La penna d’oca di John Stow

John Stow, storico ed antiquario, nacque nel 1525, nella parrocchia di St Michael, a Cornhill, nel cuore della City. Suo padre, Thomas Stow, era un fabbricatore di candele di sego. John, però, non seguì le orme paterne, ma decise di fare apprendistato altrove, divenendo freeman della Società di Livrea dei Sarti, nel 1547. Essendo appassionato di storia, Stow si dedicò principalmente alla scrittura ed allo studio, attività a lui piu congeniali, sebbene molto meno remunerative. La sua opera più famosa è Survey of London, pubblicata nel 1598 e ristampata nel 1603. Ancora oggi, costituisce un’ammirevole guida alla Londra Elisabettiana.
Dopo discussioni introduttive su fiumi, ponti, abitudini ed altri temi generali, Stow fornisce una descrizione dettagliata di ogni zona nella città,  strada per strada, e talvolta quasi casa per casa!
Ristampata fino ai nostri giorni, Survey of London è una risorsa importante per chi studia la Londra dei Tudor. Le descrizioni degli edifici, le notizie sulle condizioni sociali, ed i traffici doganali, sono molto dettagliate e precise. L’opera è di valore unico, non solo per le preziose informazioni, ma anche per i suoi aneddoti affascinanti.
Quando John Stow mori, nel 1605, la sua vedova commissionò un monumento speciale, in marmo ed alabastro, per ricordarlo ai posteri. Il monumento, nella chiesa di St Andrew Undershaft (raramente aperta al pubblico), raffigura Stow, intento al suo lavoro di storico e scrittore, con una penna d’oca in mano. La penna è vera, e viene cambiata regolarmente durante una breve cerimonia, organizzata dalla Società di Livrea dei Sarti, responsabile anche del restauro del monumento, nel 1905.
Dopo il servizio, officiato dal rettore ecclesiastico di St Helen Bishopsgate, il capomastro della Società provvede a sostituire la penna d’oca con una nuova, fornita dalla Società dei Cartolai.
Alla cerimonia, a cui prendono parte anche i membri del LAMAS (London and Middlesex Archaeological Society), si celebrano la vita e l’opera di Stow. Al termine dell’evento, ci si reca, per un breve tragitto, alla Merchant Taylors’ Hall, dove viene offerto un bicchiere di vino e si può assistere gratuitamente ad una conferenza di archeologia.
The John Stow’s Quill Pen Ceremony avviene ogni tre anni, intorno al 5 aprile, data della morte dell’antiquario londinese.

Glass Therapy: la fiera dei maestri vetrai a Londra

wp-1477559022482.jpgContinuano le mie visite ai palazzi delle gilde di mestiere della City di Londra. Questa volta, è toccato a Glaziers’ Hall, in occasione della seconda edizione della Glaziers’ Art Fair, una mostra sull’arte del vetro, a cui hanno partecipato oltre 50 espositori. La Worshipful Company of  Glaziers and Painters of Glass esiste dal 1328. La Hall originale di questa gilda fu distrutta dal Grande Incendio del 1666 e, dopo quasi due secoli di peregrinazioni, si trasferì nella sede attuale, un edificio regency, costruito nel 1808 sul lato meridionale del London Bridge. La gilda, che è l’unica ad avere una sede a sud del Tamigi, si occupa ancora della  conservazione delle vetrate d’arte e promuove le competenze necessarie per la produzione di vetro colorato o dipinto. Visitando la mostra per puro interesse e piacere personale, ho avuto occasione di conoscere valenti artisti, che mi hanno spiegato il loro lavoro, ed illustrato i loro progetti passati e futuri. In mostra c’erano maestri vetrai affermati, come Adam Aaronson, artefice, assieme a Mary Branson, della scultura in vetro “New Dawn“, che umilmente ci ha mostrato i segreti della sua arte. Le motivazioni per avvicinarsi a quest’arte affascinante, sono molteplici. C’è chi è vetraio da generazioni, e da padre in figlio cambia lo stile, ma non la bravura e la ricerca costante, o chi si è formato, invece, da autodidatta, come Louise Truslow, e realizza bellissimi manufatti riutilizzando e riciclando materiali di scarto. Nathalie Hildegarde Liege, designer e artista di vetrate architettoniche, esegue bellissimi lavori per chiese, ospedali ed edifici privati. Carolyn Barlow, mi ha raccontato di aver avuto una folgorazione durante il proprio percorso artistico, scoprendo, tramite un workshop di un paio di giorni, le potenzialità del colore e la luminosità e trasparenza del vetro. E’ stato l’inizio di una passione fortissima, con cui quest’artista racconta la natura della campagna scozzese, tra vetrate e pezzi di vetro fuso.
La fiera non si incentrava esclusivamente sul vetro, ma c’erano anche maestri ceramisti e artisti specializzati in altri media. Hitomi Sugimoto, dal Giappone, artista ed insegnante di ceramica, insieme ad altri ha ricevuto il supporto della Great Britain Sasakawa Foundation e nelle sue creazioni, delicate ed ironiche, vuol regalare momenti di felicità ed allegria.
Per finire, il pezzo forte, forse, di quest’edizione: il progetto Roots of Knowledge, di Holdman Studios. Si tratta di un’operazione artistica e culturale che ha preso lo spazio di ben dodici anni e che, nel 2018, andrà a collocarsi nella biblioteca della Utah Valley University. Il capolavoro consta di 80 pannelli, che raccontano, mediante 60.000 pezzi tra vetro fuso o dipinto, con inserti di corallo, legno fossile e monete, la storia dell’evoluzione spirituale e culturale del genere umano e del progresso della conoscenza, dalla preistoria ai nostri giorni. Una cappella sistina di vetro, si potrebbe dire, che ha visto la partecipazione di numerosi artisti e in cui, ogni pezzo di vetro, è stato lavorato individualmente, e, per questo, possiede una sua rilevanza estetica e simbolica.

La City di Londra celebra Shakespeare, a 400 anni dalla sua morte

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Quest’anno si celebrano i 400 anni dalla morte di William Shakespeare. In programma, una serie di mostre, spettacoli ed eventi in tutta la Gran Bretagna per ricordarlo.
Come per molti oggi, la City di Londra potrebbe essere considerata il posto di lavoro di Shakespeare, dal momento che il bardo vi trascorse gran parte della sua vita.
L’antico cuore di Londra, seppur molto diverso rispetto a come si presentava in epoca Elisabettiana, conserva ancora tracce interessanti.
Il contrasto tra vita rurale ed urbana, città e territorio, cultura cattolica e protestante, nonché la coesistenza, spesso problematica, con il diverso o l’altro da sé, si ritrova in molte opere scespiriane.
Nel XVI secolo, Londra era ancora contenuta nelle fortificazioni romano- medievali, anche se la popolazione stava aumentando rapidamente e diventando sempre più diversificata, grazie all’arrivo di immigranti e visitatori. C’erano infatti ugonotti francesi, mercanti italiani e del nord Europa, ebrei sefarditi, e molti schiavi neri liberati dalle galere spagnole.
Londra era una  metropoli colorata, sporca, intrigante e vivace.
L’area intorno a Southwark, vicino al Bankside, essendo fuori dalla giurisdizione della città, era piena di birrerie, bische e bordelli, e il pubblico veniva intrattenuto da artisti di strada o da spettacoli, allestiti in teatri come il Globe ed il Rose.
Oltre a questi, un sito molto importante all’epoca, era il Blackfriars Playhouse. È opinione diffusa che Il Racconto d’Inverno e Cimbelino fossero stati scritti da Shakespeare per essere messi in scena qui, anche se alla fine vennero rappresentati al Globe.
Quando abitava a Londra, Shakespeare forse alloggiò proprio nei pressi del Blackfriars Playhouse, ma non è assolutamente certo, anche se ci restano sule prove documentarie di un acquisto immobiliare avvenuto nel 1613. Invece sappiamo che, nel 1604, il celebre drammaturgo dimorava nella casa di Christopher Mountjoy – un ugonotto francese. Quest’abitazione non esiste più, perché fu distrutta nel grande incendio del 1666, che spazzò via gran parte della città.

La City ha dato il via alle celebrazioni per commemorare il suo illustre abitante, con Shakespeare Son et Lumière , uno spettacolo gratuito di luci e suoni, proiettato sulla facciata della Guildhall.
Inoltre, una targa commemorativa, è stata svelata nel giardino di St Olave Silver Street, nelle vicinanze del luogo dove si ritiene avesse alloggiato il Bardo.

Una delle immagini più significative di Londra ai tempi di Shakespeare è l’incisione di Claes Jansz Visscher, eseguita nel 1616. L’opera è in mostra alla Guildhall Art Gallery fino al 20 novembre. Accanto a questa celebre incisione, si può ammirare anche una versione moderna, realizzata dall’artista Robin Reynolds. La nuova veduta di Londra, include riferimenti a trentasette opere del Bardo, più tre grandi opere poetiche, ed i sonetti.

Al Museum of London, fino al 9 agosto, una piccola mostra gratuita, permette di esplorare la vita quotidiana ai tempi di Shakespeare, attraverso oggetti menzionati nei poemi e nelle opere teatrali. I manufatti esposti comprendono degli anelli d’oro, un orologio, una tazza per una bevanda calda, molto popolare all’epoca, un pettine di avorio.

Attraversato il Tamigi e raggiunta la riva sud del fiume, nel fine settimana del 23 e 24 aprile, si potranno esplorare 37 opere del Bardo in formato video, grazie ad un percorso interattivo di due miglia e mezzo, tra Westminster Bridge e London Bridge. The Complete Walk , un’iniziativa gratuita, include un’applicazione iOS e una mappa scaricabile in pdf dal sito del Globe Theatre, organizzatore dell’evento.

 

Il 75 ° anniversario del “Blitz”, a Londra

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La mattina del 30 dicembre 1940 la City di Londra era ridotta ad un cumulo di macerie fumanti. Winston Churchill aveva esortato vigili del fuoco, vigilanti ed ausiliari a salvare la Cattedrale a tutti i costi. Simbolo di resilienza e di speranza, St Paul’s apparve sulla prima pagina del Daily Mail, indomita, fluttuante su un inferno di fumo ed edifici in fiamme. La celebre fotografia, scattata da Herbert Mason, fu intitolata “War’s Greatest Picture”. Il “Blitz” del 29 dicembre 1940 fu il più pesante tra i bombardamenti subiti dalla città. L’incursione era stata programmata per coincidere con un momento di bassa marea sul Tamigi, in modo da rendere difficile l’approvvigionamento d’acqua. Tra le sei del pomeriggio e le prime luci dell’alba, oltre 24.000 bombe ad alto contenuto esplosivo unite a 100.000 bombe incendiarie, furono sganciate su un’area enorme, che andava da Islington alla Cattedrale di St Paul’s. Si sprigionarono oltre 1400 incendi, alcuni dei quali provocarono tre grandi conflagrazioni ed una vera e propria tempesta di fuoco, che distrusse un’area maggiore di quella del Grande Incendio del 1666. Non a caso, la notte del 29 dicembre 1940 viene ricordata come il Secondo Grande Incendio di Londra. Otto chiese progettate da Sir Christopher Wren furono completamente distrutte, solo le pareti della Guildhall rimasero intatte e vennero colpiti molti ospedali e stazioni. Morirono più di 160 civili e 14 vigili del fuoco. Tantissimi furono i feriti. image

Ieri, per ricordare il 75 ° anniversario del più grande “Blitz” a Londra, il Fire Service Preservation Group (FSPG) ha organizzato una serie di eventi commemorativi per le vie della City. Alcune vetture ed autopompe dei vigili del fuoco della seconda guerra mondiale sono state messe in mostra davanti alla Cattedrale di St Paul. Moltissimi appassionati di rievocazioni storiche hanno partecipato all’evento, sia in veste di ausiliari e vigili del fuoco dell’epoca, sia come semplici cittadini.

La gloriosa motobarca Massey Shaw, che il 29 dicembre 1940 aveva fornito l’acqua del Tamigi agli equipaggi di terra, aiutandoli nelle operazioni antincendio, è stata rimessa in funzione nei pressi del London Bridge. Infine, alle 18:05 la sirena della stazione di Dowgate è stata fatta suonare, come in quella sera terribile, ed il corteo di vetture storiche ha attraversato le vie della City fino al monumento ai pompieri, dove si è tenuta una breve cerimonia.

A Londra, per un Natale alla Dickens

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Manca una settimana al Natale. Londra è rutilante di luci, mercatini, vetrine piene di addobbi e dolci, locali affollati per cene e feste con colleghi e amici, cori natalizi e alberi inghirlandati, persone affaccendate con lo shopping e impegni vari. In mezzo a tanto “rumore”, fa bene allontanarsi un poco dalla pazza folla e ripercorrere le pagine di un libro, regalandosi una parentesi di sapore vittoriano.

A Christmas Carol (Un Canto di Natale) è una novella di Charles Dickens, che vide la luce il 19 dicembre del 1843. In essa, lo scrittore infuse un messaggio umanitario di pace e di misericordia, contro l’avidità e le ingiustizie sociali. Ambientato alla vigilia di Natale, in una Londra fredda e piovosa, il racconto gioca sul contrasto di luce e tenebre, caldo e gelo, ponendo il tirchio Ebenezer Scrooge nel cuore economico e finanziario della City, con tutto il suo corollario di avarizia, cinismo e potere, e situando l’impiegato Bob Cratchit in un quartiere subito a nord, là dove tutta un’umanità, più o meno disagiata, vive e spera, rallegrandosi nello spirito del Natale. Attraverso la visita di alcuni fantasmi, tra cui quello del suo vecchio socio, ormai incatenato ai propri peccati, il vecchio Scrooge si redime e cambia strada, accettando l’invito del suo unico parente, aumentando lo stipendio al sottopagato Bob Cratchit e dandosi alla filantropia. Nessuno meglio di Dickens ha saputo immortalare Londra, e, soprattutto, le zone e gli ambienti in cui lo scrittore aveva vissuto e lavorato, dalla orribile fabbrica di lucido da scarpe agli studi legali, senza dimenticare l’attività di giornalista, che lo aveva guidato in vari angoli, più o meno bui, della città. È per questa consuetudine di Dickens con Londra, che è ancora oggi possibile leggere le pagine di A Christmas Carol e ritrovare luoghi e suggestioni familiari. Mettetevi il libro in tasca o sotto braccio, e recatevi nella City, magari di domenica, quando uffici e locali riposano e le vie sono sgombre dal frenetico brulicare di bancari, avvocati, impiegati e agenti di borsa. Potrete unire alla passeggiata letteraria un tour piacevole di luci e decorazioni natalizie, a cui aggiungere, durante la settimana, anche un po di shopping e un drink restorativo. Partendo dalla cattedrale di St Paul’s, lungo la direttrice di Cheapside, soffermatevi davanti al Royal Exchange.

IMG_0691È qui che l’ultimo degli spiriti natalizi trasporta Scrooge, per fargli ascoltare chiacchiere e commenti poco edificanti di banchieri e agenti di borsa riguardo alla sua morte. Proseguendo a destra, verso Cornhill, potreste immaginare quale fosse il vicolo dove Scrooge aveva la sua ditta di contabilità. Un pub sulla strada porta il nome, non a caso, di The Counting House. Fu costruito nel 1893 come Prescott Bank, e le fondamenta poggiano sui resti dell’antica basilica romana. “L’antico campanile di una chiesa, la cui burbera vecchia campana guardava costantemente giù verso Scrooge, affacciata a una finestra gotica nel muro” non può essere altro che quello di St Michael Cornhill. Poco più avanti attraversate Gracechurch Street e tuffatevi nelle luci calde del mercato coperto di Leadenhall, un gioiello di architettura vittoriana, progettato da Sir Horace Jones (1881). Il mercato esiste qui dal medioevo, ed è in questo luogo, oggi spendente e ornato, che Bob Cratchit forse si era recato a comprare l’oca da cucinare per il pranzo di Natale.

IMG_20151213_165023Basta attraversare Leadenhall Market per ritrovarsi in Lime Street. Sulla strada torreggia, in tutta la fredda magnificenza dell’acciaio inox, l’edificio di assicurazioni Lloyd’s, progettato da Richard Rogers (1986). Nulla resta della casa di Scrooge, al numero 45, “una sfilata di stanze, già un tempo proprietà del socio defunto, in un vecchio e bieco caseggiato che si nascondeva in fondo ad un vicolo così buio, che lo stesso Scrooge, pur conoscendolo pietra per pietra, vi brancolava”.

Dopo questa passeggiata, potete concludere in bellezza con una visita al Dickens Museum, allestito in una casa Georgiana di Holborn. Qui Charles Dickens visse dal 1837 al 1839 e traslocò in seguito all’aumento dei componenti della sua famiglia e ad una maggiore agiatezza derivatagli dai suoi proventi di scrittore. Oltre a poter ammirare mobili, suppellettili e memorabilia, per tutto dicembre, sarete accolti da addobbi natalizi in stile vittoriano, e potrete partecipare ad eventi speciali, come una visita a lume di candela, la lettura del celebre Canto di Natale e un’apertura straordinaria, il 24, con performances teatrali, cori tradizionali e un salto in cucina, per seguire le istruzioni su come cucinare il Christmas pudding.

Poiché di questo dolce natalizio abbiamo già parlato, vi lascio con la ricetta per cucinare l’Oca alla Salvia come quella di Mrs Cratchit:

public-domain-vintage-color-illustrations-of-food-meat-turkey-and-poultry~2~2Ingredienti:

  • Un’oca intera svuotata dalle interiora, di cui terrete, se volete, una parte;
  • Per il ripieno: rondelle di mela, la buccia di un limone, salvia;
  • Per il brodo: frattaglie d’oca (o un dado), una cipolla, un gambo di sedano, una carota, prezzemolo, sale e pepe.

Procedimento:

Cuocete l’oca in forno, in una teglia capiente, dopo averla farcita con il ripieno di mele, limone e salvia, ed averla unta di olio o burro. Il forno deve essere regolato a 220 gradi per la prima ora di cottura e abbassato a 180 per gli ultimi 30 minuti. Girate l’oca ogni mezz’ora e assicuratevi che sia ben cotta, prima di tirarla fuori dal forno. Il grasso di cottura può essere mescolato a farina e brodo per realizzare una salsa da accompagnare all’oca.

“Un’oca simile non s’era mai data. Disse Bob che, secondo lui, un’oca di quella fatta non era stata cucinata mai. La sua tenerezza, il profumo, la grassezza, il buon mercato furono oggetto dell’ammirazione universale. Col rinforzo del contorno di mele e delle patate, il pranzo era sufficiente: anzi, come diceva tutta contenta la signora Cratchit, guardando ad un ossicino nel piatto, non s’era potuto mangiar tutto!”

Hot Cross Buns: i panini dolci del Venerdì Santo

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Gli Hot Cross Buns sono dei panini dolci e speziati, segnati da una croce, che vengono tradizionalmente consumati il Venerdì Santo. Le origini di questo dolce sono molto antiche. La marcatura a forma di croce dei pani risalirebbe al mondo classico, quando, sia in Grecia che nell’Impero Romano, le forme contrassegnate in questo modo, consentivano ai commensali di dividere facilmente le pagnotte in quattro pezzi. Tuttavia, l’hot cross bun pasquale è più probabilmente nato in epoca medievale, quando in Inghilterra, in giorni di particolare significato liturgico, tra cui il Venerdì Santo, panini o torte venivano distribuiti ai fedeli, soprattutto a quelli più bisognosi. Mentre gli hot cross buns si trovano al supermercato tutto l’anno, l’antica tradizione rivive a Pasqua, nel cuore della City. La mattina del Venerdì Santo, una piccola moltitudine si riunisce intorno ad una tomba orizzontale, nel sagrato della chiesa di San Bartholomew the Great, la più antica parrocchiale di Londra, risalente agli inizi del XII secolo e miracolosamente sopravvissuta fino ai nostri giorni. L’occasione per questo convegno, si deve all’antica usanza di distribuire hot cross buns e sei pence d’argento alle povere vedove della parrocchia. Nel 1887, l’editore legale Joshua Butterworth creò un’istituzione senza fini di lucro, The Butterworth Charity, per garantire il futuro di questa cerimonia stabilendo, per il Venerdì Santo di ogni anno, la distribuzione del denaro (circa 20 pence odierni) a ventuno vedove povere, e spendere il resto dei dividendi in panini dolci da dare ai bambini della parrocchia. Questa mattina, nuvolosa ma non fredda,  riuniti nel sagrato, abbiamo assistito ad una piccola processione, che includeva i prelati ed i coristi della chiesa. Dopo gli inni, le preghiere, il sermone, e la donazione di 20 pence all’unica vedova presente, si è giunti alla tanto attesa distribuzione degli hot cross buns. Tre ceste di panini, che erano stati tagliati in due ed imburrati su ambo i lati, sono state fatte circolare tra gli astanti e divorate con gusto sia dal clero che dai fedeli.IMG_20150403_173502

Sky Garden: un giardino pensile nel cielo di Londra

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20 Fenchurch Street è un grattacielo commerciale nel cuore della City, alto 160 m e soprannominato il Walkie-Talkie, per la sua forma particolare, che si gonfia verso l’alto, risparmiando sui costi del terreno edificabile.
L’edificio, era salito alla ribalta delle cronache un paio di anni fa, a causa dell’insolita rifrazione delle sue vetrate concave, talmente potente da sciogliere le automobili parcheggiate nelle vicinanze!
Progettato dall’architetto uruguayano Rafael Viñoly, il Walkie Talkie torreggia sullo Square Mile con tutta l’imponenza dei suoi 34 piani. A dicembre, con l’inaugurazione dello Sky Garden, si è arrivati a 38.  Definito il più alto parco pubblico del Regno Unito, lo spazio è, in realtà proprietà privata (appartiene infatti alle società Land Securities e Canary Wharf Group), ed è gestito da Rhubarb, una ditta di  eventi e ristorazione. Tuttavia, i comuni mortali, come me, hanno diritto all’accesso gratuito, mediante comoda prenotazione online (bisogna registrarsi in largo anticipo e presentarsi muniti di documento di identità, per ragioni di sicurezza).

Così, ieri mattina, con il mio e-ticket e il passaporto, ho attraversato il London Bridge e infilato Philpot Lane, per recarmi all’ingresso di 20 Fenchurch Street. Passati i controlli e grazie ad un ascensore velocissimo, decorato in fine marmo traslucido, sono arrivata in un baleno allo Sky Garden. Il primo impatto è stato emozionante. Sicuramente, l’aver beneficiato di una bella (seppur fredda) giornata di sole, ha reso la visita ancora più spettacolare. Mediante uno spazio vetrato di 3000 metri quadrati, lo Sky Garden offre ai visitatori un panorama di Londra praticamente ininterrotto, a 360 gradi: a sud lo Shard, a ovest la City e Westminster, a nord, altri famosi grattacieli, come il Cheesegrater e il Gherkin, e ad est Canary Wharf e la Torre di Londra. Il bel giardino sub-tropicale, con piante grasse, sterlizie, lavanda, rosmarino e piccoli alberi, è opera dello studio di architetti paesaggisti Gillespies. La realizzazione di un giardino pensile aperto al pubblico, è stata la condizione essenziale per l’approvazione del progetto, assieme alla richiesta di non ostruire o sottrarre la vista della Cattedrale di St Paul’s da un certo numero di luoghi di Londra.
Ho fatto tante foto (come era prevedibile) e girovagato tra la vegetazione. Ho anche ammirato i coraggiosissimi addetti alle pulizie, che lavavano i vetri ad altezze vertiginose, Per finire, mi sono ristorata allo Sky Pod, il bar sulla piazza pavimentata (lo Sky Garden include caffetteria, brasserie e ristorante, su tre livelli). L’esperienza è stata così piacevole, che, mentre sorseggiavo il mio tè e usufruivo del wifi gratuito, ho prenotato un’altra visita (stavolta di pomeriggio), all’indirizzo:
https://skygardentickets.com/