A Sticky Problem

gumremovbeforeRipulire Londra dalle miriadi di gomme americane che ne punteggiano strade e marciapiedi costa alle autorità locali qualcosa come 10 milioni di sterline l’anno.
Le gomme sputate in terra o, peggio, appiccicate dopo l’uso su panchine ed altre superfici, non solo si attaccano alle scarpe e ai vestiti della gente, ma macchiano le strade e restano là per anni. Ce ne vogliono almeno cinque affinché un chewing gum si dissolva nell’ambiente.
Le vie di Londra sono costantemente sotto attacco e nella sola Oxford Street ben 300.000 gomme vengono sputate in terra giornalmente. Ripulire le superfici infestate dai chewing gum richiede uno sforzo senza fine.
Ogni anno nel Regno Unito oltre 3mila miliardi e mezzo (!) di gomme da masticare sono gettate in strada o in altri luoghi pubblici. I tradizionali rimedi di pulizia si dimostrano inutili, portano via tempo e spesso i risultati non sono soddisfacenti.
Si calcola che, se per comprare una singola gomma da masticare ci vogliono 3p, per rimuoverla dal marciapiede, ne occorrono minimo 50. Attualmente, svariati milioni sterline vengono investiti per la sola rimozione del chewing gum dai treni e dalle stazioni della London Underground. Le soluzioni al momento – si è pensato sia ad un chewingum biodegradabile sia ad un marciapiede a prova di gomma – sono lontane a venire. Sputare una gomma in terra (o appiccicarla in giro) non è reato, ma le autorità britanniche hanno la facoltà di multare chi è colto in flagrante.
Nel frattempo, l’artista Ben Wilson, produce mini capolavori proprio sui resti di gomma da masticare che imbrattano strade e marciapiedi. La sua arte non infrange alcuna legge, poiché Wilson non deturpa la proprietà privata, in quanto dipinge della spazzatura. L’artista ha iniziato a sperimentare sui chewing gum nel 1998, e, dal 2004 ad oggi, ha creato più di 10.000 mini capolavori, sui marciapiedi non solo di tutto il Regno Unito, ma anche  d’Europa.

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In cerca della primavera…

wintry_spring©LondonSE4
“Winter may rise up through mould alive with violets and primrose and daffodils, but when cowslips and bluebells have grown over his grave he cannot rise again: he is dead and rotten, and from his ashes the blossoms are springing…”   – In Pursuit of Spring (1914)

Il 21 marzo del 1913, il poeta naturalista Edward Thomas compì un viaggio in bicicletta da Clapham Common, sud di Londra, alle Quantock Hills, in Somerset. Da questo pellegrinaggio, in cerca dei luoghi sacri a Coleridge, nacque un libro, che è tanto racconto di viaggio, quanto esperienza del proprio stare nel paesaggio. ‘In Pursuit of Spring’ è un classico della letteratura naturalistica inglese, che trasmette al lettore il valore dell’introspezione, unito ad una visione mistica della natura. Da quella primavera di Pasqua, sono passati esattamente cento anni, e, se oggi qualcuno volesse compiere lo stesso viaggio di Edward Thomas, troverebbe il tragitto quantomeno impervio e disagevole. Probabilmente, tra una pedalata e l’altra, in mezzo ad una natura addormentata, battuto da pioggia gelata e neve, sferzato dai venti del nord e disorientato da improvvisi banchi di nebbia, il ciclista si congelerebbe.
La primavera, ufficialmente dichiarata dal calendario, in terra angla stenta proprio ad arrivare: violette e giunghiglie si piegano sotto il peso della neve, le primule bruciano nel gelo. Secondo i meteorologi, questo potrebbe essere il marzo più freddo, dal 1962. Gli ambientalisti hanno già segnalato che, mentre crochi e giunchiglie sono in ritardo per la fioritura, non c’è assolutamente alcun segno di fiori di ippocastano, le campanule spuntano a malapena, e gli uccelli in arrivo dall’Europa sono respinti dai freddi venti settentrionali. Alcuni animali, poi, stanno tornando in letargo! La profonda depressione, proveniente dall’Atlantico, unita all’afflusso di aria fredda dalla Scandinavia, sta stringendo il Regno Unito in una morsa di neve, vento e freddo pungente.
C’è chi sostiene che la primavera, quando arriverà, sarà magnifica e spettacolare. Un eruzione di profumi, suoni e colori, tutti in una volta, abbaglianti ed effimeri, come fuochi d’artificio. Nel frattempo, però, il clima fuori stagione, rigido e impietoso, permane, con interruzioni di corrente e disagi ai trasporti.