in una sfera di cristallo, Kelley aveva dettato istruzioni complicatissime per la costruzione di tabelle nella lingua angelica Enochiana.
John Dee possedeva una vastissima biblioteca privata, tra le più belle d’Europa, che constava di oltre tremila volumi, ed era molto più grande di quelle di Oxford o Cambridge.
I suoi interessi per la scienza, la magia e le conversazioni angeliche, si riflettevano nei volumi e nei manoscritti che la componevano.
Nel settembre del 1583, desideroso di accrescere le conoscenze di filosofia naturale e progredire nelle sue pratiche magiche, Dee era partito per l’Europa Centrale, portandosi dietro solo 800 libri, imballati in casse. A casa, a Mortlake, aveva lasciato tutto il resto: 2.292 libri a stampa e 199 manoscritti. Purtroppo, al suo ritorno in Inghilterra, sei anni dopo, Dee trovò la sua casa vandalizzata, e la sua preziosa biblioteca saccheggiata di numerosi libri di pregio. Inoltre, l’Inghilterra era culturalmente più inospitale di prima, e lo studioso sarebbe poi morto in povertà, nel 1609.
Cosa resta oggi della biblioteca perduta di John Dee?
La maggior parte dei manoscritti e circa un decimo dei libri stampati che la componevano, sono stati rintracciati.
Un centinaio di opere entrarono a far parte della biblioteca di Henry Pierrepont, primo Marchese di Dorchester e, tramite un lascito di famiglia, nel 1680 furono donate al Royal College of Physicians.
Oggi, questa collezione è presentata, per la prima volta nella storia, in una mostra temporanea gratuita.
Una selezione di opere mostra ai visitatori come Dee fosse affascinato dalla crittografia, dalla medicina, dagli oroscopi, e, ovviamente, dalle conversazioni angeliche.
Oltre ai libri, si possono ammirare degli oggetti in prestito dal Museo della Scienza e dal British Museum, tra cui il cristallo che John Dee avrebbe ricevuto dall’angelo Uriel, una sfera di cristallo per la ricerca l’occulto e il contatto con gli spiriti, il ‘disco magico’ per conversare con gli angeli e il celebre ‘specchio magico’ di ossidiana, utilizzato per evocare visioni.

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Sicuramente, l’aspetto più affascinante della mostra, e che ci restituisce qualcosa in più del personaggio, è la possibilità di osservare come John Dee annotasse i suoi libri, con grande entusiasmo (sembra dormisse solo quattro ore per notte, devolvendo il resto del suo tempo allo studio). Dee scriveva appunti ai margini dei volumi, utilizzando simboli, come piccole mani, dall’indice uncinato, per segnalibro, ed aggiungendo disegni, più o meno elaborati, per illustrare quei passaggi che lo avevano colpito.

A Londra, per un Natale alla Dickens

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Manca una settimana al Natale. Londra è rutilante di luci, mercatini, vetrine piene di addobbi e dolci, locali affollati per cene e feste con colleghi e amici, cori natalizi e alberi inghirlandati, persone affaccendate con lo shopping e impegni vari. In mezzo a tanto “rumore”, fa bene allontanarsi un poco dalla pazza folla e ripercorrere le pagine di un libro, regalandosi una parentesi di sapore vittoriano.

A Christmas Carol (Un Canto di Natale) è una novella di Charles Dickens, che vide la luce il 19 dicembre del 1843. In essa, lo scrittore infuse un messaggio umanitario di pace e di misericordia, contro l’avidità e le ingiustizie sociali. Ambientato alla vigilia di Natale, in una Londra fredda e piovosa, il racconto gioca sul contrasto di luce e tenebre, caldo e gelo, ponendo il tirchio Ebenezer Scrooge nel cuore economico e finanziario della City, con tutto il suo corollario di avarizia, cinismo e potere, e situando l’impiegato Bob Cratchit in un quartiere subito a nord, là dove tutta un’umanità, più o meno disagiata, vive e spera, rallegrandosi nello spirito del Natale. Attraverso la visita di alcuni fantasmi, tra cui quello del suo vecchio socio, ormai incatenato ai propri peccati, il vecchio Scrooge si redime e cambia strada, accettando l’invito del suo unico parente, aumentando lo stipendio al sottopagato Bob Cratchit e dandosi alla filantropia. Nessuno meglio di Dickens ha saputo immortalare Londra, e, soprattutto, le zone e gli ambienti in cui lo scrittore aveva vissuto e lavorato, dalla orribile fabbrica di lucido da scarpe agli studi legali, senza dimenticare l’attività di giornalista, che lo aveva guidato in vari angoli, più o meno bui, della città. È per questa consuetudine di Dickens con Londra, che è ancora oggi possibile leggere le pagine di A Christmas Carol e ritrovare luoghi e suggestioni familiari. Mettetevi il libro in tasca o sotto braccio, e recatevi nella City, magari di domenica, quando uffici e locali riposano e le vie sono sgombre dal frenetico brulicare di bancari, avvocati, impiegati e agenti di borsa. Potrete unire alla passeggiata letteraria un tour piacevole di luci e decorazioni natalizie, a cui aggiungere, durante la settimana, anche un po di shopping e un drink restorativo. Partendo dalla cattedrale di St Paul’s, lungo la direttrice di Cheapside, soffermatevi davanti al Royal Exchange.

IMG_0691È qui che l’ultimo degli spiriti natalizi trasporta Scrooge, per fargli ascoltare chiacchiere e commenti poco edificanti di banchieri e agenti di borsa riguardo alla sua morte. Proseguendo a destra, verso Cornhill, potreste immaginare quale fosse il vicolo dove Scrooge aveva la sua ditta di contabilità. Un pub sulla strada porta il nome, non a caso, di The Counting House. Fu costruito nel 1893 come Prescott Bank, e le fondamenta poggiano sui resti dell’antica basilica romana. “L’antico campanile di una chiesa, la cui burbera vecchia campana guardava costantemente giù verso Scrooge, affacciata a una finestra gotica nel muro” non può essere altro che quello di St Michael Cornhill. Poco più avanti attraversate Gracechurch Street e tuffatevi nelle luci calde del mercato coperto di Leadenhall, un gioiello di architettura vittoriana, progettato da Sir Horace Jones (1881). Il mercato esiste qui dal medioevo, ed è in questo luogo, oggi spendente e ornato, che Bob Cratchit forse si era recato a comprare l’oca da cucinare per il pranzo di Natale.

IMG_20151213_165023Basta attraversare Leadenhall Market per ritrovarsi in Lime Street. Sulla strada torreggia, in tutta la fredda magnificenza dell’acciaio inox, l’edificio di assicurazioni Lloyd’s, progettato da Richard Rogers (1986). Nulla resta della casa di Scrooge, al numero 45, “una sfilata di stanze, già un tempo proprietà del socio defunto, in un vecchio e bieco caseggiato che si nascondeva in fondo ad un vicolo così buio, che lo stesso Scrooge, pur conoscendolo pietra per pietra, vi brancolava”.

Dopo questa passeggiata, potete concludere in bellezza con una visita al Dickens Museum, allestito in una casa Georgiana di Holborn. Qui Charles Dickens visse dal 1837 al 1839 e traslocò in seguito all’aumento dei componenti della sua famiglia e ad una maggiore agiatezza derivatagli dai suoi proventi di scrittore. Oltre a poter ammirare mobili, suppellettili e memorabilia, per tutto dicembre, sarete accolti da addobbi natalizi in stile vittoriano, e potrete partecipare ad eventi speciali, come una visita a lume di candela, la lettura del celebre Canto di Natale e un’apertura straordinaria, il 24, con performances teatrali, cori tradizionali e un salto in cucina, per seguire le istruzioni su come cucinare il Christmas pudding.

Poiché di questo dolce natalizio abbiamo già parlato, vi lascio con la ricetta per cucinare l’Oca alla Salvia come quella di Mrs Cratchit:

public-domain-vintage-color-illustrations-of-food-meat-turkey-and-poultry~2~2Ingredienti:

  • Un’oca intera svuotata dalle interiora, di cui terrete, se volete, una parte;
  • Per il ripieno: rondelle di mela, la buccia di un limone, salvia;
  • Per il brodo: frattaglie d’oca (o un dado), una cipolla, un gambo di sedano, una carota, prezzemolo, sale e pepe.

Procedimento:

Cuocete l’oca in forno, in una teglia capiente, dopo averla farcita con il ripieno di mele, limone e salvia, ed averla unta di olio o burro. Il forno deve essere regolato a 220 gradi per la prima ora di cottura e abbassato a 180 per gli ultimi 30 minuti. Girate l’oca ogni mezz’ora e assicuratevi che sia ben cotta, prima di tirarla fuori dal forno. Il grasso di cottura può essere mescolato a farina e brodo per realizzare una salsa da accompagnare all’oca.

“Un’oca simile non s’era mai data. Disse Bob che, secondo lui, un’oca di quella fatta non era stata cucinata mai. La sua tenerezza, il profumo, la grassezza, il buon mercato furono oggetto dell’ammirazione universale. Col rinforzo del contorno di mele e delle patate, il pranzo era sufficiente: anzi, come diceva tutta contenta la signora Cratchit, guardando ad un ossicino nel piatto, non s’era potuto mangiar tutto!”

L’orso Paddington sbarca a Londra

IMG_20141114_153158Domani approderà nelle sale cinematografiche il film natalizio ‘Paddington’, scritto e diretto da Paul King, con protagonista il celebre orsetto, creato da Michael Bond, nel 1958.
All’orso peruviano, amante della marmellata e raffigurato con uno stazzonato montgomery blu ed una valigia marrone, è stata data rinnovata celebrità,

non solo sul grande schermo, ma anche in libreria, con la pubblicazione di una nuova edizione anastatica delle sue avventure,
e poi in giro per Londra, grazie a mostre ed
iniziative turistiche.
Celebrità, artisti e fashion designer sono stati invitati a reinterpretare il personaggio per dare vita ad uno speciale percorso Paddington’, con 50 statue del famoso orsetto disseminate in tutta Londra.
Una mappa, scaricabile online, aiuta i visitatori a trovare le statue, installate in vari luoghi chiave, tra l’aeroporto di Heathrow ed i grandi magazzini Selfridges. Fu qui che Michael Bond aveva comprato un orso di peluche per sua moglie come regalo di Natale e il giocattolo gli fu poi d’ispirazione per il libro. Le statue, resteranno esposte fino al 30 dicembre e, poi, saranno vendute all’asta con la speranza di raccogliere £ 1.000.000 per opere di beneficenza tra cui il NSPCC e il suo servizio ChildLine.
Paddington ha assunto molte forme fisiche nel corso degli anni.
Diversi illustratori e animatori hanno interpretato questo orso molto amato da generazioni di piccoli e grandi. Una mostra in programma alla House of Illustration, fino al 4 gennaio, presenta una selezione di opere d’arte che coprono i 50 anni di Paddington, dai disegni originali di Peggy Fortnum, Fred Banbery, David McKee e RW Alley, alle clip degli anni 1970 fino al materiale del nuovo film.
Anche il Museum of London dedica una mostra all’orsetto, con una piccola esposizione di oggetti che tracciano il suo viaggio dalla pagina allo schermo, inclusa la macchina da scrivere del suo autore.
E, per finire, qualcuno ha visto
nel film una calibrata propaganda anti-UKIP, il partito per l’Indipendenza del Regno Unito. La storia dell’orsetto Paddington, amato anche dai nostalgici sostenitori di Nigel Farage, ha un messaggio che può sorprenderli. Un orso clandestino, che dal lontano Perù si avventura a Londra, e sceglie di viverci, sembra fatta apposta per sfidare il messaggio anti-immigrazione del partito scissionista ed euroscettico.

A Londra nessuno è simile“, conclude Paddington nel film, “Il che significa che tutti finiscono per adattarsi.”

Panchine letterarie a Londra

Agatha Christie: Hercule Poirot and the Greenshore Folly

Agatha Christie: Hercule Poirot and the Greenshore Folly


Il National Literacy Trust, in collaborazione con Wild in Art, quest’estate riempie di opere speciali le strade della City e di altre zone di Londra. Una cinquantina di panchine a forma di libro aperto, decorate da illustratori professionisti e artisti locali, sono state disposte in vari punti cittadini. I classici della letteratura vanno da Jane Austen a Charles Dickens, da Shakespeare ad Orwell, fino ad includere opere più recenti, come i romanzi di Monica Ali o Nick Hornby. Sono stati elaborati quattro percorsi diversi, a Bloomsbury, Greenwich, nella City e lungo il Tamigi, così, girovagando tra giardini, viali e piazze, si potranno incontrare tanti eroi letterari come Sherlock Holmes, James Bond, Mary Poppins e Hercules Poirot.
‘Books About Town’ è un’occasione unica per esplorare le connessioni letterarie della capitale, per apprezzare le opere di alcuni dei migliori artisti del Paese e per celebrare la lettura come mezzo di intrattenimento.  Alla fine dell’estate, il 7 ottobre, tutte le panchine saranno messe all’asta in un evento esclusivo, al Southbank Centre, per raccogliere fondi a favore del National Literacy Trust, così da aumentare i livelli di alfabetizzazione nel Regno Unito.