Pattinare sul ghiaccio a Londra

Fino a duecento anni fa, era abbastanza frequente per il Tamigi gelare completamente fino a due mesi l’anno. Per circa un paio di secoli, dal XVII agli inizi del XIX, la Gran Bretagna fu infatti coinvolta in una “piccola era glaciale”. Inoltre, il vecchio London Bridge ed i moli adiacenti, durante l’inverno, fungevano da diga, bloccando pezzi di ghiaccio e vari detriti, che gelavano facilmente. Nonostante i disagi dei rigidi inverni, i londinesi si dimostrarono resilienti ed audaci come sempre, costruendo delle vere e proprie fiere dotate di pubs, negozi e piste di pattinaggio. Tra il 1607 e il 1814 vi furono moltissime “frost fairs”, di cui ci hanno lasciato testimonianza artisti, scrittori e diaristi come John Evelyn. Queste fiere attraevano una multitudine di persone, tra cui anche re e regine! Ovviamente, costruire dei parchi di divertimento sul fiume ghiacciato, poneva dei rischi, e, talvolta, quando il ghiaccio cedeva, tende e persone venivano inghiottite dalle acque. Tragedie di questo tipo si verificarono nel 1739 e nel 1789, quando un naviglio, ancorato ad un edificio di Rotherhithe, muovendosi, a causa dello sciogliersi del ghiaccio, trascinò tutto via con sé. All’inizio del XIX secolo, il clima cominciò a farsi più mite e l’ultima frost fair ebbe luogo nel gennaio del 1814, con cinque giorni di feste, balli, giochi di ogni genere, rinfreschi e gare di pattinaggio. La demolizione del ponte medievale di Londra nel 1831 pose fine al fenomeno di congelamento del Tamigi, ma i londinesi non si persero d’animo e cercarono di replicare le piste di pattinaggio con mezzi artificiali. Ice rinks sorsero tra Regent’s Park, Chelsea e Westminster, dove i pattinatori potevamo esibirsi accompagnati da un’orchestra dal vivo. Il boom delle piste di pattinaggio si ebbe però negli anni Venti del secolo successivo, con l’ideazione di strutture permanenti. The London Ice Club, inaugurato nel 1927, era un circolo privato parecchio costoso. Fu democraticamente riaperto al pubblico nel 1936 con il nome di Westminster Ice Rink, ma dovette chiudere per sempre all’inizio della guerra, nel 1940. Le feste natalizie a Londra sono l’occasione per infilare i pattini ed appprofittare dei numerosi ice rinks temporanei, di cui, i più suggestivi, sono quelli organizzati a Somerset House, al Natural History Museum,  alla Torre di Londra e tra i grattacieli di Canary Wharf. Si pattina a tempo di musica, con la pista illuminata da luci colorate e l’offerta di bevande calde e speziate dai bar vicini. Se l’abbigliamento oggi è casual e sportivo, un tempo ci si doveva attenere alle regole della moda, che consigliavano dei coordinati chic e ad hoc. Se volete saperne di più, una piccola mostra gratuita al Museum of London esplora la passione dei londinesi per il pattinaggio su ghiaccio attraverso documenti ed oggetti originali, come i pattini medievali ricavati da ossa di animali. Buone Feste.

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A Londra, due Festival delle Luci

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Per molti, gennaio è un mese deprimente: freddo e buio ci attanagliano, e le Feste sono ormai alle spalle, con tutto il carico di buoni propositi destinati a naufragare, un girovita appesantito e la poca voglia di rimettersi al lavoro. La luce, si sa, può allontanare il malumore. Un doppio appuntamento gratuito con un festival delle luci, è l’evento da non mancare. Londra è una città all’avanguardia nell’attuazione di iniziative artistiche, che rappresentano, allo stesso tempo, un intervento di decoro urbano (basti pensare ai tanti ‘sculpture trails’ che ogni anno mettono cittadini e visitatori in contatto con nuovi linguaggi artistici o permettono loro di scoprire aneddoti e storie interessanti).

Un festival delle luci è l’occasione perfetta per fare una passeggiata, da soli o con amici, alla scoperta di installazioni luminose create da artisti britannici ed internazionali, allo scopo di stupire, divertire, ma anche far riflettere.
L’iniziativa, delimitata ad una o più aree di intervento, è non soltanto un’occasione di riqualificazione urbana e di coinvolgimento pubblico, ma, ripetuta nel tempo, si pone anche come interessante attrattiva turistica.

A Canary Wharf, dall’11 al 20 gennaio, Winter Lights offre ai visitatori un tour di 18 installazioni luminose, che includeranno farfalle di luce, un alieno di oltre 5 metri, e una scultura al neon creata dal palestinese Alaa Minawi, in solidarietà con i rifugiati siriani.

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A complemento del festival, nella lobby di One Canada Square, si potrà anche visitare la mostra di Nathaniel Rackowe, dal titolo “The Luminous City”.
Dal 14 al 17 gennaio, Lumiere London trasformerà ogni sera le strade del centro, tra Westminster e King’s Cross. Anche qui si potranno ammirare le opere di una ventina di artisti internazionali, tra cui Julian Opie, Sarah Blood e Porté par le Vent, che, dopo il successo in Francia e a Gerusalemme, porteranno Les Luminéoles, un affascinante spettacolo di pesci fluttuanti, nel cuore di Piccadilly.
Questi eventi gratuiti, seguono l’esempio di altri festival europei di successo (basti citare la Fête des Lumières di Lione) e, oltre ad attirare migliaia di londinesi e visitatori, si spera riusciranno come antidoto al post-holiday blues.

 

Resti Romani e scheletri Tudor

denarius_©LondonSE4Crossrail è un ambizioso progetto, che doterà il sistema metropolitano di ben 21 km di gallerie, parallele e connesse a quelle della Tube, e percorribili da treni ad alta velocità, provenienti da nord, est e ovest  della regione. 37 le stazioni del tratto centrale, di cui 8 completamente nuove, lungo una linea che da Heathrow, passerà per Paddington, Tottenham Court Road, Liverpool Street, fino a Canary Wharf. Crossrail non è solo il progetto ingegneristico più grande d’Europa, ma anche fonte di un’imponente ricerca archeologica, che ha dato, fin qui, risultati notevoli. Non capita di certo di tutti i giorni che a Londra si scavi così in profondità e in maniera tanto sistematica. La città viene di solito ascritta al 43 d.C., anno di fondazione da parte dei Romani, ma si sa, da sparuti reperti archeologici, che gli insediamenti umani nell’area risalgono perlomeno al mesolitico. Il cuore della città è fatto di strati, che datano dall’età del bronzo, all’epoca romana, dal medioevo ai Tudor, fino ai Vittoriani. L’equipe di archeologi che lavora per Crossrail, dal 2009 ha il compito di investigare i siti dove sorgeranno stazioni e tunnel, prima che i costruttori e le colate di cemento prendano il sopravvento. In tre anni di demolizioni e scavi, le scoperte e le informazioni ricavate sono tanto copiose quanto affascinanti. Una bella mostra speciale, totalmente gratuita e aperta solo per oggi, nei locali di Grays Antiques, a South Molton Lane, è servita a fare il punto sulla situazione degli scavi. Nella zona compresa tra Moorfields e la stazione di Liverpool Street, là dove un tempo sorgeva il manicomio di Bedlam, è stata rinvenuta un’area cimiteriale con un notevole numero di sepolture. Difficile stabilire se gli scheletri, databili ad un periodo compreso tra  il 1568 e il 1720, appartengano ai pazienti internati nell’ospedale psichiatrico o, piuttosto, a semplici parrocchiani. L’esemplare in mostra, uno dei meglio conservati, era quello di un giovane, tra i 18 e i 25 anni, già sofferente di discopatie e deformazioni delle falangi, molto probabilmente costretto a pesanti lavori manuali, fin dalla tenera età. Tra la City e Tottenham Court Road è stata rinvenuta la maggior parte di reperti, per lo più rifiuti domestici, come manufatti d’osso (mollette, manici di coltelli, una pedina del domino, pattini rudimentali), vasellame di terracotta invetriata, pipe di argilla. All’epoca romana risalgono invece frammenti di preziosa sigillata rossa e un denarius d’argento, ben preservato, dell’epoca di Alessandro Severo (228-231 dC). Nell’area corrispondente allo stabilimento della ditta alimentare Crosse and Blackwell, al n. 21 di Soho Square, è stata portata alla luce una cisterna, riempita da oltre due tonnellate di vasi e recipienti in ceramica, principalmente contenitori di salse e conserve della fabbrica stessa. Tuttavia, la porcellana veniva utilizzata per recipienti destinati ad uso ben diverso, come dimostra il fantasioso pitale vittoriano, ritrovato a Stepney Green. Più oltre, a Canary Wharf, una scoperta sensazionale: rari frammenti di ambra, vecchi più di 50 milioni di anni. Potranno dare agli studiosi informazioni importanti sia sul tipo di piante presenti nella zona, sia sulle condizioni ambientali del tardo pleistocene.