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The Year of the Ox

chinatown 2009

Foto: © "China Town"- 26/01/2009

Il capodanno cinese è una delle festività più importanti dell’estremo oriente, e segue il calendario lunare, in cui i mesi iniziano ad ogni novilunio. L’anno del Bue ( Chou) è iniziato da pochi giorni, ma i festeggiamenti si concentrano soprattutto in questo weekend. Come ogni anno, ci sarà una grande, coloratissima festa a Trafalgar Square, coronata da fuochi d’artificio a Leicester Square ed allietata da musiche e danze tradizionali, tra cui quella del leone, in giro per i vicoli di China Town. E, nei giorni a seguire, alcune iniziative in diversi luoghi di Londra, promuoveranno la cultura cinese, in previsione dell’Expo 2010 che si terrà a Shanghai.
Al British Museum, fino al 27 marzo, una piccola mostra esplorerà il significato votivo e rituale di bronzi e giade in prestito dal museo di Shanghai, mentre al Victoria and Albert Museum si ripercorrerà la storia delle Esposizioni Universali.
Il capodanno cinese si celebra anche al Museum of Docklands, l’8 febbraio, con arti marziali, acrobati, racconti, danze e degustazioni. Sempre al Museum of Docklands si terrà un festival di cinema, organizzato dal Centro di Cultura Cinese.
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Bloomsbury 1759

Numerosi eventi che ebbero luogo nel 1759 concorsero a stabilire Bloomsbury come uno dei piu’ importanti distretti culturali di Londra. In quell’anno, grazie al contributo del collezionista Sir Hans Sloane, il British Museum fu aperto al pubblico. Sempre nel 1759 moriva Georg Friedrich Handel, celebre compositore nonche’ cofondatore del Foundling Hospital.
In questi giorni, una mostra gratuita esplora la vita e i tempi dei residenti piu famosi di Bloomsbury, mediante immagini ed informazioni esaustive. La mostra, aperta fino al 24 gennaio, dalle 11 alle 16, è allestita negli spazi del fu Imago Mundi, uno degli storici negozi di Museum Street che hanno chiuso i battenti negli ultimi dodici mesi (tra essi ricordiamo quello di stampe e libri antichi di Michael Finney, la libreria di Anthony Roe and Deana Moore, il Fine Books Oriental e il pregevole Ulysses Bookshop, scomparso assieme al suo proprietario, il poeta e bibliofilo Peter Joliffe).
La mostra fa parte di una serie di iniziative organizzate tra gennaio e febbraio 2009 dalla Bloomsbury Association, assieme al St Georges Bloomsbury, alla Situation Opera e allo storico Ian Foster, con il supporto del British Museum e dell’University College.
Se la piccola esposizione vi ha affascinato,  basterà attraversare la strada per una visita gratuita al British Museum, dove, nella sala dedicata all’Illuminismo, alcune teche racchiudono oggetti curiosi collezionati da Sir Hans Sloane, tra cui un raccoglitore di esemplari naturali (semi, frutti, cotrtecce, radici e resine) e alcune calzature provenienti dall’oriente (India, Cina, Giappone e Turchia).
Avventurandosi poi verso Brunswick Square, per la modica somma di 5 sterline, potete concedervi una visita al Foundling Museum, dove non solo conoscerete la storia del Foundling Hospital, il primo orfanotrofio londinese, ma potrete anche visitare una mostra speciale dal titolo Handel the Philanthropist.
Handel era un benefattore del Foundling Hospital, dove era solito dare performances del Messia per raccogliere fondi  La mostra si concentra sulle attivita’ caritatevoli del compositore, fornendo anche dei paralleli tra la vita nel XVIII secolo e quella dei nostri giorni. Per finire, il 7 febbraio, nella chiesa di St George, progettata dall’architetto del barocco inglese Nicholas Hawksmoor, la Situation Opera condotta da Nick Newland, riprodurra’ la prima originale del Messia di Handel, cosi come fu presentata a Dublino nel 1742. Il concerto iniziera’ alle 5.30 e nelle 15 sterline di ingresso e’ compreso un piccolo rinfresco.
 
Imago Mundi
40a Museum Street, London WC1A 1LU

 

The British Museum
Great Russell Street, London WC1B 3DG

The Foundling Museum
40 Brunswick Square, London WC1N 1AZ
 
St George’s Bloomsbury
Bloomsbury Way, London WC1A 2HR

 

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Del tempo e della città…

moretti LFF

Metà ottobre, il cielo si fa scuro, cadono le foglie, si raccolgono castagne… ed è tempo del London Film Festival.
Un appuntamento a cui non manco mai, da quando sono venuta a vivere qui. Un programma nutritissimo, con proposte da tutto il mondo, il gusto di vedere una pellicola in anteprima, spesso e volentieri accompagnata da un dibattito in sala, alla presenza degli attori o dei registi, quell’atmosfera vibrante, fatta di transenne, tappeti rossi, fotografi e security, che non si respira normalmente quando si va al cinema.Ogni anno sfoglio il catalogo con largo anticipo e mi procuro i biglietti per tre o quattro film (è difficile scegliere tra decine e decine di pellicole), sperando nel mio sesto senso e gusto personale. Quest’anno mi sono fatta un week-end full immersion, con i film di Davies, Grimaldi e Honoré. Il film documentario di Terence Davies sulla sua Liverpool è estremamente poetico e affascinante, non so se verrà mai distribuito in Italia, ma vale la pena vederlo e ascoltarne il commento, per quel modo unico e originale di mescolare memorie personali a storie di tutti i giorni, sulle note di musiche intense. Il regista stesso è un personaggio, credo di aver assistito al Q&A più strambo e gradevole degli ultimi anni. Proiezione in sordina per il film di Christophe Honoré, senza presentazioni nè commenti. La gioventù parigina è protagonista di questa storia, che è una rivisitazione in chiave moderna di un classico della letteratura francese, "La princesse de Clèves" di Madame de La Fayette. A seguire, proiezione di Caos Calmo, con Grimaldi e Moretti in sala, pronti a rispondere con ironia alle domande del pubblico. Il film sembra essere stato accolto favorevolmente, bisognerà vedere l’affluenza quando uscirà nelle sale inglesi. La bella novità di quest’anno è stata però la proiezione all’aperto, totalmente gratuita, di alcune chicche del cinema muto, con l’accompagnamento al piano di Neal Brand. London Loves è il titolo della rassegna, che ha celebrato la città e la sua popolazione presentando nella prima serata "High Treason" (1929), un ritratto futuristico di Londra, e il giorno seguente alcuni cortometraggi d’archivio su una città che ha cambiato volto, ma non la sua anima. 

trafalgar LFF 

Credits:
"Of Time and The City" di Terence Davies (http://uk.youtube.com/watch?v=X1kmDMJyR4A)
"La Belle Personne" di Christophe Honoré (http://uk.youtube.com/watch?v=c8eV_wAKgUI)
"Caos Calmo" di Antonello Grimaldi (http://uk.youtube.com/watch?v=6ZnfiKcOPgI
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Down came the rain, but nothing will change…

killing moon

La parentesi romana si è conclusa… anche l’estate. Qui in terra angla si respira l’odore dell’autunno e fa anche un pò freddino. E il sole è un optional. Si parlava ieri delle strane sensazioni a fior di pelle, una vacanza come tante che l’hanno preceduta, da cui non ci si aspettava nulla o quasi, e che però ci ha cambiato. Possono essere stati paesaggi montani di purezza sorprendente o uno scenario barocco da riscoprire, semplicemente, camminandoci dentro; la rivelazione è avvenuta in sordina, come la goccia che scava la roccia, attraverso il ritmo lento dei passi, la gamma di colori dimenticati, il sole che accarezza la pelle e il viaggio nella solitudine che si fa presenza, di noi stessi. E poi si torna a Londra, alla vita frenetica, al clima incerto da recessione, ai pendolari che corrono senza posa tra lavori che saltano, alla quotidianità stravolta, fatta di facce e ritmi che dovrebbero essere gli stessi di dieci giorni fa, ma in fondo al cuore sai che non è così. E, tuttavia, la sola cosa da fare è tuffarsi in questo mondo asincrono, coglierne le opportunità cercando di non farsi prendere da quella frenesia malata, anche se è un proposito destinato al fallimento. 
L’unica cosa che conta è restare fedeli a se stessi, pur nei cambiamenti e nelle evoluzioni.
Così mi sono ritrovata a filosofeggiare, tra una pausa e l’altra del concerto dei Bunnymen alla Royal Albert Hall. Sul tempo che passa, sui prodotti musicali che oggi si divorano in un nanosecondo, mentre ieri un album durava si e no 45 minuti e lo ascoltavi attentamente, lo metabolizzavi consumandone i solchi. Ho visto scorrere bellissime immagini in bianco e nero di una gioventù piena di promesse, e sul palco quello che rimane di un ventennio di tempeste e battaglie. 
Sarà che io i concerti rock seduta in piccionaia proprio non riesco a concepirli… però so che se fossi stata sotto al palco, testimone del decadimento della gioventù di cui sopra, mi sarei sentita peggio. 
"Evergreen…"
 
 bunnymen
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Close Encounters

alieni?

La fine del mese di agosto porta sorprese in terra angla. Si va al locale brasileiro e ti danno un cubetto di ghiaccio luminoso per chiamare la cameriera. 
E se il tempo non è sempre clemente, basta guardare su in alto e quando meno te lo aspetti c’è uno sprazzo di sereno, uno scampolo di cielo azzurro, un arcobaleno da manuale. 
Guardando in alto, si può anche avvistare… un UFO! 
Ebbene sì, anche SE4 ha avuto i suoi incontri ravvicinati. 
Il 9 agosto qualcosa di sinistro si aggirava nei cieli neri a sud est di Londra.
Chi dice che fossero delle lanternine luminose, chi una birra di troppo, ma in tanti sono convinti che gli extraterrestri scorazzassero sopra i verdi sobborghi a sud del fiume. Ne ha parlato anche il giornale locale!
Guardando in basso, invece, più precisamente a terra, si possono incontrare altri generi di alieni. 
Era sui giornali angli, ma anche italiani, la notizia delle lumachine romane dal nome buffo, Papillifera Papillaris, quelle che da cento anni dimorano felici e indisturbate a Cliveden nel Buckinghamshire. Pare siano emigrate per nave, incollare ad una bella balaustra marmorea, proveniente dai giardini di Villa Borghese. E se si sono acclimatate le lumachine, perché non dovrei farlo io? 
 
La sorpresa più gradita è stato però l’arrivo in VESPA dell’amico-bloggatore Pacomino
(vedi: http://pacomino.blogspot.com/2008/08/preview.html), il quale, per passare un weekend a Londra, si è fatto tutta una tirata da Milano (con un’unica sosta al confine svizzero) e che, all’alba del sabato, è stato scortato dalla polizia di Lewisham, con navigatore satellitare e tutti gli onori, fino alla mia porta.  Ecco, non so se vi posso spiegare cosa abbia significato girare Londra by night in sella ad una Vespa, e veder gonfiare le gomme e mettere miscela al suddetto mezzo al benzinaio di SE4, ma da quando tutto questo è accaduto la città mi sembra più mia. 
 
vespa 
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Ridiamoci su…

underground

A meno di una settimana dal ferragosto, il tempo è autunnale. Per la nota legge della nube di Fantozzi, piove sempre nei miei giorni liberi. Ma poteva andar peggio, avrebbe potuto esserci lo sciopero della Tube, che invece è stato revocato. Girovagando in rete, per vincere il tedio da clima deprimente, ho scovato una simpatica canzoncina, realizzata con anglo sarcasmo dagli “Amateurs Transplant”, un duo di (veri) dottori, i quali devolvono le vendite del loro album alla ricerca sul cancro. Per £9.99 potete fare una buona azione e portarvi a casa delle chicche come Paracetamoxyfrusebendroneomycin, The Menstrual Rag, e il singolo, ormai leggenda, dal titolo London Underground, ascoltabile al seguente indirizzo:

http://www.backingblair.co.uk/london_underground/ 

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Londra sconosciuta

gdw

Dall’era preistorica all’impero romano, passando per il medioevo, i regni dei Tudor e degli Stuart, una guerra civile, la Restaurazione, un furioso incendio, la rivoluzione industriale e il blitz, per arrivare ai nostri giorni, Londra è stata edificata, vissuta, distrutta e ricostruita innumerevoli volte, strato su strato. Al turista frettoloso, al pendolare distratto, a chi si ferma ai luoghi comuni, Londra è il Tamigi, il Big Ben, la grande ruota del London Eye, la colonna di Nelson in una piazza sorvolata da piccioni o il cambio della guardia davanti a Buckingham Palace. Esiste però una Londra parallela, sconosciuta ai più, fatta di luoghi nascosti, segreti, e tuttavia non così lontani dalle strade principali o dalle attrazioni da manuale. Angoli dove il tempo si è fermato, vicoli e cortili in cui sopravvivono scampoli di epoche lontane, piccole meraviglie di ingegno vittoriano o pittoreschi saggi di architettura più antica, incredibilmente preservati.
 
A due passi da Trafalgar Square, al numero 55 di St. Martin’s Lane, si può sperimentare un insolito tuffo nel passato, lontano dai clamori e dal traffico della zona. Goodwin’s Court è un piccolo vicolo, costruito nel lontano 1627 e sorto su quella che allora si chiamava Fishers Alley, come indica una targa apposta dal L.C.C. Survey.
                                                     targa
 
Sulle porte si possono ancora ammirare delle belle targhe-incendio, o Fire Marks, che all’epoca, erano una novità recente. Infatti, in seguito al disastroso incendio del 1666, che aveva distrutto due terzi della città, erano sorte delle società di assicurazione per la prevenzione e l’indennizzo dai danni causati dal fuoco, le quali gestivano un proprio corpo di pompieri, pronti ad intervenire al salvataggio degli immobili coperti da polizza. Nacque così l’idea di contrassegnare gli edifici assicurati con una targa, allo scopo di riconoscerli e/o distinguerli da quelli non assicurati o registrati presso società diverse.

 

                                                               mark 

Nello stesso vicolo fa bella mostra di sè un’originale lampada a gas di epoca vittoriana, tuttora funzionante, che all’imbrunire regala un’atmosfera calda e discreta, tanto affascinante quanto lontana dalla vivacità moderna dei lampioni e dei neon che vi accoglieranno subito fuori.

        gaslight2          gaslight

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5 pound… o anche niente

                                                  £5 or nothing

Perché Londra è la città più cara d’Europa, come si dice. Ma allora, se si è al verde o si fa economia, cosa significa? Che non ci si può divertire, che bisogna restare a casa a guardare la tivvù? Neanche per sogno! Londra offre tantissimo, anche a chi ha scarsi mezzi economici, basta saper cercare. Ad esempio, ci sono un sacco di gallerie private che hanno in programma mostre interessanti e possono regalare un’emozione, a costo zero, tipo le foto surreali stampate diasec di Etienne Clément, con i paesaggi suburbani da thriller e le geishe di plastica colorata. E poi, per sole £5, la musica, quella bella, di qualità, suonata in spazi intimi, pubblicizzata con passaparola, mailing list, volantini o sms di amici. Domenica, al Jamm di Brixton, le note del Seckou Keita Quartet, una felice collaborazione, che mescola assieme melodie e strumenti europei ed africani, tra cui la Kora, arpa-liuto dell’etnia Mandinka. Ieri sera, invece, ruvide note R&B al Cafè Crema di New Cross. I Congregation, un duo che sembra uscito dalle foto bianco e nero degli anni venti, e che ha appena pubblicato il suo primo album, hanno saputo entusiasmare con un live dai suoni furtivi e seducenti, condito dalla struggente presenza vocale di Victoria Yeulet.
 
CREDITS:
 
© Seckou Keita Quartet – Live @ Jamm, 06/07/2008 
 
© Etienne Clément – Green Geisha (Whitecross Gallery) 
 
© Congregation – Live @ Cafè Crema 12/07/2008 

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COmeQuanDOfuOriPIOVE

rainfest
La quiete della mia stanza, e la pioggia contro i vetri… Ma l’estate dov’è?
Sono giorni che piove a catinelle, mi si è rotto l’ombrellino verde, vado in giro con l’ombrello grande di plastica trasparente… e ho ritirato fuori la sciarpa dall’armadio. L’altroieri il giornale diceva di non perdere le speranze, che l’estate non è finita; oggi, invece, propendeva alla rassegnazione e chi vuole il sole, si prenda un aereo. Non sono troppo triste, non è la mia prima estate piovosa in terra angla… mi preoccupano di più tutte le persone che vanno in giro tossendo e starnutendo, quello sì. E poi è la stagione dei festivals. Ce ne sono di tutte le dimensioni e per tutte le tasche, al bagnato e all’asciutto, nei campi e in piazza. Glastonbury, con le tende, il fango e la Winehouse che ciondola sul palco e si accapiglia con i fans è solo l’esempio più illustre. Giovedì scorso grande musica gratis a Trafalgar Square, con il Don Carlo di Verdi in diretta dalla Royal Opera House. Inizialmente diluviava e gli organizzatori, oltre al pratico cuscino gonfiabile, distribuivano simpatici impermeabili usa e getta. Ma poi, fortunatamente, è uscito il sole per un paio d’ore e la serata si è ripresa alla grande. Bisogna essere temerari e partire equipaggiati. Si replica mercoledì 16 luglio, con Le Nozze di Figaro. Suggeriamo di munirvi di ombrello, plaid e picnic. Fra due settimane ci sarà anche il LoveBox festival a Victoria Park. E che sia sole o pioggia, polvere o fango, ci si andrà, senza dubbi, e senza consultare le previsioni meteo. 
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Verdi speranze

greenhopes

L’estate in terra angla ha un certo fascino, non fa buio prima delle 22, si vive alla giornata e, soprattutto, al momento.

Ora c’è il sole e si va al parco, poi piove e si va al pub, là c’è un cinema sotto le stelle, qua un festival affondato nella fanghiglia.

E siccome il caldo non è torrido e l’acqua ogni tanto viene giù, il verde non manca e le suggestioni… nemmeno. 

 

1) The Lure of The East – Tate Britain (SW1P)

2) Victorian Tiles – The Honor Oak Pub (SE23)

3) Desperation – Mantle road (SE4)

4) Cat in South East London