

"Pity us poor Italian men" said Andrea, my barber in Rome, as he gave me my new year haircut. The other customers nodded. “Listen,” said one as he leafed through Corriere dello Sport and waited his turn “We are all men here, I can be frank. Our women have become independent-minded, they all go out to work, they don’t cook so much any more, we have to look after ourselves. We are second-class citizens."


Ecco un assaggio delle luci natalizie tradizionali e controcorrente che potreste ammirare a Londra, se passeggiaste da TrafalgarSquare a South Bank, attraversando il fiume. Ammirereste la tradizionale cartolina natalizia della celebre piazza, con l’albero di natale norvegese e l’imperturbabile Nelson, vi meravigliereste delle insolite installazioni luminose d’artista, firmate da Anya Galliaccio e David Batchelor per il Southbank Centre, e costituite da oggetti d’uso comune o bottiglie e rifiuti riciclati, per terminare con la Ruota illuminata di blu e la giostrina vittoriana, con le musiche dei muppets e i cavallini di legno.
Auguri.

Come in un terribile déjà vu, la nebbia è tornata, bella e spietata, e vi scrivo con un pò di desperation. Il mio volo delle 19.05 era previsto per le 23.30… Arrivata all’aeroporto ho trovato l’INFERNO! Il volo era stato cancellato (assieme a molti altri) e c’erano file chilometriche e inutili al ticket desk. L’opzione era restare nella terra di nessuno rischiando di farci nottata e di non partire più o avvalersi dei mezzi della tecnica per prenotare un posto. Dall’Internet Point, che mi si è mangiato svariati pounds, non è stato possibile, ma almeno ho scoperto che non c’erano posti fino al 26, nemmeno in prima classe, nemmeno su altri voli da altri aeroporti. Triste e sconsolata, mi sono rifatta il viaggio all’indietro verso casa e via telefono/internet in combinazione, sono riuscita a ottenere un posto su un volo di Santo Stefano. Devo però ritelefonare per conferma, non si sa mai, non mi fido.
Natale in SE4, dunque, da passare nel quartierino assieme agli amici, facendo buon viso a cattivo gioco. Sarà sicuramente un’esperienza e, chissà, molto probabilmente, il primo di una imprecisata serie di natali in terra angla, perché, a questo punto, ne ho piene le balle di stressarmi ulteriormente e restare a terra.
Bah humbug
Charles Dickens – "Great Expextations" – Chapter 4
Stasera, invece, per salutarci tra amici nel quartiere, si è deciso di unire i drinks a qualcosa di culturale e ci siamo visti al The Brockley Jack, il pub più antico di SE4.

Il Brockley Jack, il cui nome originario era "The Castle", esisteva già come locanda di campagna nel XVIII secolo, quando SE4 veniva citata nelle mappe londinesi semplicemente come arable land. Il nome attuale del pub risale al 1863, mentre l’aspetto architettonico si deve ad un rifacimento, avvenuto nel 1898.
Dietro al bar c’è un piccolo teatro, che occupa lo spazio utilizzato in precedenza come sala banchetti. Si tratta di un palcoscenico di dimensioni ridotte, ma funzionale, con luci, effetti sonori e poltrone rialzate. Un fringe theatre, i cui spettacoli spaziano dalla commedia al varietà, ai classici. Il futuro di questo teatro è al momento incerto, infatti il pub, con il nuovo anno, verrà ristrutturato e non si è capito bene se il management abbia intenzione di lasciare lo spazio sul retro così com’è, o spostare tutto ai piani superiori, ma a quel punto i costi ricadrebbero sulla piccola compagnia teatrale, che non è in grado di sostenerli.
Per tornare al presente, questa sera abbiamo assisitito ad una riuscitissima interpretazione, l’adattamento di Great Expectations di Dickens a cura di Hugh Leonard, recitato da una sintetica compagnia di validi attori, diretti da Kate Bannister.
La scenografia, ridotta al minimo, era flessibile e permetteva alla storia di svolgersi in una vivace varietà di luoghi e situazioni, arricchiti da effetti sonori e luci appropriate. La rappresentazione si avvaleva poi di un doppio registro, in cui Steven Alexander (Pip adulto) e la bravissima Bridget Collins (Pip ragazzino) interagivano a meraviglia sia come protagonisti che come voce narrante.
Lo spettacolo resterà in cartellone fino al 5 gennaio.
Info:
Brockley Jack Theatre,
Box Office: 020 8291 6354,
Website: www.brockleyjack.co.uk

Oggi il Savoy apriva i battenti al solo pubblico munito di catalogo per una preview degli oggetti.
Io e la Chiarulli, librone alla mano, non ci siamo lasciate sfuggire l’occasione.
Un’enfilade di camere, di stili e di design, da capogiro. Corridoi infiniti alla Shining e suites enormi, esagerate. I bagni con il bidet (!) che ci si poteva organizzare pure un party, le camere da letto da film dei telefoni bianchi, le plafoniere di alabastro e le cabine armadio sconfinate. Ma, soprattutto, dei panorami mozzafiato sul Tamigi, che, una tantum, erano GRATIS!

Prima di lasciare il Savoy, con i comodi divani e il pianista marpione giù nella hall del ristorante, abbiamo incontrato Kaspar, il gatto scaramantico dell’hotel.
Il felino venne realizzato nel 1926 dal designer Basil Ionides per aggiungere un ospite discreto alle infauste tavole in cui ci fossero solo 13 commensali.
Sembra che il gatto sia trattato proprio come un ospite vero, gli si piazzano davanti le vivande e gli si annoda un tovagliolo al collo.
Winston Churchill fu così entusiasta di Kaspar da volerlo presente non solo a tavola, ma a tutti gli incontri del "The Other Club", e difatti, dal 1927 ad oggi, il micio non ha perso un meeting!
Foto: © Chiarulli’s mobile
Per approfondimenti:

Foto: © "St. John’s Station" 13/12/2007
Non si conosce con sicurezza l’etimologia del nome. Alcuni pensano derivi dal folklore nordico, infatti nelle leggende scandinave si menziona un personaggio di nome "Jokul" (ghiacciolo) "Frosti" (gelo). Jack Frost è, insomma, il Gelo, e la sua figura, strettamente associata all’inverno e al Natale, in epoca vittoriana valicò l’Atlantico, grazie ad un’illustrazione di Thomas Nast per Harper’s Weekly (1864), in cui l’elfo compariva circondato di ghiaccioli come simbolo dell’inverno in Central Park.
In queste ultime fredde notti londinesi, Jack si è davvero sbizzarrito in magnifici arabeschi e finissimi gioielli di cristalli di ghiaccio.
E sì, d’accordo con voi che è solo una leggenda e che la brina è il semplice risultato di notti d’inverno, in cui il cielo terso e il calo delle temperature favoriscono il raffreddamento delle superfici…ma la magia, al mattino, è incontestabile.

Foto: © "Ragnatela" 13/12/2007
Volano le renne di Babbo Natale, la stella cometa, la Befana, gli angioletti, il folletto Jack Frost, che stanotte ci ha lasciato un bel po’ di brina… ma ieri, tra le colonne della Battersea Power Station volava qualcos’altro…
Battersea non è solo un esempio di architettura industriale, ma un simbolo.
La più grande centrale elettrica del Paese, fu costruita a sud del fiume negli anni Trenta e la sua massiccia struttura in ferro e mattoni, corollata da quattro imponenti ciminiere, a forma di colonne bianche, racchiudeva una potentissima turbina a vapore. Abbandonata e negletta dalla fine degli anni Settanta, Battersea è oggi un’affascinante rovina, dal futuro incerto. Se non è stata demolita come tanti altri edifici, lo si deve anche al fatto che la sue linee moderniste, da cattedrale dell’industria, oltre ad interessare gli studiosi di architettura, da tempo attraggono gli appassionati del rock. E’ proprio Battersea Power Station l’edificio immortalato dai Pink Floyd, nel 1977, come immagine di copertina dell’album "Animals".
Nella suddetta cover, tra le bianche ciminiere, si librava un maiale gonfiabile.

Durante la sessione fotografica per la realizzazione dell’album, si verificò anche un incidente: il suino pneumatico ruppe il cavo che lo teneva ancorato a terra e si librò nel cielo, fino ad interferire con le rotte aeree per Heatrow e creare il caos!
Da un trentennio Battersea è i Pink Floyd. Qualunque turista utilizzi un treno che passa per Victoria (come il Gatwick Express) non può ignorare le grandiose vestigia di questo edificio e, se vagamente appassionato di rock-progressive, far riferimento al binomio.
Tuttavia ieri, chi passava di là, avrà pensato anche ad un’allucinazione o ad un déjà vu. Infatti, c’era davvero un maiale gonfiabile tra le ciminiere della centrale, proprio come su quella copertina di tanti anni fa. Ma non era un maiale qualsiasi: era Spiderpig, il pork addomesticato, protagonista dell’ultimo film dei Simpsons.

Per l’uscita del DVD, la Fox ha pensato bene di ispirarsi ai Pink Floyd e liberare nel cielo un gigantesco Spiderpig gonfiabile, che ha gongolato nell’aria fredda londinese per tutta la giornata, guardato a vista da un addetto del Special Air Service Regiment, pronto a sparare e abbattere il pupazzo svolazzante, in caso di fuga.

Oggi pomeriggio, nel caffè vuoto che sembrava un salotto, con l’orologio antico, le luci alle finestre e fuori il buio da paese nordico, si parlava del più e del meno, di arte e di vita, ma anche di cose futili, come le chiavi di ricerca del blog. E’ incredibile scoprire quali strade inattese portino i naviganti alle nostre pagine, cercando, a volte, parole che non abbiamo mai considerato o frasi che non abbiamo mai scritto. Ecco una sintetica lista di quelle che ho trovato per SE4 nei mesi di novembre e dicembre 2007:
animali: tour della lumachina, cripta del canarino, coniglio gigante
esperti: fuliggine sulla schefflera, gaslight di dickinson t., incidente marc almond, que significa vicar in a tutu
idee vaghe: la canzone che fa: e guardo il mondo da un oblò, quadri di jaques revoir
imprecisioni: londra guerrieri di pietra, la casa dei suicidi a londra indirizzo, museum figure cerume
internazionali: los simpsons, die simpsons
manualistica: come si veste una mamma alla laurea della figlia, frasi di augurio ad un cinquantenne
mispelled:storia pullman duble dacker, en y soi qui mal y pens, da napoli arrivo aeroporto stend street
natale: jingle bells in italiano preso dagli inglesi, come gli inglesi chiamano il presepe
occasioni: pizze da pittore francese vendita, riciclo chewing gum, occasioni di pappagalli parlanti in vendita
e come sempre…: chlamydia gola, dalì nudo, uomo nudo