A Londra, la Stationers’ Hall apre al pubblico

Stationers'HallLe Livery Companies della City, chiamate cosi a causa della livrea indossata dai loro membri, possiedono tutte una loro sala per le riunioni e per lo svolgimento di differenti funzioni e cerimonie. Nate un tempo come gilde, cioè associazioni di arti e mestieri, per il monopolio del  commercio, in tempi moderni le Società di Livrea rivestono soprattutto funzioni benefiche. La maggior parte delle sale di livrea (Livery Halls) furono ricostruite dopo il Grande Incendio del 1666.
Alcune, distrutte o danneggiate dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale, furono riedificate o restaurate negli anni 50. Le sale di livrea dovevano riflettere sia il successo delle gilde sia l’identità municipale. La forma classica è spesso quella di una sala riunioni, di solito al primo piano, perché nel medioevo l’edificio incorporava un portico con un mercato aperto al piano terra.
E’ sempre interessante visitare queste sale, raramente aperte al pubblico, se non in occasioni speciali, come, ad esempio, Open House Weekend in settembre.
Adesso, però, la Stationers’ Hall, a pochi passi da St Paul’s, apre le sue porte ai visitatori, per una serie di date selezionate.
Nonostante le successive alterazioni e restauri, la gilda dei cartolai offre un bell’esempio di sala di livrea del tardo XVII secolo.. Per secoli, l’area intorno a St Paul’s fu il cuore della stampa e dell’editoria.
La gilda dei cartolai, chiamati Stationers per distinguersi dal fatto che erano stanziali, invece che itineranti, e che possedevano dei banchi nel sagrato della Cattedrale, fu fondata nel 1403, pre-datando l’avvento della stampa. Inizialmente, si trattava di miniatori, rilegatori, librai e fornitori di pergamena, inchiostro e carta.
Dal 1557, quando Mary Tudor concesse loro un Royal Charter, e per i successivi 300 anni, i membri della gilda ebbero il monopolio su tutte le pubblicazioni e, la frase ‘Entered at Stationers’ Hall’,  fino al 1695 (ed oltre), costituiva una garanzia di copyright, dato che la società aveva stabilito un registro, che consentiva agli editori di documentare il loro diritto a produrre una particolare opera stampata. Lo statuto degli Stationers conferiva loro molto potere, ed anche il diritto di sequestrare edizioni illecite e vietare la pubblicazione di libri non autorizzati.
Costruita nel 1674, la grande sala dei cartolai fu decorata da bei rivestimenti lignei, realizzati dal falegname Stephen College (in uno stile barocco alla Girling Gibbons), che costarono 300 sterline. Nel 1748 fu aggiunta una Court Room, in stile rococò. Poi, nel 1800, fu rimaneggiata la facciata, in stile neoclassico, su disegno dell’architetto Robert Mylne. Fu costruita in pietra di Portland con quattro finestre ad arco rotondo e degli eleganti cornicioni. L’ala est, di epoca vittoriana, ricorda invece l’architettura rinascimentale dei castelli francesi.
Nonostante i danni del Blitz, la Hall ha mantenuto il suo aspetto originale, ed il lato sud del quadrilatero è occupato dalla chiesa della gilda, St Martin-within-Ludgate, che, a sua volta, ingloba le mura di epoca romana.

L’accesso alla Stationers’ Hall avviene tramite visite guidate di 75 minuti, per un massimo di 30 partecipanti, in giorni ed orari prestabiliti.
I tour iniziano nella chiesa di St. Martin-within-Ludgate e comprendono il giardino, la sala di livrea e  l’archivio. Alla fine del tour si ritorna nella chiesa, dove verranno serviti tè, caffè e biscotti.
Il costo della visita è di £ 10.00 a persona (£ 5,00 per i minori di 25 anni) ed il ricavato delle vendite andrà alla Stationers’ Hall Charity.

Per prenotare il tour, bisogna scrivere a: events@stationers.org

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Ye Olde Deptford

IMG_3332Epifania di cielo sereno, spazzato dal vento e attraversato da pallidi raggi di sole; a terra pozzanghere e foglie marce, rimasugli di una nottata di pioggia. Non mi andava di tuffarmi nel caos del centro, così ho optato per una passeggiata in zona. Mi piace camminare da SE4 a SE8, percorrere stradine incanalate tra vecchie case, scoprire angoli che a bordo di un autobus sarebbero destinati a restare segreti.  A Tanners Hill vestiti e gioielli d’epoca occhieggiano dalla vetrina di un emporio, aperto occasionalmente. Più giù, un passato screpolato, fatto di vecchie case, rimesse ed un pub, sopravvive alle speculazioni edilizie. Un segno, ormai sbiadito, dipinto sul ponte della ferrovia, indica un rifugio anti-aereo. Sui crateri delle bombe sorsero orti di guerra e case popolari, muri solidi e balconi ricurvi. Alla fine della strada, resiste miracolosamente  una fila di piccoli cottages della metà del XVIII secolo. Le cassette basse ospitavano probabilmente carpentieri e altri lavoratori del vecchio cantiere navale, poi a partire dal 1830, i piani bassi delle case furono adibiti ad esercizio commerciale. Al numero 31 si trova una macelleria che sembra uscita da un racconto di Dickens. L’insegna recita: W H Wellbeloved, Butcher and Grazier, est 1829.
IMG_3333Oltre a vendere salumi, carni, pollame (e, su ordinazione, anche il coniglio, abbastanza disdegnato qui in città), Mr Wellbeloved prepara fantastiche pies ai gusti di mince and onion, steak and kidney oppure chicken and mushroom. Inoltre sono in vendita barattoli di salse (come la mint jelly o la cranberry sauce) e svariati tipi di sottaceti per accompagnare sapientemente bolliti ed arrosti. A Deptford Enrico VIII aveva istituito un cantiere navale rimasto in uso fino al 1869 e nel 1593, in una taverna da quelle parti, il drammaturgo inglese Christopher Marlowe trovò la morte, accoltellato in una rissa.
Deptford High Street è sempre animata e nelle botteghe si fanno buoni affari. Ogni mercoledì ospita un mercato popolare, in cui si trova un pò di tutto. La ruvidezza delle case e delle cose, nonche di certe facce, si mescola ad odori acri di pesce e spezie. Facce assorte guardano oltre i vetri appannati dei caffè, carpe abuliche nuotano nello spazio angusto della vetrina di un ristorante esotico, Gesù e Maria benedicono il via vai del marciapiedi, mentre avventori e negozianti si salutano e scambiano due chiacchiere, perche’ qui ci si conosce, davvero. IMG_3330Ancore appaiono disegnate per terra o esposte nei negozi, a ricordare quella vera, memento delle glorie marittime di Deptford e punto di aggregazione di allegri bevitori. Il comune di Lewisham l’ha rimossa otto mesi fa e non ha ancora deciso cosa farne, mentre gli abitanti del quartiere sono indignati e la rivogliono indietro.
Oltrepassato il ponte della ferrovia, una delle più belle chiese barocche di Londra mi appare isolata in tutto il suo splendore. St Paul’s fu progettata da Thomas Archer e realizzata tra il 1712 e il 1730. Il poeta britannico John Betjeman definì questa chiesa “a pearl at the heart of Deptford”. Archer fu una voce isolata nel panorama del barocco inglese. Seguace entusiasta delle suggestioni borrominiane, si fece promotore di uno stile avanzato, che qui a Deptford si mostra in un gioco elegante di finestre convesse, colonne tuscaniche, scalinate simmetriche e portici semicircolari, come nei migliori esempi del barocco romano.
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L’immaginario sistematico di Nicholas Hawksmoor, in una mostra a Londra

Christ Church, Spitalfields ©Hélène Binet

Christ Church, Spitalfields ©Hélène Binet

Nicholas Hawksmoor (c.1661-1736) ha da sempre sofferto il privilegio di essere stato allievo e collaboratore di Sir Christopher Wren. Per molti anni, la critica ha sottovalutato le straordinarie capacità e l’inventiva di uno dei più raffinati architetti del Barocco inglese. Come se l’ala protettiva del maestro Wren si fosse tramutata in una lunga e pesante ombra,  Hawksmoor è stato spesso accusato di mancare di purezza architettonica, proprio per quei tratti che, invece, ne dimostrano il genio: la versatilità dello stile, i sapienti giochi di luce, geometria e scala, l’approccio né pedissequamente classicista né eccessivamente barocco. A differenza di molti suoi agiati contemporanei, Hawksmoor non aveva mai viaggiato in Italia. Tutta la sua conoscenza di forme e stili, l’aveva appresa dai libri. Era un massone e non disdegnava di attingere ispirazione da quegli elementi di architettura religiosa che gli paressero suggestivi. Dall’antico Egitto alla Grecia, dalle moschee al tempio di Salomone, è così che i suoi edifici si popolano di simboli elaborati: obelischi, piramidi, rosette, elementi pagani. L’eccentrico architetto fu artefice della costruzione di sei nuove chiese a Londra, nate per servire le periferie in espansione della città. Ognuno di questi edifici è diverso, ognuno unico nel suo genere. Tutti sono caratterizzati da campanili, le cui guglie sono disegnate in un fantasioso stile classicheggiante, e  tradiscono nei volumi l’interazione dinamica tra esterno ed interno, di impronta borrominiana.  Le chiese di Hawksmoor  hanno temperamento ed elevazione, tramutandosi in esperienze cinetiche e articolate. A volte, gli edifici nascono all’incrocio di strette viuzze, scorci barocchi generati per essere visti ed apprezzati, grazie ai movimenti limitati di chi è in strada; meraviglie che richiedono al pedone di soffermarsi a guardare in alto, e stupirsi, cosa purtroppo sempre più rara di questi tempi. Il contrasto architettonico si dirama in tutte le direzioni e prepara alla transizione da esterno a interno, mentre le guglie punteggiano il panorama della città, assurgendo a pietre miliari e punti di riferimento.

Alle Terrace Rooms di Somerset House, fino al 1 settembre, una mostra gratuita si concentra proprio sulle chiese di Nicholas Hawksmoor. L’esposizione vuole supplire alla mancanza di documentazione visiva e fornire al contempo un’analisi dell’opera di questo valente architetto, in chiave urbanistica. La mostra è stata curata da Mohsen Mostafavi, decano della Harvard University Graduate School of Design, ed espone il lavoro della fotografa di architettura Hélène Binet. Le suggestive immagini in bianco e nero, unite a modelli in resina elaborati al computer, tentano di reintegrare le chiese di Hawksmoor al tessuto cittadino, investigandone l’ideazione all’interno di un progetto urbanistico più ampio.

 

Barocco inglese

st_John_Smith Square_©LondonSE4E’ iniziato ieri, con la magnifica esibizione di Jordi Savall e Le Concert des Nations, il Lufthansa Festival of Baroque Music. Dal 1984, ogni edizione permette agli amanti di musica antica di ascoltare composizioni barocche eseguite su strumenti d’epoca, nel cuore di Westminster. La sede principale dei concerti è la chiesa di St. John, in Smith Square, un gioiello dell’architettura barocca inglese, ambiente dall’acustica insuperabile. Mi piace arrivarci, se i cancelli sono aperti, passando per Dean’s Yard, una corte privata, facente parte dell’antico monastero di Westminster. Nascosto al traffico e alle migliaia di turisti che affollano la zona, il largo cortile incorpora alcuni edifici che, nelle versioni piu antiche, risalgono al medioevo. In fondo alla corte, l’arco a sud immette in Tufton Street, lungo la quale si può raggiungere agevolmente Smith Square.

La piazza, uno spazio contenuto e domestico, con grandi case settecentesche di mattoni rossi animate da bianche finestre a ghigliottina, sembra racchiudere a fatica la vasta chiesa quadrangolare di St John, un candido gigante fatto di scale, colonne, archi, cornici e quattro campanili di gusto borrominiano.
Le proporzioni esagerate dell’edficio, non erano piaciute a Dickens, che, nel suo ultimo romanzo (
Our Mutual Friend), lo descrisse simile ad “un mostro pietrificatospaventoso e gigantesco, steso sul dorso con le gambe in aria”. Tuttavia, la chiesa, oggi, non solo è considerata un capolavoro del barocco inglese, ma anche testamento della maestria e confidenza di Thomas Archer, unico tra i suoi contemporanei ad aver viaggiato in Italia e aver cercato di introdurre linguaggi continentali innovativi, desunti da Bernini e Borromini, nelle sobrie e lineari architetture britanniche. La passione di Archer per le superfici animate da muri concavi e convessi e frontoni spezzati, anche se inizialmente affascinò i ricchi committenti, nulla poté contro il gusto per le auliche semplicità Palladiane. Basta superare le porte della chiesa di St. John, per trovarsi in uno spazio d’avorio, quieto ed evocativo, illuminato da vetrate trasparenti e scandito da bianche colonne corinzie, su cui poggia una semplice volta a botte (ricostruita in stile, dopo che la chiesa venne pesantemente bombardata nell’ultima guerra mondiale). Candelabri fiamminghi, dai bulbi e bracci di ottone brunito, rischiarano la navata, mentre una tenda cremisi scende drammatica sul palco, scenario di virtuosismi, cambi di tempo, recitativi, che si credevano persi, e le dolci note della viola da gamba.

Gli Angeli di St. Martin in the Fields

St.Martins_ceiling_©LondonSE4

Rimanendo a Trafalgar Square, qualche sera fa, sono andata alla chiesa di St. Martin in the Fields, per assistere ad uno dei suoi famosi concerti di musica barocca, quello suggestivo, a lume di candela. St. Martin fu fondata nel medioevo dai benedettini e l’edificio attuale venne realizzato nel 1726, su progetto di James Gibbs. La chiesa, che esternamente è di gusto classicheggiante e si segnala per una singolare torre gugliata, all’interno mostra delle volte a botte finemente ricamate da bellissimi stucchi. Mentre l’orchestra e il coro bavaresi di Neubeuern eseguivano magistralmente l’oratorio di Bach BWV 245, il mio sguardo si posava, tra un recitativo e un’aria, sui merletti bianchi del soffitto, attardandosi tra le valve di una conchiglia, le volute di un cartiglio e le rotondità celestiali di angeli e nubi barocche. Queste decorazioni eleganti, furono eseguite esclusivamente da manovalanze italiane, nello specifico da Giuseppe Artari e Iacopo Bagutti. Qualche anno fa, prendendo parte ad una delle visite guidate, organizzate mensilmente dalla chiesa stessa, avevo avuto occasione di esplorare l’edificio in tutte le sue parti, comprese le varie zone “nascoste”, come la Royal Box (cioe’ la loggia finestrata riservata ai monarchi), la cripta e le gallerie.  In quell’occasione, la guida ci disse che i cherubini più belli sono quelli dietro l’organo, visibili solo a chi percorre la galleria in direzione della facciata. I putti di St Martin, in generale, appaiono gli uni diversi dagli altri e, al confronto di tanti loro simili, che, pingui e riccioluti, si arrampicano a frotte su altari e volte di chiese continentali e mediterranee, hanno qui, con le loro piccole teste alate, ruolo di spettatori discreti, confinati nel disegno simmetrico delle volte.