La tradizione dell’albero di Natale in Gran Bretagna

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Illustrated London News 1848

Tradizionalmente si dice che fu il Principe Alberto, consorte della Regina Vittoria, ad introdurre alcune tradizioni tedesche in Gran Bretagna, tra cui, l’albero di Natale, nel 1840.
Una famosa immagine, apparsa nell’Illustrated London News, nel 1848, mostra la famiglia reale intenta celebrare riunita intorno ad un albero addobbato di luci e decorazioni.
Sembra che il principe consorte avesse inviato decorazioni anche alle scuole di Windsor e alle caserme dell’esercito locale, perché potessero allerstire degli alberi natalizi.
Ben presto, ‘the Christmas Tree’ entrò a far parte delle tradizioni natalizie del Regno Unito ed ogni casa aveva il suo albero ornato di candele, dolci, frutta ed altre decorazioni. In realtà, quello vittoriano non fu il primo albero ad essere stato decorato dalla famiglia reale. Infatti, la nonna della Regina Vittoria, Charlotte, moglie di re Giorgio III, era tedesca e nel Ducato di Meclemburgo-Strelitz, da cui ella proveniva, era usanza addobbare un grande ramo di tasso.
Ovviamente, la maggior parte delle persone in Gran Bretagna ignorava questa usanza e, gli stessi nobili a corte, ne erano rimasti scandalizzati. Nell’era georgiana ci si limitava ad introdurre nelle case un ramoscello di agrifoglio o vischio.
Ad ogni modo, il primo albero di Natale inglese fu allestito a Queen’s Lodge, Windsor, nel dicembre 1800. Quell’anno la regina Charlotte organizzò una grande festa di Natale per i figli di tutte le principali famiglie di Windsor. La regina mise non un ramo, ma un intero albero di tasso in una delle sale più grandi e, assieme alle sue dame di compagnia, lo decorò con nastri, palline, frutta, dolci, regali e candeline di cera.
Il dottor John Watkins, uno dei biografi della regina, prese parte alla festa e lasciò una descrizione di questo albero inusuale ‘dai rami del quale pendevano grappoli di dolci, mandorle e uvetta, frutta e giocattoli, la maggior parte disposti con gusto; il tutto illuminato da piccole candele di cera’.
Tutta la Corte si riunì attorno all’albero per intonare canti natalizi. La festa culminò con una distribuzione di doni, che comprendeva giocattoli e dolci, ma anche oggetti di lusso, come abiti, gioielli, piatti. Alla scomparsa della regina, nel 1818, la tradizione dell’albero di Natale aveva preso piede tra le classi nobili e dell’alta società. Il principe Alberto aiutò l’usanza a diffondersi e radicarsi nel resto della popolazione, ma nel 1840 l’albero natalizio non era certo più una novità a corte.

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Royal Baby in arrivo: una mostra al Museo di Londra

royalbabyMentre, alle cinque di un afoso e assolato pomeriggio, la notizia del Royal Baby, finalmente in arrivo, campeggiava sulla prima pagina dell’ultima edizione dell’Evening Standard (la cosiddetta West End Final), un’esposizione gratuita al Museo di Londra, simbolicamente rimanda all’evento tanto atteso.

A Royal Arrival, rassegna allestita da Timothy Long, curatore di Moda e Arti Decorative del Museo, mette in mostra una singolare collezione di memorabilia reali, alcune delle quali mai esposte al pubblico fino ad oggi. Non molti forse sanno che, prima dell’apertura del Museum of London nella sua attuale sede brutalista, vicino al Barbican Centre (1976), la collezione in esso ospitata faceva capo a due istituzioni diverse: il Guildhall Museum, fondato nel 1826, nel cuore della City, e il London Museum, che aprì i battenti in quel di Kensington Palace, nel 1912. Fu proprio qui, che confluirono non solo reperti archeologici e manufatti provenienti da Londra, ma anche oggetti e materiali connessi alla Famiglia Reale. In perfetto stato di conservazione, sono dunque giunti fino a noi le cuffiette e i calzini di cotone, le scarpine di seta ricamata,  le vestine di lino e gli abitini di pizzo mirabilmente lavorato dei vari royal babies, da Carlo I a Giorgio III  fino ai nove principi e principesse messi al mondo dalla Regina Vittoria.
La maggior parte di questi oggetti preziosi segna momenti importanti nella storia della monarchia britannica, ed è ammirando questi manufatti che, non solo si è in grado di far rivivere una storia familiare, ma anche di collegare il nuovo membro della famiglia reale ad oltre 400 anni di storia. Oltre alla mostra, visitabile fino ad ottobre, il Museo di Londra ha creato una Royal Timetrip App (scaricabile dall’Apple Store) per meglio immergersi negli eventi reali ed iconici del passato di Londra.

The Brunel Museum

Thames TunnelOgni anno, Open Garden Squares Weekend è un evento da non mancare:
un fine settimana londinese in cui orti, giardini storici e condominiali, nonché verdeggianti piazze private, aprono le porte a visitatori da tutto il mondo.
I giardini possono essere racchiusi da antiche mura, prosperare sulle chiatte ormeggiate sul Tamigi o sospesi su edifici moderni. C’è un biglietto che permette la visita a tutti i giardini privati per l’intero weekend. Altri giardini, facenti parte dell’iniziativa, sono comunque gratuiti.
Approfittando del bel pomeriggio assolato, ieri ci siamo diretti a sud del fiume, in quel di Rotherhithe, per visitare il Brunel Museum e il suo bel giardino pensile, realizzato proprio in cima al pozzo verticale progettato da Marc e Isambard Brunel. Il giardino ha una meridiana nel centro ed è composto da piante officinali, spontanee e commestibili. Alcuni di questi fiori e foglie sono andati a decorare magnifiche bevande alcoliche e non, serviteci da Midnight Apothecary, uno dei migliori pop-up cocktail bar della città. Il Brunel Museum è alloggiato nella Engine House di Rotherhithe (1842), che un tempo ospitava le macchine a vapore utilizzate per mantenere il tunnel del Tamigi asciutto. Una mostra permanente racconta la drammatica e avvincente storia della costruzione del tunnel sotto il fiume, un’idea avveniristica, che vide la luce grazie alla genialità di Sir Marc Brunel e di suo figlio, Isambard Kingdom Brunel. Tra i vari oggetti esposti, si possono trovare souvenir vittoriani (piatti, bicchieri, tabacchiere e medaglie commemorative), busti, modelli, teatrini illusionistici, e anche un suggestivo acquerello, realizzato da Marc Brunel. I lavori per il tunnel, iniziati nel novembre 1825, erano stati interrotti a causa di grandi alluvioni, mancanza di fondi e un attacco di cuore, che aveva colpito Brunel, al colmo delle preoccupazioni. Le opere restarono inconcluse per quasi sette anni, ma finalmente, nel 1835, il progetto del tunnel fu ripreso e Marc dipinse questo acquerello insolito. Nel tunnel, la figura disegnata di spalle, con cappello e bastone da passeggio, è Marc stesso. In cima, a pelo dell’acqua, si vede solo una piccola barca a remi, con a bordo suo figlio Isambard. Quando il Tunnel venne inaugurato, nel 1843, il pozzo di Rotherhithe fu trasformato nella Grand Entrance Hall. Milioni di visitatori, tra cui la regina Vittoria e il principe Alberto, scesero da qui, per mezzo di grandi scalinate, fino al tunnel sotto il fiume, che all’epoca era dotato di negozi e illuminazione e ospitava eventi di ogni tipo, come fiere, balli e concerti. La Grand Entrance Hall venne chiusa al pubblico oltre 140 anni fa, quando il tunnel fu utilizzato per la linea della metropolitana. Oggi, può essere nuovamente visitata grazie ai tour organizzati dal Brunel Museum. Il tunnel tra Wapping e Rotherhithe è una delle grandi opere ingegneristiche dell’epoca vittoriana e viene illuminato in occasioni speciali (come, ad esempio, questo weekend) permettendo a visitatori e passeggeri di ammirarne la struttura. Lo si può vedere meglio dalla banchina della stazione di Wapping.

John Snow, storico e moderno dell’Epidemiologia

John Snow ©LondonSE4John Snow (del quale, il 15 marzo, si celebra il bicentenario della nascita) fu un medico inglese all’avanguardia, tra i primi a studiare e calcolare i dosaggi per l’uso di anestetici chirurgici (fu lui a somministrare personalmente del cloroformio alla Regina Vittoria, in occasione dei suoi ultimi due parti). Inoltre, per essere riuscito ad individuare l’origine di un’epidemia di colera a Soho, nel 1854, è anche considerato uno dei padri della moderna epidemiologia. Snow fu sempre scettico nei riguardi dell’allora dominante teoria del miasma, secondo la quale, malattie come il colera o la peste bubbonica, erano causate da inquinamento o “aria nociva”. Il medico inglese, stilando una mappa dettagliata dei casi di colera intorno alla pompa dell’acqua pubblica di Broad Street (oggi Broadwick Street), aveva potuto dimostrare che la Southwark and Vauxhall Waterworks Company stava distribuendo a Soho acqua infetta, prelevata da sezioni del Tamigi inquinate da acque reflue. Nel 1855, in seguito alla sua indagine, Snow scrisse un saggio sul colera, includendovi le statistiche utilizzate per illustrare il collegamento tra la qualità dell’acqua e i casi di colera.
Da oggi, fino al 17 aprile, la London School of Hygiene & Tropical Medicine, ospita una mostra gratuita, per celebrare il lavoro di Snow nel campo delle malattie e della salute pubblica.  Documenti storici provenienti da diverse istituzioni (tra cui LSHTM, Wellcome Library, Museum of London e i Metropolitan Archives), vengono esposti per la prima volta, a fianco di opere d’arte contemporanea, commissionate ad hoc, in un interessante percorso, volto a far luce su come la morte e la malattia siano state registrate nei secoli, e come, l’applicazione della cartografia, abbia sostenuto la necessità di comprendere le epidemie in maniera scientifica. La mostra è accompagnata da un fitto programma di conferenze, eventi e proiezioni.

Inoltre, a Soho, dal 13 al 16 marzo, sarà possibile visitare il Museum of Water. I visitatori sono invitati a donare recipienti di acqua per ampliare la collezione e potranno bere un bicchiere d’acqua, proveniente dalla fonte di Broad Street(!), nel Water Bar estemporaneo. Conferenze e dibattiti giornalieri sul tema dell’acqua si avvicenderanno intorno alla vicina Memorial Pump.

Per saperne di più:

http://www.johnsnowsociety.org/

http://www.quadernodiepidemiologia.it/epi/storia/colera.htm

Un amore di gioventù

25050156Penrhyn Castle, vicino alle montagne di Snowdonia, in Galles, è una grande magione in stile neo-normanno, costruita nel XIX secolo, e oggi mantenuta dal National Trust. Circondata da un magnifico parco, offre ai visitatori una carrellata di suppellettili e opere d’arte d’interesse, tra cui dipinti, mobilio in finto stile normanno, intagli e modanature ed un letto, che fu fatto costruire per ospitare la regina Vittoria. Grazie a Resi Tomat, education manager del castello, che se la cava bene in italiano, è stata finalmente decodificata una scritta incisa sui vetri di una finestra di una delle numerose camere da letto.
Essere Amata Amando, è un verso del brano di Violetta nella Traviata di Giuseppe Verdi. Fu graffito sul vetro della sua camera, nel 1880, da Miss Alice Douglas-Pennant, allora quindicenne. La bella ereditiera, figlia di un lord conservatore e ricchissimo industriale, si era – ahimé – perdutamente innamorata del giardiniere. Il padre, venutolo a sapere, costrinse la figlia ad interrompere la scandalosa relazione e la rinchiuse nella nursery, per tenerla lontana dal suo amore. Miss Alice crebbe, catalogò l’immensa collezione di dipinti di famiglia e divenne lei stessa un’artista di notevole talento. Tuttavia, non si sposò mai e morì nel 1939 a 76 anni. Sembra che, la nursery del castello, e la scala usata un tempo dalla servitù, siano possedute da fantasmi. Numerosi visitatori hanno, infatti, lamentato una sensazione di freddo e infelicità nella stanza di Lady Alice.