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W/E in South-East London

Dopo alcuni giorni di temperature rigidamente invernali e tempo pazzesco, il sole è tornato a splendere clemente anche a queste latitudini. Il week end appena concluso mi ha visto poltrire con i giornali del sabato, risvegliarmi la domenica con l’intenzione di vedere una mostra in centro, rinunciare alla suddetta per biglietti sold out e approfittare, invece, per una bella passeggiata in quel di Dulwich Park, un vero gioiello di giardino tardo vittoriano, con tanto di ponticelli, laghetto e paperelle.
A suggello della bella passeggiata domenicale, inondata di sole, ha fatto seguito il tradizionale Sunday Roast con gli amici al The Montague Arms Pub.
Il locale in questione è una delle pietre miliari di quest’area. Visto da fuori è un edificio vetusto, scalcinato e poco invitante, con un cartello del quale ho sempre riso, che recita “Tourists Welcome!”
Beh, i tourists in questione farebbero bene a fermarcisi per una birra, l’interno del pub è una menagerie di chincaglierie e animali impagliati, non so se avete presente quei lugubri trofei di caccia che i bisnonni angli appendevano fieri in salotto: cervi, stambecchi, un coccodrillo volante e perfino una zebra, tutti con targhetta e data (ante 1925)!
montague arms pub
A questi capolavori di tassidermia, si aggiungono vari relitti di epoca vittoriana. Si spazia dalle pentole ai modellini di navi, dalla tazza di gabinetto in ceramica a fiori blu allo scheletro da old operating theatre, dalle suppellettili marinaresche a mezzi di trasporto vari, come una carrozza tipo Brougham e un Penny Farthing giallo. 
Tralasciando l’arredamento e concentrandosi sulla sostanza, posso dirvi che il Sunday Roast è ottimo, abbondante e di qualità, a prezzi competitivi. Si può scegliere tra pollo, manzo, agnello e maiale, tutti accompagnati da un generoso contorno di verdure. Per chi ama il pesce, ci sono la trota (intera) e gli scampi. E per i vegetariani, non sia mai, ben 3 opzioni diverse. Nel prezzo del Roast è incluso anche il dessert, strudel o un altro tipo di torta, e le porzioni sono soddisfacenti.
Parafrasando il commento entusiasta di uno degli avventori, The Montague is a very surreal drinking [and eating] experience, which makes you proud to live South of the River!

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8 Marzo in SE4

meeting suffragette se4
Questo che vedete è un volantino, conservato al Museum of London, che avvertiva di una riunione del Women’s Social and Political Union (WSPU) nei locali adiacenti la chiesa presbiteriana di SE4, il 25 marzo 1909.
Il WSPU, movimento fondato nel 1903 da Emmeline Pankhurst, intendeva sottolineare con questo meeting l’avvenuto rilascio dalla prigione di Holloway di Caroline Townsend, una suffragetta del quartiere.
Caroline era stata arrestata e imprigionata per un mese perché aveva preso parte ad una protesta in difesa dei diritti delle donne davanti alla House of Commons a Westminster.
Le suffragette furono molto attive in SE4 tra il 1907 e 1914, e utilizzarono regolarmente per i loro incontri anche l’ameno parchetto di Hilly Fields.
La maggior parte della stampa attaccava il movimento e considerava le manifestanti mad, bad and dangerous to know. Tuttavia, alcuni giornali, come il locale Lewisham Borough News, pur criticando gli estremismi e certe tattiche del WSPU, si dimostrarono più simpatetici nei confronti dei diritti delle donne al voto.
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Donne e Topi

La terra angla ha dato i natali a Beatrix Potter. Generazioni di bambini albionici, e non solo, sono cresciute con le fantastiche storie di Peter Rabbit e i suoi amici roditori, pennuti e anfibi.  Beatrix Potter aveva avuto un’infanzia molto solitaria e infelice e quando era piccola passava gran parte delle giornate in compagnia di topolini e altri piccoli animali. Oltre ad essere stata un’illustratrice di successo, Beatrix si era distinta in tarda età come esperta micologa e nei suoi studi, oltre ad aver illustrato tavole botaniche, aveva intuito il processo di germinazione delle spore e il ciclo di vita dei miceti. Già da fanciulla, Potter aveva dimostrato una vivace passione per la scienza. Infatti, se i topi, le lucertole o i rospi della nursery non se la passavano bene, lei li usava come cavie e così studiava come erano fatti dentro. Il chiaro approccio pragmatico e l’occhio attento e indagatore fanno di questa signora vittoriana un fulgido esempio di flemma britannica. Nel 1897, Beatrix Potter aveva scritto un trattato scientifico sui funghi, che però era stato letto alla Linnean Society da parte di un uomo; infatti, essendo donna, Beatrix non aveva potuto nemmeno presenziare all’evento.  Il saggio, “On the germination of the spores of agaricineae”, fu accettato dalla Linnean Society per essere essere dato alle stampe, ma andò perduto sulla via della correzione di bozze. Tuttavia, ne si conoscono i contenuti grazie ad alcuni estratti collazionati dal Dr Watling del Royal Botanic Garden di Edinburgo.  Inutile dire che Beatrix abbandonò la carriera scientifica per illustrare The Tale of Peter Rabbit e altre storie per bambini.  A Beatrix Potter hanno dedicato mostre, libri, un favoloso negozietto in quel di Covent Garden e, in anni recenti, anche un film. Esiste anche la Beatrix Potter Society, per promuovere lo studio e la conoscenza della vita e delle opere dell’autrice, che fu una valente artista botanica e di paesaggio, nonche’ diarista e ambientalista. Inoltre, il suo contributo allo sviluppo della ricerca micologica, è unanimente riconosciuto dagli scienziati di oggi.
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Meteora

flat eric

Vi ricordate Flat Eric?

Era un pupazzo giallo, molto simile ai Muppets, che sapeva muoversi ad arte al ritmo del Flat Beat di Mr Oizo.
Verso la fine degli anni ’90 aveva avuto un enorme successo, grazie alla pubblicità di una nota marca di jeans.
London SE4 lo ha scovato per voi, all’uscita della metropolitana di Highbury & Islington, in un assolato pomeriggio di marzo.
Flat sedeva allegramente tra un banco di fioraio e un pub.
Ci è sembrato in buona forma.
Voi che ne dite?

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Cold Snap

© "Hungerford Bridge – 06/01/2010"

© “Hungerford Bridge – 06/01/2010”

Gli inglesi lo chiamano The Big Freeze, con un misto di eccitazione e timore. Da prima di Natale una coltre di gelo, neve e ghiaccio si è adagiata sulle Isole Britanniche, stringendole sempre più in una morsa da cui, sembra, sia difficile uscire, a dispetto delle tonnellate di sale gettate sulle strade e della caparbietà degli abitanti.

Il grande freddo non ha risparmiato nemmeno Londra. Nel giorno dell’Epifania la neve ha coperto la città con un soffice manto, ben presto tramutatosi in infido ghiaccio. Tutto questo ha ovviamente avuto pesanti ripercussioni sui servizi. Trasporti nel caos, scuole chiuse, tubature dell’acqua messe a dura prova, chiusure anticipate di negozi e attrazioni turistiche. E già su giornali e tv fioccano preoccupanti bollettini, tra le riserve di salgemma che cominciano a scarseggiare, le tragiche casualità che purtroppo si sono verificate, l’allarme per l’economia. Molti pendolari non sono riusciti a raggiungere i luoghi di lavoro, ma, al contrario di quanto verificatosi lo scorso anno, le aziende hanno stavolta deciso di non pagare la giornata. Questo ha scatenato molte polemiche, con i sindacati in prima linea a difendere i diritti degli impiegati. Al momento è stato suggerito ai datori di lavoro di inserire una clausola nei contratti per gestire le assenze dovute a maltempo e, nel frattempo, regolarsi con flessibilità, a seconda dei casi. L’assenteismo dovuto alla neve ha di sicuro creato perdite finanziarie a piccole, medie e grandi imprese. L’assicurazione Royal & Sun Alliance, basandosi sui dati di precedenti catastrofi climatiche, ha stimato i costi giornalieri a 690 milioni di sterline.
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Per un inizio in Technicolor…

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In questo freddo inizio di gennaio londinese, allietato da un sole inaspettato, e costellato, non tanto di concreti propositi per l’anno nuovo, quanto di speranze, mi piacerebbe suggerirvi un piccolo gioiello di arte surrealista, che potete ammirare gratuitamente fino al 31 gennaio nel mezzanine del BFI a Southbank. Per celebrare l’uscita dell’edizione restaurata della celebre pellicola di Powell and Pressburger, “The Red Shoes” [Scarpette Rosse], girata nel 1948, viene proiettato non-stop un breve film di animazione, in cui 130 suggestivi dipinti a olio, realizzati da Hein Heckroth, e montati in sequenza, richiamano la famosa scena del balletto, che nel film occupa ben 17 minuti.

Heckroth, formatosi alla Bauhaus, era emigrato in Inghilterra negli anni ’30 e qui aveva proseguito un’eccellente carriera come disegnatore di scene e costumi per teatro e cinema, collaborando anche ai bozzetti per due altri film di Powell e Pressburger, “A Matter of Life and Death” [Scala al Paradiso] e “The Black Narcissus” [Narciso Nero], entrambi girati nel 1946. Tuttavia, per “The Red Shoes” Heckroth fu nominato da Powell come disegnatore dell’intera produzione del film, il che significa che l’artista tedesco fu unico responsabile dell’ideazione visiva, inclusi i titoli, e perciò realizzò un numero infinito di schizzi e disegni, di cui ben 600 solo per il balletto. La sua vena surrealista e romantica seppe dare al film una grande atmosfera, realizzata spesso in economia e con un uso espressionistico dei colori. Per le scenografie del balletto ricorse all’impiego di materiali diversi, come cartapesta, chiffon e cellophane. Questo lavoro in grande scala non aveva precedenti e fu premiato con un Oscar alla scenografia.
“The Red Shoes” è anche uno dei film preferiti di Martin Scorsese, il quale ha avuto la chance di conoscere personalmente Powell e Pressburger e ha collezionato molte memorabilia nel tempo. Alcuni di questi tesori sono stati prestati dal regista al BFI, per allestire una piccola mostra, al piano superiore. Fino alla fine del mese si possono ammirare locandine originali, sceneggiature, lettere, fotografie e anche le famose scarpette rosse utilizzate nel film, firmate sul retro dagli attori protagonisti: Moira Shearer, Anton Walbrook, Robert Helpmann e Leonid Massine.
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Natale in SE4

Nonostante la crisi, Londra ci tiene alle sue vetrine addobbate e alle strade illuminate. Però io stavolta non mi soffermerò sulle luminarie di Regent Street o sugli innumerevoli eventi che animano la City. Resto invece in SE4, che di anno in anno si fa più propositiva, grazie alle iniziative di gruppi, artisti e privati.Innanzitutto un’idea originale. Un calendario dell’avvento da scoprire giorno per giorno nelle strade del quartiere. Il progetto, a cura della cooperativa Tea-Leaf Arts, utilizzerà le vetrine di diversi esercizi commerciali di SE4 come display per opere d’arte realizzate sul tema del regalo. Ogni giorno, fino a Natale, ci sarà dunque una nuovo tassello da scoprire e tutte le opere site-specific resteranno in visione fino al 5 gennaio 2010. L’ultima vetrina dell’Avvento, il 24 dicembre, sarà quella della galleria stessa, e saranno offerti mulled wine e mince pies, dalle 14 alle 17.
Fino al 3 gennaio è in cartellone al Brockley Jack Theatre una meravigliosa versione di “A Christmas Carol” di Charles Dickens.
Adattata per il teatro da Neil Bartlett e diretta da Kate Bannister, la produzione si avvale di un cast di validi attori, tra cui un convincente Toby Eddington nella parte dell’odioso Ebenezer Scrooge. Per circa due ore sarete catapultati nella Londra vittoriana e riuscirete a carpirne ogni sfumatura, dalle fioche luci delle lampade a gas ai vapori del Christmas pudding. Per questa produzione vale di sicuro la pena lasciare le vie rutilanti del West End e fare un salto al sud del fiume. Il teatro fa parte dell’omonimo pub, dove potrete cenare prima dello spettacolo o semplicemente bere una pinta.
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Writ in Water

keats
 
Fa sempre piacere avventurarsi in Hampstead Heath, con il suo parco e le file di casette vittoriane dai giardini impeccabili. E’ un posto che ha ispirato molti prima di me. John Constable abitava in Well Walk e dipinse spesso i grovigli di nuvole che si inseguivano nei cieli dell’Heath; Marx veniva qui tutte le domeniche con la famiglia e l’amico Engels per fare dei pic-nic, una salutare scarpinata che permetteva ai polmoni di rimettersi dai fumi della città e dal fumo dei sigari di Karl; sembra anche che Clive Staples Lewis, mentre annaspava nella neve del parco, in una giornata di rigido inverno, avesse avuto un’idea folgorante per cominciare a scrivere le sue Cronache di Narnia. Tuttavia, vi fu un celebre abitante della zona, quando questa era ancora un semplice villaggio fuori Londra, il quale seppe trovare nella drammatica bellezza della natura e nella quiete pittoresca del giardino di casa, non solo la necessaria ispirazione creativa, ma anche l’amore.  Stiamo parlando del poeta John Keats, la cui breve vita si spense, ahimé, lontano da questi luoghi e dalle braccia dell’amata, tra le volute barocche e i cieli di Piazza di Spagna, e i cui resti mortali riposano ancora sotto nodosi cipressi, al limitare della Piramide Cestia.  
Colui "il cui nome è scritto sull’acqua" è il prototipo dell’artista romantico, affascinante, povero, idealista, di fragile costituzione, destinato a morire giovane, bruciato dalla malattia e ancor più dalla passione. Però restano immortali i suoi versi, quell’Ode all’Urna Greca, che, forse, fu ispirata dal rilievo di una giumenta, ancora muggente al cielo, nelle sale del Museo Britannico, o quella ancor più celebre, dedicata all’Usignolo, che ai tempi gorgheggiava ignaro, nel giardino al limitare oscuro del parco di Hampstead Heath.Oltre ai versi immortali, e a generazioni di usignoli successive, in Keats Grove resta ancora tangibile e gradevole nel suo aspetto, quasi inalterato, la casa dove il poeta abitò, tra il 1818 e il 1820. 
L’edificio si chiamava Wentworth Place e originariamente era composto di due case gemelle, circondate da uno stesso giardino. Una di queste case era abitata dalla famiglia Brawne, l’altra dall’amico di Keats, Charles Armitage Brown. I due anni che Keats passò qui, come ospite, furono prolifici sia dal punto di vista creativo, sia da quello sentimentale, dato che il giovane finì per innamorarsi della fanciulla vicina di casa, Fanny Brawne. Il fidanzamento, inizialmente osteggiato per motivi economici, fu minato prima dalla malattia del poeta e poi interrotto bruscamente dalla sua morte. 
La casa è stata recentemente riaperta al pubblico, dopo un restauro finanziato dal comune e dalla Heritage Lottery Fund e costato quasi 500 mila sterline. Keats House non è solo un museo, ma un luogo vivo, animato da eventi ed iniziative culturali, incluso un Poetry Appreciation Group, che qui si incontra regolarmente. Il biglietto di ingresso costa 5 sterline, è valido per un anno dalla data di emissione, e vi permetterà di aggirarvi nelle stanze, ancora piene degli arredi e delle atmosfere care al poeta, osservare cimeli (lettere, poesie, l’anello di fidanzamento di Fanny, la maschera funeraria di John…) e, al momento, anche alcuni costumi originali dal set di Bright Star, il film di Jane Campion, ispirato alla storia d’amore tra il poeta e la Brawne, uscito nelle sale angle il 6 novembre scorso. 
 
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Darwin al bagno

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Chi di voi tiene un numero dell’intramontabile Topolino o magari la Settimana Enigmistica o, perché no, qualcosa di più colto e voluminoso in bagno? Nessun tabù, nulla di cui vergognarsi. E’ risaputo, infatti, che se gli italiani non sono proprio dei gran lettori, gran parte di essi possiede qualcosa da leggere per armonizzare mente ed esigenze fisiologiche, soprattutto fumetti, riviste e racconti brevi…
E gli angli?
A quanto pare, anche loro sono dediti allo stesso tipo di “hobby”, tanto è vero che è di questi giorni la sensazionale notizia che oggi vi riporto. Nel bagno degli ospiti di una dimora di campagna dell’Oxfordshire, da circa quarant’anni, faceva bella mostra di sé una copia de “L’origine delle specie” di Charles Darwin, acquistata in un mercatino di rigattiere per pochi scellini. Non sappiamo quanti ospiti si siano avventurati tra le sue pagine, ma che il libro fosse là era noto a tutti, amici e familiari. Proprio il genero del proprietario, mentre visitava una delle tante mostre organizzate per celebrare il centenario della celebre teoria scientifica, ha notato l’assoluta somiglianza tra un raro volume in esposizione e il libercolo nel bagno. Una stima d’antiquario ha dunque rivelato che il volume utilizzato per armonizzare le funzioni del corpo era niente meno che una rara edizione del 1859 (solo 1.250 copie furono stampate in quell’anno), valore minimo 35.000 sterline. Il volume salvato dal gabinetto, con la copertina dai caratteri incisi in oro e il titolo “On the Origin of Species by Means of Natural Selection”, sarà messo all’asta da Christie’s in occasione dei 150 anni dalla sua pubblicazione. Nelle note di corredo alla preziosa opera scientifica, la casa d’aste ha precisato “copertina lievemente rigonfia agli angoli”.
Nel frattempo, English Heritage, che ha in cura la casa di Darwin (Down House) ha pubblicato un appello per il ritrovamento di uno dei taccuini di appunti che il giovane scienziato aveva portato con sé dalla sua spedizione nelle isole Galapagos e che fu rubato presumibilmente tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. I 15 taccuini saranno messi on line da English Heritage per celebrare i 150 della teoria evoluzionistica.
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La biblioteca post-moderna

BritishLibraryInteriorNell’immaginario collettivo la parola ‘biblioteca’ fa venire in mente un posto chiuso, pervaso da un caratteristico odore di polvere, carta macera e pergamena, pieno di libri e gente china su di essi in religioso silenzio; un qualcosa di dislocato dalla vita di tutti i giorni, un luogo della tradizione, riservato a pochi, anche se aperto a tutti. Ma le cose cambiano, si parla ormai del concetto di biblioteca post-moderna, dove all’utente son concessi nuovi stimoli e servizi come prestito di materiali audiovisivi, spazi culturali con iniziative di vario genere, uso di computer, internet e documenti informatici, nonché personale disponibile ad insegnare l’uso dell’archivio a chi non ne ha dimestichezza.

Non so come sia la situazione italica al momento, ricordo che quanto sopra era sicuramente valido per la biblioteca di quartiere nella mia città natale, dove andavo a studiare e leggere con piacere, ma se ora mi stendessi sul lettino dello psicoanalista e Sigmund pronunciasse la parola “BIBLIOTECA NAZIONALE” avrei i sudori freddi e mi aggrapperei al sofà in preda all’ansia. Io spero tanto che, anche in quell’ambito, qualcosa sia cambiato, lo spero soprattutto per i poveri studenti e studiosi che ci devono sudare sangue… anche se, le ultime notizie ufficiali (gennaio 2009) parlavano di disservizi, personale ridotto, decremento dei volontari del servizio civile e prestito pomeridiano sospeso. Ai tempi della tesi, andarvi a fare ricerche equivaleva ad un viaggio dantesco nei gironi delle lungaggini e della burocrazia, nonché quotidiana esposizione all’amianto (bonificato solo a 3 mesi dalla mia laurea, con i disservizi che potete immaginare)…
Poi, son venuta qui, in terra angla, e, studiando per il Master, mi si è aperto un mondo: bellissime biblioteche post-moderne, con film, computer nuovi, scanner, stampanti, corsi di lingue, laboratori, prestiti possibili. Non importa se si è studiosi o no, qui è pratica assai comune andare in biblioteca per usare internet, prendere libri in prestito, far giocare i bambini, partecipare a dibattiti. C’è però una biblioteca angla, anzi LA biblioteca per eccellenza, che ha vinto il mio cuore e mi sta curando dal trauma di gioventù. La BRITISH LIBRARY, in quel di Euston, è il mio rifugio dai mali dell’inverno, pioggia, buio, stanchezza e povertà.
Ci vado spesso, tanto che ormai gli steward alla porta mi riconoscono senza batter ciglio (haha). Mi aggiro qua e là in questo edificio modernissimo (la biblioteca originale faceva parte fino a una decina di anni fa del British Museum, dove ancora restano gli spazi della Reading Room e della Kings Library) e vedo studenti e studiosi col laptop e la cup of tea. Sono così sereni da suscitare invidia, loro forse non sanno niente di lungaggini e decrementi del personale e libri spariti chissà dove.
Vado alla British Library e mi vedo gratis “I Tesori”, in una galleria aperta gratuitamente al pubblico, dove ci sono opere e documenti imperdibili, tra cui la preziosissima copia in greco onciale della Bibbia (codex sinaiticum – IV secolo d.C.), dei bellissimi evangeliari miniati (famoso quello di Lindisfarne – IX secolo d.C), la Magna Carta, l’unica copia manoscritta del Beowulf, il Sutra del Diamante (il più antico libro a stampa del mondo), il diapason di Beethoven, l’atto di nozze di Mozart, le lettere di Jane Austen e le canzoni autografe dei Beatles.
Ci sono poi mostre temporanee su vari argomenti. Ad esempio, al momento in cui scrivo, ce n’è una, totalmente gratuita e di grande interesse, sulla fotografia del XIX secolo, dal titolo “Points of View” (http://www.bl.uk/pointsofview/).
Ma ci si può altrettanto immergere in percorsi sonori, organizzati per tema, dove si può ascoltare di tutto, dalla voce di Florence Nightingale (The Sound and the Fury: The Power of Public Speaking) agli album di Jimi Hendrix (1968 on Record: a Year of Revolution). Per accedere alle sale di lettura basta un pass di accesso che viene rilasciato con facilità (basta esibire un documento di riconoscimento), e non bisogna essere laureandi o laureati. Ognuno ha diritto a studiare e fare ricerche.
A me, quello che stupisce ogni volta che mi siedo a bere un caffè, è la torre d’oro con tutti i volumi, i manoscritti e le mappe provenienti dalla King’s Library. Un monumento all’amore per il sapere.