L’arte di Eduardo Paolozzi a Londra

tottenham court road paolozziUna delle cose che mi colpirono quando venni a Londra per la prima volta, agli inizi degli anni ’90, fu la sinfonia post-modernista dei mosaici della stazione metropolitana di Tottenham Court Road.
I mosaici, realizzati da Eduardo Paolozzi tra il 1982 ed il 1986, si ispiravano alla vita quotidiana in città e ad alcuni dei luoghi in prossimità della stazione. Erano stati pensati per l’interazione con i passeggeri della metropolitana, che, passando rapidamente attraverso la stazione, avrebbero dovuto riconoscere le metafore colorate della vita in superficie, come i sassofoni e le forme robotiche, simbolo dei negozi di musica ed elettronica di Soho, o gli elementi di arte egizia, che rimandavano al British Museum. Le falene svolazzanti, invece, facevano parte di un ricordo personale dell’artista: i bagni turchi aperti tutta la notte, nel vicino Russell Hotel.
Figlio di immigrati italiani, Eduardo Paolozzi si affermò, a partire dagli anni ’50, con sculture rettilinee ed “Art Brut”. Artista versatile, attraverso i collages, si rivelò un precursore della Pop Art. Ma il suo era un pop tutto britannico, che raccontava il mondo moderno, attraverso sculture, serigrafie, collage e tessuti.
I mosaici di Tottenham Court Road, uno degli esempi più spettacolari di arte pubblica a Londra,  riflettevano la visione urbana e meccanicistica di Paolozzi e coprivano interamente l’ingresso della stazione, le pareti lungo le scale mobili, le piattaforme della Northern Line e Central Line, la rotonda e una fitta serie di spazi comunicanti.
In anni recenti, gli ampliamenti a seguito del progetto Crossrail, hanno portato ad importanti cambiamenti. Tra questi, non senza polemiche, la demolizione della vecchia stazione, con una biglietteria sei volte più grande dell’originale e la scomparsa totale degli archi di ingresso. Quando i mosaici di Paolozzi furono smantellati da Crossrail, dopo lunghe consultazioni con la Paolozzi Foundation, gli artisti che avevano collaborato alla realizzazione del design, e la manifattura italiana che aveva prodotto le tessere musive, ci fu una una protesta pubblica e una petizione online venne firmata da oltre 8.000 persone.
Uno degli aspetti più complessi del progetto di riqualificazione è stato il trasferimento dei mosaici che ricoprivano le sezioni degli archi. Poiché sarebbe stato impossibile ricollocarli in loco nella nuova
stazione, si è deciso di donarli all’Edinburgh College of Art, dove Eduardo Paolozzi aveva studiato e, poi, insegnato. Attualmente vengono utilizzati in un nuovo corso di laurea. Invece, il pannello a mosaico che accoglieva i viaggiatori, all’ingresso di Oxford Street, è stato accuratamente rimosso dal muro in un unico pezzo e trasportato in basso, a livello del tunnel della Northern Line. Durante i lavori di rinnovamento della stazione, i mosaici sono stati sottoposti ad un restauro meticoloso ed oggi, il 95% di essi, è stato finalmente ricollocato in situ.
Art on the Underground ha collaborato con la Whitechapel Gallery per creare una mappa delle opere di Paolozzi visibili a Londra (oltre alla stazione di Tottenham Court Road, si annoverano altri lavori di arte pubblica, come la scultura di Newton di fronte alla British Library e la copertura del pozzo di ventilazione della stazione di Pimlico).
Inoltre, dal 16 febbraio al 14 maggio 2017, la Whitechapel Gallery dedicherà all’artista una grande retrospettiva, che ne celebrerà la lunga carriera ed il percorso irriverente ed innovativo.

 

La metro di Londra compie 150 anni

Lithograph of Baker Street Station

In piena epoca vittoriana, Londra era una città in espansione, ingolfata da un traffico tentacolare di cavalli e pedoni. La capitale aveva bisogno di un sistema di trasporto efficiente, che migliorasse la vita degli abitanti. Fu così che, il 10 gennaio del 1863, nacque la prima metropolitana del mondo.
La Metropolitan Railway era una linea merci e passeggeri che, tra la seconda metà dell’ottocento e i primi anni trenta del novecento, scaturiva dal cuore finanziario della capitale, per spingersi fino alle propaggini del Middlesex. Il tratto iniziale, inaugurato 150 anni fa, misurava circa 4 miglia (6 chilometri) e andava da Paddington a Farringdon Street. Il metodo iniziale di costruzione della Tube, impiegato fino alla fine del XIX secolo, consisteva nello scavare a fondo le strade lungo il percorso della linea;  una volta posti in opera i binari,  questa sorta di trincee venivano coperte da un poderoso tunnel di mattoni; infine, si provvedeva a ripristinare il manto stradale. Le carrozze del viaggio inaugurale erano di legno e illuminate a gas. Venivano trainate da locomotive a vapore, che rimasero in uso fino all’avvento del sistema elettrico, nel 1905.  La metropolitana di Londra è stato un punto di riferimento per investitori finanziari, progressisti sociali, designers, pionieri e riformatori. Ha rimodellato la città, riparato i londinesi durante i pesanti bombardamenti della Luftwaffe, e proseguito, tra alterne fortune economiche, politiche e tecnologiche, fino al complesso sistema di oggi: 249 miglia, oltre quattromila carrozze, un miliardo di passeggeri l’anno e una popolazione di ben cinquecentomila (!) topi, che si aggirano nei tunnel, e, spesso, lungo i binari delle stazioni. Per festeggiare il compleanno della Tube, sono in programma due viaggi d’epoca, nelle serate del 13 e 20 gennaio, organizzati dal London Transport Museum. I titolari dei biglietti (150 sterline per il treno a vapore, 50 per quello elettrico vintage), viaggeranno lungo parte del tratto originale della Metropolitan Railway (oggi Hammersmith & City).

Per chi, invece, può permettersi un biglietto del cinema, da non perdere l’uscita, questo venerdì, di Underground (1928), film diretto da Anthony Asquith. undergroundLa pellicola, restaurata dal BFI e accompagnata dalla colonna sonora, composta da Neil Brand, affascina per le luci e il taglio espressionisti, ed equivale ad una macchina del tempo. La metropolitana è parte integrante della trama e imposta il tono del film, con le sue oscurità e il garbuglio di linee e di tunnel, fungendo da sfondo e metafora alle passioni represse dei protagonisti. Gente comune, che incontrandosi per caso, tra una stazione e l’altra, nella ripetitività dei tragitti quotidiani, finirà per sperimentare amore e violenza.

Incontri metropolitani

shoes_in_the_tube

Stamattina ero nella tube. Il solito tragitto verso il luogo di lavoro, mescolata a miriadi di anime alienate e assonnate, tutti omologati in un unico flusso, come gli operai-schiavi di un film di Fritz Lang. Siedo sulla poltroncina moquettata a scacchi, il treno fila via veloce nell’oscurità; moderna capsula di pendolari ammutoliti, le fermate scandite da una voce femminile, pre-registrata e un po’ adenoidale. Sollevo per un attimo lo sguardo dal mio libro di intrighi regali, e mi cade l’occhio sul rosso vivace del calzino del passeggero, che mi siede di fronte. In quale altra città del mondo si può incontrare un uomo d’affari, vestito di tutto punto, in elegante gessato grigio, con il foulard blu nel taschino, le scarpe lucidissime di vernice nera e… Dei calzini di cotone rosso con stampato su un teschio con le tibie incrociate?!