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Wandermüde

tacita dean 07

Nulla poteva rendere più interessante questo pomeriggio autunnale, se non l’inoltrarsi nell’infinito labirinto dei vicoli di Soho, sotto una pioggerellina insistente, per andare a vedere i nuovi lavori di Tacita Dean alla Frith Street Gallery. Ogni volta, recarsi all’appuntamento con un nuovo capitolo delle storie raccontate dalla Dean, si tramuta per me in una parentesi magica. L’artista è conosciuta soprattutto per i suoi film in 16mm, ma si esprime attraverso svariati media, come fotografia, disegno, pittura e installazioni sonore. Le pellicole girate da Tacita Dean raccontano di memorie, oggetti perduti, spazi dimenticati, voli di uccelli, naufragi, tracce lasciate dal tempo su cortecce di alberi antichi e visi rugosi di poeti. Il tempo della narrazione è reale, lento e sorprendente assieme, sempre pieno di poesia. Lontano dal contingente, ci si perde con piacere e attesa nei dettagli di una foto, nell’oscurità scandita dal proiettore, testimone e sottofondo narrativo alle emozioni.
 
Michael Hamburger (2007), location photographs © Courtesy of Frith Street Gallery, London and Marian Goodman Gallery, New York/Paris
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La Rana di Liu Hai

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Liu Hai era un ministro del governo imperiale cinese, vissuto nel decimo secolo d.C. Appassionato di alchimia taoista, fu esiliato dalla corte e passò gli ultimi anni della sua vita in solitudine.
L’immaginario popolare ha finito per trasformare Liu Hai in una sorta di mago, sempre con un ranocchio sulla spalla. L’anfibio, pescato dallo stagno e assoggettato ai suoi voleri, grazie ad esche fatte di monete d’oro, ha solo 3 zampe ed è capace di portarlo ovunque.
Dalla leggenda di Liu Hai deriva l’usanza di mettere, negli esercizi commerciali dei paesi del Sud-Est Asiatico, all’ingresso o sulla cassa, l’effige di una rana, decorata con monete o recante una moneta in bocca.
L’animale è notoriamente simbolo di prosperità, fertilità, trasformazione e rinascita.
Sarà una coincidenza, ma da quando ho attaccato una stampina giapponese raffigurante un rospo perplesso, sul muro di fronte alla porta di casa, ci sono state varie novità:
– Mi sono entrati due lavori nuovi [prosperità];
– Due dei nove frutti del peperoncino, che ho piantato in ritardo, da verdi sono finalmente divenuti rossi [fertilità];
– Ho adottato una pianta ornamentale gigante, una Schefflera actinophylla, soprannominata “Giungla”, che i miei amici P&A non potevano più tenere, perché hanno preso due gattini e – non lo sapevo – certi “vegetali” da appartamento sono velenosissimi per i felini [trasformazione]. 

Non male,ora aspettiamo la rinascita…

Nel vecchio stagno
una rana si tuffa.
Il rumore dell’acqua.

Matsuo Basho

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Thursday, Friday, Happy Days…

bloomsbury lanes

Fa bene, ogni tanto, unirsi ai colleghi angli per un ricreativo momento dopo-lavoro (che non sia il solito sbevazzamento al pub). Perché, per scoprire certe rarità, bisogna seguire i londoners d.o.c., quelli che hanno vissuto da sempre a nord e a sud del fiume. Così mi è capitato di trovare, a pochi passi da Russell Square, un luogo dall’atmosfera unica, una sala da bowling come solo si sono viste nei vecchi films alla American Graffiti. Il Bloomsbury Lanes è una magnifica sala arredata con elementi autentici degli anni ‘50, tra cui un bar dal design originale, una fila di tavoli in perfetto stile Happy Days, con i sedili imbottiti e i piani di formica, e, in aggiunta a tutto questo, la possibilità di calpestare fantastici tappeti vintage, dai motivi psichedelici. Nel locale si può non solo giocare a bowling, ma anche ascoltare musica dal vivo (tra cui gruppi rockabilly, ska, garage), organizzare dei parties, cenare scegliendo da un menu di "eclectic American cuisine", nonché… sfidarsi a mitiche partite di calcio balilla (con palline illimitate e gratuite)! I prezzi del bowling sono molto accessibili se si sceglie di giocare in orari off-peak (in genere prima delle 16) e la quota include il noleggio delle scarpette. Per andare sul sicuro, si può prenotare la pista in anticipo, ma ogni sera due lanes sono lasciate libere, per permettere a tutti di cimentarsi in uno strike. Bloomsbury Lanes c/o Tavistock Hotel Bedford Way London WC1H 9EU
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In poche parole…

malta

… Sono appena tornata dal centro del Mar Nostrum, da ciò che per secoli ha rappresentato un crocevia di influssi e culture, sapori e colori, assedi e conquiste: Malta. Un’isola che ho scoperto essere un pò come me, ora: a metà strada. Un ibrido tra la modernità nord-europea e la tradizione mediterranea. Un mondo dove convivono tranquillamente barchette di pescatori e cabine telefoniche rosse, edicole barocche popolate da madonnine, angeli e santi e nicchie con la regina Vittoria, il tè delle cinque e l’aperitivo delle sette, Caravaggio e Turner, gli autobus gialli, sgangherati, con le foto e il rosario, e gli albergoni avveniristici, pieni di angli in vacanza, le pubblicità in maltese e le scuole di inglese, la GS e i Jaffa Cakes, Rai Uno e la BBC. Di Malta mi è piaciuto quel senso un pò ruvido, di abbandono, fatto di muri scalcinati, panni stesi alle finestre,insegne lise dal tempo, carrozzelle trainate da ronzini stanchi, gabbie di canarini sui balconi, gatti sornioni davanti alle taverne, fontanelle sparute, persiane socchiuse, opulenze nascoste e dolcezze antiche dai nomi esotici: imqaret, qubbajt, qaghaq tal-ghasel, kannoli. Qui in terra angla si respira ormai l’odore ancestrale dell’autunno, terra umida e uva appassita. Disorientata, come alla fine di una passione, come allo svaporare di un sogno, calpesto tappeti di foglie secche, mentre già nel cielo basso, ai raggi di sole smunti si sostituiscono nuvole gonfie di pioggia… ma va bene così…
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Teste di…

yorkshire stone head

Per alcuni giorni,tranquilli e pittoreschi villaggi disseminati in varie zone dello Yorkshire si sono, come dire, ridestati, a causa del misterioso materializzarsi di teste in pietra. Le sculture, accompagnate da enigmi, hanno fattezze diverse, altezze simili e tutte riportano incisa la parola "paradox".
Le amene località in cui sono apparse, distano anche 50 miglia l’una dall’altra.
Tra i vari abitanti, più o meno sorpresi dall’evento, due coniugi, Mike and Valerie Hoyes, che gestiscono un ufficetto postale a Braithwell, si sono improvvisati detectives.
Avendo trovato ben tre teste davanti al loro esercizio, la mattina del 23 agosto, i due hanno controllato le registrazioni effettuate dalla telecamera a circuito chiuso e scoperto che un uomo aveva abbandonato le sculture verso le 4 del mattino, dopo averle trasportate in una macchina di piccola cilindrata.
Meno in ansia è apparso Mr Griffiths, artista residente ad Arthington, che ha dichiarato alla stampa:"I think it’s a publicity stunt – I can’t see anything else…"
Il tempo gli ha dato, in un certo senso, ragione. 
Nel pomeriggio di oggi, infatti, il mistero delle teste di pietra è stato finalmente svelato.
Esse sono opera di uno scultore del West Yorkshire, tale Billy Johnstone, che ha semplicemente deciso di lasciarle in dono a chiunque le avesse ritrovate.
Le teste valgono tra le 200 e le 500 sterline circa, e ne sono state abbandonate ben 57, qua e là nel nord d’Inghilterra.
Johnstone ha specificato di non essere interessato a sapere che fine faranno le sue sculture né a rivolerle indietro. 
In risposta alle insinuazioni del Mr Griffith di turno, lo scultore ha inoltre aggiunto che l’intera operazione è parte di un progetto artistico in corso e non di una mossa pubblicitaria. 

"Twinkle twinkle like a star does love blaze less from afar?"

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dissonanze cognitive

anomalies

 
Mi muovo nella città con anima anestetizzata. L’inverno è piombato sull’estate come un falco e piccole modifiche alterano l’orizzonte di ciò che mi era familiare: nuove ed aliene barriere gialle delimitano il marciapiede dei taxi, così la fila sarà ancora più ordinata, hanno aperto una nuova patisserie, nuovi palazzi spuntano qua e là come funghi, al posto del negozio di finti mobili italiani andato fallito, è nato l’ennesimo Tesco Express e nelle stazioni hanno chiuso i chioschetti del caffè equo e solidale, perché la ditta ha perso l’appalto con le ferrovie (peccato, il loro beverone era equo anche per le mie tasche). Insomma, sono stata via solo due settimane, ma il mio ritmo lento sembra non accordarsi bene con la sporulazione del tessuto urbano. Ieri la bimba coreana era di passaggio per riprendere alcuni effetti personali e ci siamo viste in centro. Forse non metterà mai più piede in questa metropoli, così estranea e frenetica, che la faceva sentire triste e confusa. Là in Corea le hanno offerto un gran bel lavoro: curatrice di mostre in una galleria di design. Non posso darle torto.Dopo un caffè iniquo, siamo andate a The Piazza, a Covent Garden, per visitare "Anomalies", una mostra di nuovi talenti partoriti dal nostro ex college. Mi son piaciute la lampada femminista che cola cioccolato caldo, le mensole astruse da inserire nei muri come anomale punteggiature architettoniche, il pannello di luci rosse da appoggiare alla parete e, più di tutto, le tende con le silhouettes incorporate, un espediente di facciata, perché a chi guarda dalla strada sembri sempre che a casa nostra ci sia una festa.
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Mamma Roma, Addio!

incendio via del mare

Foto: ©"Incendio sulla Via del Mare" 24/09/2007
 
…Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del "volemose bene e annamo avanti", da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta", quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle… Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre gia’ chiuse, dove ci voleva una raccomandazione… Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti… Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini… Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre con il sole, estate e inverno, quella Roma che è meglio di Milano… Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai… quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del "core de Roma"… Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei "che c’hai una sigaretta?", "imprestami cento lire", quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini. Me ne andavo da quella Roma di merda! Mamma Roma! Addio.
 
©Remo Remotti
  
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Living above Pain


living above pain
Bombardati di notizie, spesso riesce difficile districarsi nella selva delle informazioni. Ma oggi, quattro settembre, queste sono le news e gli eventi che mi hanno colpito.

1. Hanno ritirato dal mercato quelle palline di biscotto di malto ricoperto di miele e cioccolato al latte che vagano nei negozi angli con il nome di Maltesers. Di solito, una pallina croccantina tira l’altra, finché il pacchetto si svuota e la coscienza rimorde. Qualcuno però ha finito per mordere dei trucioli di gomma…

2. Da ieri sera la tube è in sciopero e lo sarà fino a giovedì. E certo, anche se io uso il treno ed è stato mantenuto il servizio per due linee, in città c’è più caos, più traffico, più gente alla fermata del bus, più facce imbronciate, più assenti (in)giustificati, ma non la catastrofe che i giornali italioti vi vogliono far credere. Il disservizio non piace a nessuno, ma non ho visto fare sceneggiate.

3. La Wellcome Collection ha attualmente in programma una mostra sul cuore, di solito considerato punto fisico e metaforico di inizio e fine della vita. Tra gli oggetti esposti, la ventitreenne Jennifer Sutton ha potuto ammirare il suo vecchio cuore malandato, asportatole per una cardiomiopatia restrittiva all’inizio di quest’anno. "An emotional and surreal experience", ha commentato.

4. Per commemorare i 200 anni dall’abolizione della schiavitù, una replica della nave Amistad, dopo aver ripercorso le rotte del commercio di schiavi, sta per raggiungere Londra. Attraverso il fiume Avon e il canale di Bristol, Amistad attraccherà nell’area dei docklands, a Canary Wharf. La nave originale passò alla storia quando, nel 1839, 53 schiavi si ammutinarono e, benché catturati, riuscirono a guadagnarsi la libertà grazie alla battaglia legale vinta contro il governo americano.

5. Dopo 7 anni vissuti con coraggio e determinazione, Jane Tomlinson ha ceduto al tumore maligno che la tormentava. Nel 2000 i medici le avevano dato pochi mesi di vita, ma Jane seppe smentire la scienza e sfidare le avversità, dedicandosi a raccogliere fondi per la ricerca sul cancro e, nonostante il dolore terribile al collo, al bacino e alla schiena, cimentarsi in imprese sportive eccezionali, come la London Marathon, il London Triathlon e varie tratte in bicicletta, tra cui 2.500 miglia da Roma a Leeds, e ben 4.200 attraverso gli Stati Uniti. Fino all’ultimo Jane ha saputo mantenere il sorriso e l’entusiasmo, dando speranza e forza a tanti malati come lei.

"La vita è come una tigre selvaggia: puoi soccombere e permetterle di affondare gli artigli sulla tua testa o decidere di salirle sulla schiena e cavalcarla"(proverbio indiano) 

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Sindrome Cinese


terracotta army

E’ su tutti i giornali: sono già tra noi.
Dai frontespizi, dai cartelloni pubblicitari, dalle vetrine dei negozi, imperturbabili facce millenarie ci scrutano.
E più la data di conquista si avvicina, più la febbre sale.
Occhi a mandorla e tratti volitivi campeggiano qua e là, arrivando ad offuscare perfino il biondo caschetto della principessa triste, nel decennale della sua dipartita. 
I venti esemplari del famoso esercito di terracotta non hanno nemmeno fatto in tempo ad arrivare al Museo Britannico, che subito si sono moltiplicati i figli spuri, le riproduzioni a basso costo, i libri e i gadgets.
E mi viene in mente quel saggio di Walter Benjamin, secondo cui la riproducibilità tecnica dell’opera d’arte finisce per distruggerne l’aura, quel non so che di irripetibile ed originario che ne garantiva il valore.
In questo pullulare di soldati e soldatini, che occhieggiano dalle vetrine offrendosi al turista mordi e fuggi, la misteriosa e rara bellezza dei guerrieri di Xian viene meno, il senso della loro unicità si perde nell’azzeramento delle distanze, nelle strategie di marketing che spingono il volgo al fagocitamento mediatico e culturale.
Non siamo neppure agli inizi e già avverto una certa nausea da sovraesposizione.
L’assedio continua…

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Bank Holiday Monday


bankholiday
Con il nome di Bank Holiday si indica un certo numero di lunedì che nel Regno Unito e nella Repubblica d’Irlanda equivalgono ad una festa pubblica. Ergo, alla popolazione non impiegata in servizi essenziali è garantito un giorno di vacanza, mentre agli altri viene data una paga extra. I lunedì di vacanza sono detti Bank Holidays perché fino al 1834 la Bank of England osservava un cospicuo numero di feste religiose e pubbliche, poi drammaticamente decurtate a soli 4 giorni di ferie. Nel 1871 Sir John Lubbock decise di introdurre il Bank Holidays Act, per permettere ai bancari appassionati di cricket come lui di poter partecipare agli incontri (o seguirli da supporters).
Nel 1971 la legislazione britannica ha fissato a 6 il numero di Bank Holidays nel calendario delle feste pubbliche: due in primavera (a maggio), tre in estate (uno in giugno e due in agosto) e uno in autunno (alla fine di ottobre).
Di questi lunedì festaioli, che danno vita a lunghi weekend, spesso caratterizzati da british in fuga verso mete continentali, più calde e soleggiate, celebre è quello di fine estate, che a Londra è segnato dal Carnevale di Notting Hill.
Questo evento, ormai un’istituzione, richiama orde di visitatori e turisti da tutto il mondo. Per due giorni ci si accalca nelle stradine borghesi del West End a seguire la sfilata di figuranti in costume e a ballare al suono di numerosi sound systems, capitanati da DJ più o meno conosciuti. Nato alla fine degli anni ’50 come momento di aggregazione fra comunità afro-caraibiche ed inglesi, il Carnevale ha perso la sua originale motivazione politico-sociale per divenire momento di svago ed evento interculturale. Almeno una volta bisogna esserci, per assaporare questa mescolanza di energia, voglia di far festa e spirito di condivisione.
Non sono amante delle folle, perciò preferisco conservare i vividi ricordi della mia unica esperienza carnevalesca, nel lontano agosto 1992, un pomeriggio speciale, di cui ho anche una registrazione audio nel cassetto.

Carpe Diem è il motto da seguire, da domani torneranno le nuvole e il vento spazzerà via coriandoli e sorrisi.