Londra celebra il suo passato romano

La prima volta che vidi “Il Gladiatore” di Ridley Scott fu nell’ambito dell’Estate Romana del 2000. Lo schermo era stato montato nella suggestiva cornice di via dei Fori Imperiali, pedonalizzati per l’occasione, con il Colosseo alle spalle. Quando il pubblico vide sullo schermo la ricostruzione dell’Anfiteatro Flavio, scattò in un applauso fragoroso, trasudante orgoglio.
Il film è uno di quei colossal del filone mitologico “Sword and Sandals”, di cui l’Italia fu prolifica negli anni d’oro di Cinecittà, quando gli attori americani venivano a girare le imprese di Maciste, Ercole, Spartaco ed altri eroi del mondo antico. Non erano pellicole storicamente accurate allora, e nemmeno al giorno d’oggi: nonostante la meticolosa ricostruzione di ambienti e costumi, molte scene peccano di ingenuità ed inesattezze. Ma, in fondo, quello che conta, sono la trama, l’azione e le gesta di un personaggio con cui il pubblico possa identificarsi o simpatizzare. Dopo quell’epica proiezione romana, non avevo più rivisto il film.
Tuttavia, si creano occasioni per cui, in un certo senso, il cerchio si chiude. Così, in una serata di ferragosto, graziata da temperature miti ed un cielo stellato, eccomi di nuovo sul luogo di un anfiteatro romano, questa volta la più modesta arena di Londinium (che, ai suoi tempi, era comunque una delle più grandi città della provincia più occidentale dell’Impero Romano), per la proiezione del colossal con Russell Crowe.
Atmosfera giocosa da evento all’aperto delle estati londinesi, con birra, pop corn, prelibatezze di street food italiano e greco (gnocchi e souvlaki), gladiatori, a suo tempo comparse del film (nelle scene di battaglia girate a Farnham),  in tenuta da traex britannico, disponibili sia a pose ironiche da selfie, sia a brevi schermaglie dimostrative. L’unica ad esultare, quando il Colosseo è apparso sullo schermo, sono stata io, ma l’applauso corale è scattato comunque alla fine del film, più che altro per la soddisfazione di aver passato alcune ore in un’atmosfera piacevole e protetta. La proiezione all’aperto, nel suggestivo cortile della Guildhall, un tempo sede dell’anfiteatro romano (rinvenuto solo nel 1988), si inserisce in un ampio programma di eventi (visite guidate, rappresentazioni teatrali, conferenze, degustazioni, giochi gladiatori, mostre…), che anticipano l’imminente apertura al pubblico del Mithraeum.
Il tempio romano dedicato al dio Mitra, fu scoperto fortuitamente in due riprese: la prima, nel 1954, durante il lavori di scavo in un sito bombardato; la seconda, nello stesso luogo, quando furono scavate le fondazioni per il nuovo quartier generale di Bloomberg.
Londinium, fondata dai romani nel 43 d.C., corrisponde oggi al cuore della City e, le sue rovine, seppur non evidenti allo sguardo, come  avviene per altre città antiche (Roma, Nimes, Treviri, Merida…), sono tuttavia ben preservate e, per la maggior parte, accessibili ai visitatori. Molti di questi resti (mosaici raffinati, ricche sepolture, impianti termali, mura del circuito cittadino) cominciarono a venire alla luce durante le demolizioni vittoriane, ma, per la maggior parte, furono scoperti solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la ricostruzione di aree distrutte dalle bombe. Questo periodo vide la nascita del Roman and Medieval Excavation Council, che, tra il 1946 e il 1968, sotto la guida del professor W F Grimes, eseguì scavi archeologici in ben 25 siti bombardati.

Il programma completo degli eventi, che si concluderanno il 29 ottobre, è pubblicato online sul sito di Visit London. Il London Mithraeum Bloomberg SPACE aprirà in autunno.

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Una ‘Pompei del Nord’ al centro di Londra

© Museum of London Archaeology

© Museum of London Archaeology

Le viscere di Londra nascondono segreti. Persino quando si scava in punti già indagati, le sorprese non mancano. E’ dal 43 d.C che London-Londinium fa da scenario al susseguirsi di generazioni ed eventi, stratificandosi e cambiando volto. Così, nel cuore del distretto finanziario, a pochi passi del Tamigi, mentre si scavava per fare spazio ai nuovissimi uffici della Bloomberg, le ruspe si sono imbattute nei resti del vestibolo del tempio di Mitra, già indagato dagli esperti del Museum of London, negli anni ’50. Il fango, proveniente dalle rive del fiume Walbrook (affluente del Tamigi, lungo il quale i romani decisero di fondare la città), ha permesso la conservazione di ben diecimila oggetti, tra cui mosaici, travature, steccati, monete, amuleti, ceramiche, cento frammenti di tavolette iscritte, numerose calzature e manufatti in cuoio, tutti risalenti agli anni 40 d.C. Lo scavo, si è rivelato, per puro caso, uno dei più importanti mai eseguiti a Londra, sia per la quantità di oggetti ritrovati, che per l’estensione del sito. L’indagine archeologica, condotta da una sessantina di esperti, nello spazio di tre acri, e a 12 metri di profondità dal piano stradale, ha restituito un formidabile spaccato di vita romana. Tra le miriadi di oggetti, emersi dal fango, si segnalano: un costoso amuleto d’ambra, a forma di elmo gladiatorio, una lettera d’amore incisa su una tavoletta scrittoria, una lucerna, la figurina in metallo di un toro, forse connessa al tempio mitraico, e una calzatura, modello carbatina,   perfettamente conservata. Dato l’enorme e insperato quantitativo di oggetti in materiale organico, come legno e cuoio, preservati per duemila anni dal denso fango del Walbrook, gli archeologi hanno definito il sito una “Pompei del Nord”. I resti del tempio di Mitra verranno ricostruiti sotto l’edificio Bloomberg e, assieme a vari reperti, andranno a far parte di una mostra permanente.