Consegne di Pasqua

Sabato, il contadino del Kent mi ha portato la selezione di frutta e verdura dei suoi campi.
Oltre ai prodotti di stagione, biologici e biodinamici, c’è sempre una piccola aggiunta esotica, ad esempio qualche banana. Stavolta, oltre alle barbabietole, agli spinaci, alle carote e alle mele, c’erano sei kiwi, fantastici frutti, con alti contenuti di vitamina C, minerali e folati. Peccato che io sono intollerante, e non li posso proprio mangiare.
Questa quarantena mi ha dato il tempo per rispolverare i libri di cucina, riciclare creativamente gli avanzi, inventare ricette con quello che c’è in frigo o nella dispensa.
Ha anche rinforzato il principio, che è in me, di non sprecare il cibo.
Ho fatto una foto ai kiwi e l’ho postata sulla pagina Facebook di quartiere. Li avrei recapitati durante la mia passeggiata mattutina a coloro che fossero stati interessati, secondo il criterio di precedenza “first come first served”. Se li sono aggiudicati una gentile signora, in una casa vittoriana con la porta grigia, che me ne ha timidamente chiesti solo due, e una reduce del punk anni settanta, dal front garden rivoluzionario.
La mattina presto della domenica di Pasqua ho fatto il mio giro nel silenzio costellato di canti di uccelli, ronzii di insetti e raggi di sole, per recapitare i kiwi. Li ho lasciati sulle rispettive soglie di casa, e, alla fine, sembravano delle uova un po’ insolite. Mi ha fatto piacere regalarli, sapendo che qualcuno li apprezzerà in queste giornate di festa non proprio allegre…

Le pietre della gentilezza

Il 2020 è iniziato in maniera a dir poco turbolenta, tra incendi epocali, venti di guerra, principi che scelgono l’esilio, Brexit mini deal o no deal che incombe, e le violette in giardino fiorite con due mesi di anticipo.
herts kindness rockApprofittando degli ultimi scampoli di ferie per visitare mostre prossime alla chiusura, il 6 gennaio mi trovavo alla National Gallery e, mentre scendevo le scale, l’occhio mi è caduto su un plinto nel vestibolo d’ingresso.
C’era un sasso. L’ho preso, era colorato, e anche verniciato. Aveva una faccia. Sul retro, la richiesta di postare una foto nel gruppo Facebook Herts Kindness Rock.
Mi sono imbattuta in uno dei tanti sassi dipinti che le famiglie dell’Hertfordshire si divertono a dipingere e  lasciare all’aperto nei parchi e negli spazi verdi in una grande caccia al tesoro. Una volta nascosti questi sassi, le foto e gli indizi vengono pubblicati su Facebook per aiutare altre famiglie a individuarli. I cacciatori nascondono quindi le rocce da qualche altra parte e spesso ne creano di nuove per aggiungerle al gioco.
I sassi dipinti o Kindness Rocks fanno parte di un fenomeno sociale globale che mira a diffondere un po’ di gentilezza e felicità. L’attività ha anche l’ulteriore vantaggio di incoraggiare i bambini a trascorrere più tempo all’aperto.

Le regole del gioco sono semplici:

  • Dipingere un sasso con un design a scelta: più è rilucente, più facile sarà da individuare. Quindi, bisogna verniciarlo in modo che la vernice non venga lavata via;
  • Scrivere il titolo del gruppo Facebook dietro al sasso;
  • Nascondere il sasso da qualche parte accessibile a persone di tutte le età;
  • Aggiungere un indizio su uno dei gruppi di Facebook per aiutare gli altri a trovarlo;
  • Le persone sono incoraggiate a lasciare un sasso dipinto affinché possa essere trovata da qualcuno, e chi la trova può raccoglierla, portarla via o semplicemente scattare una foto e lasciarla lì per qualcun altro: “If you take one, replace one.”

Ho scoperto, tramite il gruppo Facebook, che l’autrice della pietra l’aveva lasciata due giorni prima nel parco di Forty Hall, a Enfield, una zona a nord di Londra. Da lì è stato facile per il sasso arrivare fino a Westminster.

london kindness rockHo deciso di lasciarlo nel cuore della City, in un giardino brutalista, al centro del Barbican, e ho postato a mia volta foto e istruzioni.

Dove sarà adesso? Chissà se viaggia ancora?