In questo freddo inizio di gennaio londinese, allietato da un sole inaspettato, e costellato, non tanto di concreti propositi per l’anno nuovo, quanto di speranze, mi piacerebbe suggerirvi un piccolo gioiello di arte surrealista, che potete ammirare gratuitamente fino al 31 gennaio nel mezzanine del BFI a Southbank. Per celebrare l’uscita dell’edizione restaurata della celebre pellicola di Powell and Pressburger, “The Red Shoes” [Scarpette Rosse], girata nel 1948, viene proiettato non-stop un breve film di animazione, in cui 130 suggestivi dipinti a olio, realizzati da Hein Heckroth, e montati in sequenza, richiamano la famosa scena del balletto, che nel film occupa ben 17 minuti.
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The Year of the Ox

Foto: © "China Town"- 26/01/2009
Bloomsbury 1759

The British Museum
Great Russell Street, London WC1B 3DG
5 pound… o anche niente

Prospettive
Bright Light, Dark Room


Penna e Calamaio

La finestra sul cortile
Questa è una storia a lieto fine, un buon esempio da seguire e un’occasione per passare un pò di tempo in mezzo a delle cose belle, lontani dalla pioggia e dal rumore, e, cosa che non guasta, senza pagare un penny. Dopo secoli di oblio in cantine umide, oscuri ripostigli, angoli polverosi e mal frequentati, nonché sotterranei e depositi di musei di provincia, grazie a tre anni di ricerche e agli sforzi di 25 art detective, sono stati localizzati ben 8000 dipinti perduti. Otto di essi sono ora esposti alla National Gallery, in una mostra dal titolo: Discoveries: New Research into British Collections. Si tratta di icone medioevali, capolavori del Rinascimento, e meraviglie dell’Illuminismo, lavori di alta qualità artistica e grande importanza storica, finalmente salvati dal dimenticatoio e da secoli di indifferenza. Sarebbe bello se anche in Italia ci fossero i mezzi e la volontà di fare qualcosa di simile per tutti quei quadri sepolti nei depositi (che sono tantissimi), per tutti quei dipinti ignorati, trafugati, offesi dal tempo e dall’incuria, che magari si stanno scrostando lentamente in sale polverose e vuote…
Il progetto presentato alla National Gallery è stato avviato dall’Università di Glasgow e il Birkbeck College di Londra perché molti musei regionali in Gran Bretagna non dispongono di fondi sufficienti ad investigare le proprie collezioni. Inoltre, le ricerche effettuate in questi anni sono confluite in un database, The Visual Arts Data Service (VADS), che raccoglie circa 22000 opere della pittura Europea, realizzate tra il XIII e XX secolo. Uno dei pezzi forti in mostra a Londra è un olio del XVII secolo, proveniente dalle collezioni del Buckinghamshire County Museum, che raffigura la casa del pittore Rubens. L’incredibile storia di questo quadro, dipinto molto probabilmente dal fiammingo Anton Gunther Gheringh (1620–1668), risiede nel fatto che per molti anni era rimasto appeso alle pareti di un riformatorio e i detenuti lo avevano utilizzato nientemeno come bersaglio per freccette (!!!) riducendolo ad un colabrodo. Negli anni ’80 il dipinto fu rinchiuso in un deposito del comune e là rimase fino alla recente riscoperta e al meticoloso restauro che lo ha riportato al suo originario splendore. Vale la pena riservargli una visita tra un impegno e l’altro, e poi, se vi spingete fino alla stanza 38, potrete anche ammirare una nuova acquisizione della Galleria, un quadro di Giovanni Paolo Panini raffigurante la piazza di Montecitorio nel 1743-4.
Squared up

Mi sono svegliata, fuori il cielo era grigio biancastro ed il prato era ricoperto di brina.
A Somerset House hanno già montato la pista del ghiaccio e l’albero di natale. Siamo stati in giro a disegnare prospettive di colonnati e scaloni. Io assistevo l’insegnante, con matite, gomme da cancellare e suggerimenti. Non avevo mai lavorato prima con S. Un tipo buffo… Prendete la sagoma di Richard Ashcroft dei Verve e scecheratela con i lineamenti di Manu Chao. Poi calcategli in testa un berretto da pescatore di tonni e mettetegli dei jeans a vita bassa, molto bassa. Infine fategli uscire dalla bocca un idioma da inglese north of the river il cui mantra, ad ogni linea di matita ben eseguita, è "jolly good" ed otterrete un’idea del personaggio con cui ho passato 3 ore, circondata di bimbi e genitori, come nella favola del pifferaio magico. Bravo S., magari la prossima volta suggerirei un pò più di eye contact e qualche spiegazione supplementare, che non è che tutti sanno cos’è un punto di fuga.
Finito il workshop e tracannato un cappuccino brodaglia, già che c’ero, sono andata a vedere una piccola grande mostra al Courtauld Institute, dal titolo: "Walter Sickert – The Camden Town Nudes." Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 Camden non era proprio la zona trendy dei nostri giorni, anche se la musica costituiva già l’attrazione principale e l’area pullulava di music halls, bar e teatrini. Vi abitavano per lo più attricette, prostitute, immigrati irlandesi, famiglie povere (persino il Bob Cratchit di Dickensiana memoria) e furfanti di varia natura. Questo sordido e vivace ambiente esercitava un certo fascino su gentiluomini a caccia di avventure o artisti in cerca d’ispirazione. Sickert fu un prolifico disegnatore, oltre che valente pittore. Le prostitute e i cabaret facevano parte del suo mondo e per un periodo ebbe un’atelier a Mornigton Crescent. Sickert dipingeva interni desolati e nudi caratterizzati da un crudo realismo, scandaloso e scomodo per l’epoca. Donne dai fianchi generosi, seni flaccidi, pose scomposte, prospettive sbilenche, povere cose disseminate in stanze dalle pareti annerite, la carta da parati a losanghe, un pitale sotto il letto e la luce fredda sui corpi inermi. Nel 1907 una giovane prostituta, Emily Dimmock, fu ritrovata morta, con la gola tagliata. Ancora vivido era nelle menti il ricordo di Jack The Ripper, e, come 19 anni prima, l’assassino di Emily non venne mai preso. Sickert si interessò al caso, e nacquero una serie di nudi, dall’impasto spesso, quasi fangoso, e dai titoli ambivalenti. Una Londra torbida, povera, fatta di nebbia, stracci e alcohol. Altro che il folklore delle bancarelle e le notti brave della Amy Winehouse!
Per restare in tema di alcohol, un mio collega festeggiava il compleanno in un pub scalcinato di Bloomsbury, la cui saletta al piano superiore altro non era che l’originale living-room dell’esercizio vittoriano. Un arredamento molto evocativo: tendaggi pesanti, poltrone spelacchiate, un caminetto con le mattonelle floreali e una pittura pesante alle pareti. Ci mancava solo un nudo in penombra, accasciato sul divanetto… Haha! Nel suddetto pub sono rimasta solo 2 ore, finché tutti erano ancora sobri, dato che alle feste angle si beve a raffica, ma non c’è mai niente da mangiare e bevendo a stomaco vuoto si sa come va a finire…
London’s Burning

E anche Luglio volge al termine, col suo carico di sogni e inondazioni. Oltre al computerino e al browser, anche la sottoscritta ha avuto un insperato upgrade, passando dalle sale al box office, trasformandosi da mero giocoliere a presentatore del multiforme e multicolorato Victorian Museum Circus.
Insomma, ‘me la canto e me la sòno’, come dicesi a Roma, ma in ben 4 lingue e barcamenandomi col multitasking. Che bello!
Due settimane di training e poi decideranno se servirsi ancora dei miei servigi o rigettarmi nei meandri polverosi del tendone, tra leoni e tigri, donne barbute e mangiaspade.
Agosto, blog mio non ti conosco.
Molti di voi hanno già mollato la stesura quotidiana per raggiungere ameni luoghi di vacanza ai monti o al mare, o semplicemente perché stremati dalla canicola estiva.
L’aggiornamento di SE4 prosegue invece fino alla sagra dell’uva, con notizie, aneddoti e proposte.
Per chi resta a Londra e non ha molte finanze disponibili al sollazzamento, consiglio una visitina al Museum of London, il più grande museo cittadino, totalmente gratuito e al riparo da pioggia e clima infausto. Non lasciatevi scoraggiare da certe linee in cemento tipiche dell’«Architettura brutale» di fine anni ’70, perché la natura degli interni è basata sul concetto moderno di come un museo dovrebbe essere (cioè stimolante, adatto ad un pubblico giovane e ricco di elementi visivi e audiovisivi).
Attualmente, al pian terreno, c’è una bella mostra sul Grande Incendio del 1666, caratterizzata da un allestimento lineare ed accattivante, adatto sia a grandi che piccini, con documenti ed oggetti interessanti e animato dall’intenzione di riportare il visitatore indietro nel tempo senza risultare pedante.
Se poi vi resta tempo, proseguite nelle sale adiacenti ed esperimenterete in maniera multisensoriale la vita a Londra tra preistoria e rinascimento, attraverso oggetti, ricostruzioni di ambienti, percorsi tattili e suggestioni acustiche.
Il primo giovedì di ogni mese, il museo resta aperto fino alle 21. Per la prossima settimana è previsto un BBQ Medieval style, con tour guidato e hog roast in terrazza.
Sempre che non piova…
