Quarantena Londinese #5

spazzatura

Si prevedeva che il bel tempo questo weekend avrebbe attirato molte persone verso riserve ed aree naturali, dopo che il governo del Regno Unito ha autorizzato viaggi illimitati per attività fisica all’aperto o per prendere il sole.
Secondo le previsioni, 15 milioni di persone avrebbero dovuto mettersi in viaggio, ma il traffico è aumentato solo del 3% rispetto allo scorso weekend, non si sa se perché ci si è attenuti alle indicazioni o perché  affetti da quella che è stata definita Coronafobia, la paura di tornare alla normalità. Una normalità che non esiste per tutti.
Mentre in Inghilterra le regole sono cambiate, nelle altre nazioni del Regno Unito (Galles, Scozia e Irlanda del Nord) il messaggio alla popolazione è rimasto sostanzialmente invariato: restate a casa.
Così, le comunità che vivono nelle aree rurali e le autorità delle nazioni che non hanno aderito alla fase due, hanno cercato di scoraggiare la gente di città a mettersi in viaggio, per paura di nuovi focolai di infezione.
Alcuni parchi, incluso il Lake District, hanno ripetutamente sollecitato i visitatori a stare alla larga, mentre il Peak District National Park ha twittato che “i parcheggi sono già pieni”. Ma anche Brighton, località balneare molto popolare tra i londinesi, aveva chiesto alle persone di stare lontane dal suo lungomare. La polizia ha istituito dei posti di blocco per impedire ai gitanti di accorrere a frotte nelle località off limits.
Per quelli che non hanno la macchina, la soluzione più accessibile e logica, sono rimasti i parchi e le attrazioni dietro casa.
Il Regno Unito attualmente è al secondo posto nel mondo per numero di morti per coronavirus. Che non accennano a diminuire.

Mentre scrivo, ad Hyde Park si sta svolgendo una protesta (un assembramento di gente e di polizia senza mascherine e guanti) contro il lockdown, le restrizioni e la soppressione dei diritti civili a causa di un virus, che i manifestanti considerano falso.
In tutto questo, io ho proseguito la mia quarantena, concedendomi le solite passeggiate di mattina presto.
Generalmente è più facile mantenere il distanziamento sociale prima delle nove, anche se c’è stato un lieve incremento nel numero di persone che camminano o corrono di buon ora. Non so come sia la situazione nella tarda mattinata e nel pomeriggio, perché io, fuori dal coro, resto a casa. Suppongo, dai resti di lattine di birra, cartoni di pizza e take away, che ci siano tante persone che si incontrano al parco per socializzare e prendere il sole. Non sono veramente convinta che mantengano le distanze sociali. Le mascherine sono praticamente delle perfette sconosciute, e, quando vado a fare la spesa, sono di solito l’unica ad indossarla.
Molti avventori non hanno la minima cognizione di che cosa sia il distanziamento sociale, nonostante i segni in terra e i messaggi all’ingresso del negozio. Il personale non dà indicazioni particolari e non controlla il corretto comportamento dei clienti. Non vedo mai un’offerta di salviette monouso per le mani e per carrelli e cestini all’ingresso, come succede in Italia.
Sembra, comunque, che sia stato molto più difficile trasmettere un messaggio chiaro su cosa si può o non si può fare in questa fase di allentamento, rispetto al lockdown di prima (che, comunque, al confronto di altri paesi, era già rilassato).
Boris Johnson ha chiesto ai Britannici, specialmente quelli che da mercoledì sono dovuti tornare al lavoro, di evitare di prendere i mezzi pubblici, e di andare invece a piedi, in bicicletta o in automobile.
Per molti, questi consigli sono impossibili da seguire.
C’è chi non ha la macchina, chi abita troppo lontano dal luogo di lavoro per poterci andare con mezzi alternativi e chi ha una disabilità o condizioni fisiche particolari, che ne limitano i movimenti.
Per chi è costretto ad usare bus, treno o metropolitana, il consiglio è quello di indossare la mascherina, tenersi a distanza dai compagni di viaggio e cercare di evitare l’ora di punta.
Purtroppo, le cose non hanno funzionato come previsto.
Mercoledì mattina gli autobus e i vagoni delle metropolitane erano pieni zeppi e non tutti i viaggiatori indossavano protezioni adeguate. Sembra poi del tutto irrealistico pensare che chi lavora con tempi e impegni definiti, possa permettersi il lusso di viaggiare fuori orario, cosa che, magari, riuscirebbe meglio ad un libero professionista.

Grafico a cura del CBRE

Esistono anche delle differenze sostanziali tra Londra e il resto dell’Inghilterra. Nella capitale, la rete di trasporti pubblici è capillare ed il servizio abbastanza buono, perciò, prima del coronavirus, tanti ne facevano uso. Al contrario, la maggior parte delle città inglesi, non dispone di altrettanti servizi di qualità, e quindi moltissime persone usano la macchina. Io stessa, se volessi camminare fino a London Bridge, che è a poco più di 7 km dalla mia abitazione, impiegherei un’ora e mezza (sola andata); disponendo di una bicicletta, mezz’ora (ma dovrei affrontare un paio di arterie molto trafficate e pericolose)…

Quarantena Londinese #3

giardini in SE4“Il giardino, con la sua immagine, è una forma di conoscenza inseguita e indagata fin dall’antichità, in un percorso metaforico, per ogni spazio e tempo fino al nostro mondo.” Massimo Venturi Ferriolo – Oltre il Giardino (Einaudi 2019)

Dopo aver sofferto di un grave caso di coronavirus, il Primo Ministro Boris Johnson è tornato al lavoro e ha detto che il lockdown proseguirà, nonostante l’impazienza e l’ansia dei cittadini (e delle imprese), semplicemente perché siamo ancora in un momento di massimo rischio e nel weekend passato si è superata la soglia di 20.000 decessi, solo negli ospedali
Restare a casa non mi pesa particolarmente, anche se mi mancano alcuni elementi della vita precedente (riabbracciare mia madre, incontrare gli amici per un caffè, esplorare Londra, visitare mostre e collezioni, viaggiare, e il mio lavoro di guida, che non riprenderà tanto presto…); penso tuttavia che, la possibilità di uscire una volta al giorno per una passeggiata regolamentata, abbia contribuito alla mia salute, anche mentale.
La ricerca in un campo scientifico in crescita, chiamato ecoterapia, ha dimostrato che il contatto con la natura non solo fa sentire meglio emotivamente, ma contribuisce al benessere fisico, riducendo la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, la tensione muscolare e la produzione di ormoni dello stress. Non è chiaro esattamente perché le escursioni all’aperto abbiano un effetto mentale così positivo, ma io stessa ne sto sperimentando i benefici durante questa quarantena. Il mio tempo con la natura è molto semplice, ogni mattina esco molto presto (anche per garantirmi al massimo il distanziamento sociale) e faccio una passeggiata in uno degli spazi verdi dietro casa. Sono molto fortunata a vivere in questa zona. Non ho un giardino, ma nel raggio di un chilometro ho tanti parchi e anche il cimitero monumentale di Nunhead, che dal 2004 è in gran parte designato come riserva naturale. All Saints Cemetery, così si chiama, era rimasto chiuso dal 23 marzo, ma è stato riaperto al pubblico questo weekend per decisione del governo, dato che i parchi (e i cimiteri storici iscritti nel Registro dei parchi e giardini) devono essere accessibili per “la salute della nazione”.
Anche se i percorsi sono più o meno gli stessi, la natura lentamente cambia, si evolve e ci dà il senso del tempo che passa: una corolla che lascia posto ad un piccolo frutto, una gemma che si apre e rivela foglie nuove, che presto cresceranno a fare ombra, il coro di piante selvatiche che cambiano colori e strutture, l’aroma delle fioriture e le voci degli uccelli. Sto approfittando di questo periodo di pausa necessaria e imposta, per approfondire le mie conoscenze di botanica, grazie anche ad un corso online. Piano piano è più facile riconoscere una pianta, distinguerne le parti (sperimentando con semi vari e germinazioni), identificare le varie specie, sapere che di denti di leone ce ne sono tantissimi e che non si chiamano tutti, indistintamente, tarassaco officinale. E poi, riuscire anche a dare un nome agli alberi.
Qualche appassionato nel quartiere si è spinto oltre, e, sull’esempio di Rachel Summers, una maestra di Walthamstow, che aveva cominciato a tracciare sul marciapiede, con il gessetto, i nomi degli alberi che incontrava durante la sua passeggiata quotidiana, ha deciso di scrivere le specie di alcune piante di SE4, per aiutare i meno esperti a guardare più attentamente, a riconoscere un noce da un ippocastano, e diventare più consapevoli della natura che si annida nelle strade londinesi.

Consegne di Pasqua

Sabato, il contadino del Kent mi ha portato la selezione di frutta e verdura dei suoi campi.
Oltre ai prodotti di stagione, biologici e biodinamici, c’è sempre una piccola aggiunta esotica, ad esempio qualche banana. Stavolta, oltre alle barbabietole, agli spinaci, alle carote e alle mele, c’erano sei kiwi, fantastici frutti, con alti contenuti di vitamina C, minerali e folati. Peccato che io sono intollerante, e non li posso proprio mangiare.
Questa quarantena mi ha dato il tempo per rispolverare i libri di cucina, riciclare creativamente gli avanzi, inventare ricette con quello che c’è in frigo o nella dispensa.
Ha anche rinforzato il principio, che è in me, di non sprecare il cibo.
Ho fatto una foto ai kiwi e l’ho postata sulla pagina Facebook di quartiere. Li avrei recapitati durante la mia passeggiata mattutina a coloro che fossero stati interessati, secondo il criterio di precedenza “first come first served”. Se li sono aggiudicati una gentile signora, in una casa vittoriana con la porta grigia, che me ne ha timidamente chiesti solo due, e una reduce del punk anni settanta, dal front garden rivoluzionario.
La mattina presto della domenica di Pasqua ho fatto il mio giro nel silenzio costellato di canti di uccelli, ronzii di insetti e raggi di sole, per recapitare i kiwi. Li ho lasciati sulle rispettive soglie di casa, e, alla fine, sembravano delle uova un po’ insolite. Mi ha fatto piacere regalarli, sapendo che qualcuno li apprezzerà in queste giornate di festa non proprio allegre…