A Londra arriva il nuovo parco sospeso: The Tide

the tideIl primo parco lineare lungo il fiume di Londra è arrivato nella penisola di Greenwich.
The Tide è un giardino paesaggistico tridimensionale con vista sul fiume e sulla cupola del Millennium Dome (oggi O2). Aiuole, arbusti e piccoli alberi (per lo più betulle e pini) aggiungono consistenza a una serie di passerelle in alabastro. Si può camminare a 9 metri da terra, fra installazioni di arte pubblica e alberi, con percorsi paesaggistici e ponti di legno pensati per correre, camminare e meditare.
La prima fase del progetto di cinque chilometri, è stata realizzata da Diller Scofidio + Renfro, i co-designers della High Line di Manhattan, in collaborazione con Neiheiser Argyros e gli architetti di giardini GROSS.MAX. Il percorso finito collegherà ogni quartiere della penisola man mano che sarà costruito, intrecciandosi tra i nuovi edifici. Un particolare motivo a strisce bianche e nere cercherà di stabilire un’esperienza visiva, riflettendo il movimento del fiume.
Lungo il percorso si trovano dei portali audio, installati da Be Box, che trasformano le aree in luoghi di meditazione. Lungo il fiume sono state installate sedie a sdraio in legno e punti di accesso e socializzazione, corredati da erbe, fiori selvatici e betulle, per creare una zona più soft e rilassata. 

Questo è in assoluto il primo parco sospeso a Londra ed è aperto a tutti.

 

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Lo Shard di Renzo Piano

ShardPer lunghi mesi lo abbiamo visto crescere, sempre più alto, sopra le nostre teste. Dal binario numero 5 di London Bridge, mentre aspettavamo il treno, ci sporgevamo col naso in su, per vedere a che punto fossero i lavori. Il sole si rifletteva contro le ripide superfici, le nuvole basse ne inglobavano la punta, ancora da finire, le linee aguzze della torre cominciavano ad essere onnipresenti da ogni punto di osservazione della città. Lo Shard, progettato da Renzo Piano, è il grattacielo più alto d’Europa e sovrasta la stazione con i suoi 309,6 metri di vetro e acciaio. Tra varie polemiche e l’intervento del governo, è andato a sostituire una serie di edifici in cemento, risalenti agli anni settanta, ed è stato finanziato da un consorzio di investitori del Qatar.

shard_©LondonSE4Questo immenso frammento di vetro, sovrastando l’area della stazione di London Bridge e del Borough, fa pensare ora ad un iceberg, ora alle vele svettanti di un veliero gigante. La piramide è composta da 11.000 pannelli, che riflettono la luce in tutte le condizioni atmosferiche, e i suoi 72 piani sono destinati ad ospitare prestigiosi uffici, un albergo di categoria superiore, appartamenti di lusso, terme, negozi, ristoranti ed una galleria pubblica di cinque piani. Terminato a marzo, dopo due anni di lavori, il grattacielo viene inaugurato oggi, in una cerimonia presenziata dal principe Andrea e dal primo ministro del Qatar, e corredata, in tarda serata, da uno spettacolo rutilante di luci e laser.

Casa Dolce Casa…

RIBA Library Photographs Collection

© RIBA Library Photographs Collection

Sembra che le case inglesi siano quelle con le stanze più piccole d’Europa, e, nonostante il fioccare di palazzi e palazzoni nuovissimi, a discapito di strade vittoriane ed edifici vetusti, più facili da demolire che da restaurare, la percentuale di crescita edilizia dal dopoguerra ad oggi è comunque bassa. Gli architetti postmoderni, con la passione per il cemento e per strutture falliche che si rincorrono da un capo all’altro del tessuto urbano, obliterando la vista e cancellando realtà consolidate, nonché la caduta degli standards e la nuova parola d’ordine, “regeneration”, hanno contribuito a modificare i connotati di interi quartieri di Londra e di altre città del Regno Unito. Tuttavia, la casa è il luogo dove gli inglesi passano molto tempo, nonostante lunghe ore di lavoro, viaggi sui mezzi pubblici e sedute al pub. Ed è alla casa, dall’epoca georgiana ad oggi, che il Royal Institute of British Architects (RIBA) dedica una bella mostra gratuita.
“A Place to Call Home” passa in rassegna trecento anni di design edilizio, partendo da esempi eccelsi del XVIII secolo, quali la Banqueting House a Londra e la West Cliff Terrace a Brighton, passando per gli appartamenti del 1943 dotati di mini cucine, per proseguire con disparati esperimenti moderni, come la piacevole Keeling House di Bethnal Green o discutibili file di case senza camino nella periferia di Corby. Si evince che gli ingredienti base dell’architettura Regency, grandi finestre che scandiscono ritmicamente le facciate in mattoni, balconcini di ferro battuto, bianchi pilastrini e modanature, sono elementi di successo, che vanno a ripetersi, con opportune varianti, fino alla Seconda Guerra Mondiale. Poi, tutto cambia. Le donne iniziano a lavorare e una mini cucina con i componenti in linea, quasi una catena di montaggio, è preferibile a vasti spazi vittoriani. Le voragini lasciate dalle bombe del Blitz e la richiesta impellente di unità abitative, spinge gli architetti a rivisitare interi quartieri, spazzando via gli ultimi lacerti di casette post rivoluzione industriale, e proponendo soluzioni imponenti, con muri di cemento, alti soffitti, e finestre da cui guardare giù in strada.
La mostra al RIBA, curata da Sarah Beeny, presentatrice tv ed esperta del mercato immobiliare, è ricca di disegni, piante e fotografie, resterà aperta al pubblico fino al 17 aprile e sarà accompagnata da una fitta serie di eventi, conferenze e proiezioni di film-documentari.

“A Place to Call Home”
RIBA, 66 Portland Place,
W1B 1AD, Londra
Orario: dal lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 17.00.
Info: +44 (0)20 7307 3888

Barbican

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In seguito ai pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, nel tessuto urbano londinese si erano venuti creando parecchi "buchi". Essendo impossibile ricostruire quello che c’era, ci si sbizzarrì nel creare nuovi edifici e complessi edilizi. Erano gli anni ’50 e in architettura c’era tanta voglia di esperimentare. E sulla scia di Le Corbusier si espanse la voglia di costruire volumi plastici, ma "brutali".  Il nuovo stile detto "Brutalismo", con le superfici rudi di cemento armato ben in vista, prende piede a Londra – e in Gran Bretagna – tra gli anni ’60 e gli anni ’70. Tanti esempi eccelsi, denigrati per molto tempo, e ora di nuovo apprezzati. La lista potrebbe essere lunga, ma al turista frettoloso che passeggia per Bankside non possono sfuggire il Royal National Theatre e la Hayward Gallery. A chi ha meno fretta e a chi, come me, abita in questa città, cemento armato e volumi plastici fanno pensare al Barbican.La costruzione, realizzata tra il 1965 e il 1976, comprende delle palazzine residenziali collegate tra loro da ponti e strade pedonali, raggruppate intorno ad un lago artificiale e a dei giardini e completate da un parcheggio sotterraneo. Del complesso brutalista fa parte anche il Barbican centre, un edificio di quattro livelli, con teatri, caffè, librerie, uno spazio espositivo, una biblioteca di arte e tre cinema. Mi piace andare al Barbican, specie di domenica, quando la zona sonnecchia e gli uffici sono chiusi. Mi piace sia d’estate, con i tavolini all’aperto e i fuochi d’artificio sulle terrazze, e mi piace d’inverno, quando diviene un comodo rifugio dal freddo e dalle intemperie. E’ bello prendere qualcosa in uno dei vari caffè, a seconda delle disponibilità economiche, e leggersi il nutrito programma di eventi, mi rilassa girovagare da un piano all’altro, curiosare, perdermi nelle mostre, ascoltare musica gratis. Musica contemporanea, di qualità. Anche pezzi significativi, come 4, 33" di John Cage.  Il cinema del Barbican poi, è un’esperienza da provare. Ci si perde tra corridoi e vetrate, camminando sopra una serra piena di piante esotiche e i passi risuonano sul pavimento di piastrelle anni ’70. Poi, miracolosamente, ci si accomoda in una sala confortevole, non troppo grande, dove gustarsi film in prima visione, o meraviglie d’epoca, con l’accompagnamento al piano. E se si prenota online, costa meno.