I 50 anni di Sgt. Pepper’s

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario dall’uscita dell’album dei BeatlesSgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, concepito nel 1966 e uscito nei negozi il 1º giugno 1967. Fu un disco rivoluzionario, per tanti motivi. Innanzitutto nasceva come un concept album che raccoglieva stralci di ricordi dei Beatles nella Liverpool della loro adolescenza. Inoltre, all’organico della band, si aggiungeva la presenza di un’orchestra e di una banda di ottoni, di sapore vittoriano.
I pezzi furono incisi con dei nuovissimi registratori multitraccia. E anche la confezione fu pensata con cura, commissionando l’immagine di copertina a Peter Blake, artista inglese esponente della Pop Art.
L’album è stato acclamato come uno dei migliori di tutti i tempi dalla rivista Rolling Stone ed è considerato come il vero, primo album “art rock”. Per rendere omaggio al 50 ° anniversario di questo disco, la città di Liverpool ospiterà “Sgt Pepper at 50”, un festival unico nel suo genere, che riunirà artisti di fama mondiale e talenti locali. Il nutrito programma, che prevede 13 eventi (lo stesso numero delle canzoni dell’album), si svolgerà dal 25 maggio al 16 giugno, mettendo in scena concerti e spettacoli teatrali, installazioni d’arte e performances.
Tra le varie proposte, si segnalano: “With a Little Help From My Friends”, due commissioni di arte pubblica sul tema dell’amicizia, a cura di Jeremy Deller; un festival di luci dal titolo “Suspended Time”, realizzato dal team francese GroupeF ed ispirato al brano “Lucy in the Sky with Diamonds” e la canzone “When I am 64” eseguita da un coro di 64 elementi, di tutte le età, che sarà trasmessa in diretta su BBC Radio Merseyside.

Per informazioni, e prenotazione dei biglietti, potete consultare il sito internet della manifestazione e l’account twitter @itsliverpool

Record Store Day 2012

Record Store Day 2012Quando ero ragazzina, c’erano solo due supporti musicali: nastro magnetico e vinile. Per procurarsi o conoscere nuova musica, oltre al mainstream radiofonico, esistevano mezzi che oggi risuonano obsoleti e laboriosi: oscure riviste, per la maggior parte in bianco e nero, passaparola, un amico arrivato dall’America o dall’Inghilterra, piccoli negozi nascosti in vicoli negletti o viaggi in autobus, che si trasformavano in missione avventurosa, fino al negozio di import-export, all’altro capo della città. Attorno ai dischi ruotava una cultura che andava al di là delle note, e si nutriva di copertine d’arte, vinili colorati e in edizione limitata, formati diversi da collezionare, la proposta del momento a tutto volume, file di album da scartabellare come gigantesche figurine, il personale disponibile, che ti diventava amico e ti teneva gli LP da parte. L’acquisto di un disco assumeva i connotati emotivi di un cerimoniale, con il cellophane da aprire, il vinile lucido e nero da sfilare con cura e deporre sul piatto del giradischi, le note di copertina e, per prodotti più indie-underground, i graffiti da decifrare in controluce alla fine delle tracce. Ogni volta che la puntina agganciava i solchi per la prima volta, si restava in adorazione e ci si perdeva in un mini evento. Poi arrivò la musica del futuro, nel formato CD. Mi ricordo ancora dimostrazioni televisive surreali, che annunciavano come sul compact disc ci si potesse scrivere a pennarello, versarci la cocacola alle feste, mangiarci sopra e quello avrebbe continuato imperterrito a suonare, senza crepitii, senza lati A o B, fino al doppio dei brani di un disco tradizionale (scoprimmo, poi, che non era scevro da difetti e fallimenti). Adesso che siamo nell’era degli mp3, tutto questo fa un po’ sorridere. Un’intera discografia può risiedere comodamente nei circuiti di un computer; non si vede, non si tocca e, disponendo di una connessione internet ed una carta di credito, si acquista con un facile clic, rimanendosene in pigiama, sul divano di casa. Un cambiamento, che ha, ovviamente, non solo modificato le modalità di fruizione musicale, ma determinato la scomparsa e la chiusura di molti negozi di dischi. Per questo, da cinque anni, al terzo sabato del mese di aprile,  in tutto il mondo si celebra Record Store Day, una giornata dedicata alla salvaguardia dei supporti fonografici e del rapporto fisico con il formato musicale. Per l’occasione vengono stampati vinili da collezione e artisti, dj e musicisti, si fanno trovare nei negozi per firmare autografi, mixare musica e suonare pezzi dal vivo. Tra i numerosi esercizi che hanno preso parte all’iniziativa, i 5000 metri quadrati di Rough Trade East, nel cuore di Brick Lane, sono stati presi d’assalto da fan del vinile, musicofili e gente comune, attratta dalla possibilità di passare un pomeriggio diverso, con l’occasione di ascoltare concerti a costo zero. La line up  prevedeva infatti le performances di Johnny Flynn, Little Boots e Keane. Tra i vinili rimessi in circolazione, l’intera discografia dei Cure, mille edizioni dei singoli dei Clash e dei Sex Pistols, un cofanetto con i 45 giri dei Beatles e duemila stampe della raccolta di B-sides del gruppo di Noel Gallagher, High Flying Birds.