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Al British Museum di Londra per “Notte al Museo 3”

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In questi giorni, nelle sale italiane, si proietta il terzo capitolo della popolarissima saga “Notte al Museo”, in cui Larry Daley, interpretato da Ben Stiller, è il guardiano avventuroso, che, per permettere alla magia notturna di continuare a fluire e dar vita ai tanti personaggi del Museo, si reca in missione oltreoceano, approdando al British Museum. Per realizzare il film, inizialmente la troupe ha lavorato nel museo londinese per tre notti. Il resto delle scene sono state girate in Canada, in un set appositamente costruito a Vancouver. A parte gli oggetti della collezione, e le maniglie di ottone, che distinguono l’istituzione londinese, il layout e lo stile del museo sono stati quasi del tutto sovvertiti, in modo da mantenere l’estetica delle pellicole precedenti. Così, solo la sala del Partenone e la Great Court corrispondono alla realtà. I film makers hanno trascorso parecchio tempo a fare scansioni 3D di oggetti della collezione del British Musuem, che hanno in seguito ricolorato e ridimensionato, per farli risaltare sul grande schermo.

Ovviamente, ci sono differenze significative tra il museo vero e quello del film. Per esempio, dal 1899 non ci sono più scheletri di dinosauri, perché le collezioni furono trasferite al Museo di Storia Naturale di South Kensington. Tuttavia, nella sala dedicata all’Illuminismo, il British Museum conserva ancora un teschio di Ictiosauro, raccolto dalla celebre paleontologa Mary Anning.
Gli elefanti Kakiemon, che, nel film, scorrazzano nella Great Court, sono stati ingigantiti. Li potete ritrovare nei loro più rassicuranti 35 centimetri di altezza, nella sala 33 del celebre museo londinese. Nella stessa sala, sono custoditi anche gli uccelli dorati, i Garuda della fede induista, che nel film aiutano i protagonisti a combattere il mostro a nove teste Xiangliu.
Non si può esplorare la tomba di Ankhmenrah, tuttavia, il museo è famoso per la cospicua collezione egizia, che include molti sarcofagi e centinaia di mummie.
Nel film compaiono elementi di pura finzione, come il demone serpente, un corridoio medievale e nientemeno che il mitico Sir Lancillotto!
Ma questo è il bello del cinema, che permette di dare vita a sogni e leggende. Il bello dei musei, invece, è che gli oggetti ci fanno rivivere un passato lontano e ci fanno conoscere civiltà ed esperienze lontane.

Se vi recate a Londra, scaricate l’applicazione gratuita basata sul film per aiutarvi a esplorare il British Museum, potrete anche partecipare ad un concorso per vincere una vera notte al museo!

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Un albergo ricco di storia e di segreti, nella City di Londra

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In era vittoriana, la costruzione di ferrovie che collegassero Londra, cuore dell’Impero, a destinazioni tanto numerose quanto, a volte, molto distanti, era simbolo, non solo di efficienza e capacità ingegneristiche, ma anche la dimostrazione di come il treno fosse divenuto il principale, privilegiato e più veloce mezzo di trasporto. Non deve stupire, dunque, che nel 1894, venisse costruito un lussuosissimo albergo proprio a fianco della stazione di Liverpool Street. Il Great Eastern Hotel, era perfetto per quei ricchi ed esigenti viaggiatori, che necessitassero di un accesso rapido alla City.
L’albergo, disponeva addirittura di un binario speciale, non solo per il rifornimento di provviste, ma anche per il trasporto di acqua di mare (da Harwick, in Essex) destinata alle sue dodici sale da bagno. Progettato dai fratelli Edward Middleton Barry e Charles Barry Junior, il Great Eastern Hotel era il prodotto di un’epoca destinata ad essere spazzata via dal boom del turismo di massa, dall’avvento delle automobili e dai cambiamenti nel modo di viaggiare. Decaduto nel tempo, fino a divenire un fatiscente albergo ad ore, nel 1996, il vetusto edificio fu salvato dalle demolizioni, grazie all’intervento dello studio di architettura Mansel Practice. Alleggerita la struttura, inserita una nuova lobby e aumentato il numero delle camere (e dei bagni), oggi l’albergo è un hotel cinque stelle che ritiene molte delle caratteristiche originali. L’Andaz Hotel, così è stato rinominato il Great Eastern, vale la pena di essere visitato, specialmente per un brunch, un afternoon tea o un cocktail in quella che era la splendida sala da ballo del precedente albergo, costruita nel 1895, e dotata di una bellissima cupola di vetro, sopravvissuta miracolosamente intatta. L’hotel custodisce anche un particolarissimo ambiente segreto: una loggia massonica, risalente al 1912, e riscoperta solo durante i lavori di ristrutturazione. La stanza, che abbiamo avuto la fortuna di visitare, grazie alla gentilezza dello staff, è priva di finestre, richiama lo stile di un tempio greco ed è decorata lussuosamente, con dodici tipi di marmi italiani, finiture in mogano, candelabri di bronzo, lampade di alabastro, ed uno stupefacente soffitto stellato, con i segni dello zodiaco. Le logge massoniche erano molto in voga tra i gentiluomini dell’ottocento, quindi non deve sorprendere la presenza di questo ambiente in un hotel di lusso, costruito, tra l’altro, grazie ad esponenti della loggia. La sala segreta è oggi prenotabile per eventi privati, cene e riunioni, ed è solitamente aperta al pubblico, con visita guidata, durante l’annuale appuntamento di London Open House.
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Sky Garden: un giardino pensile nel cielo di Londra

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20 Fenchurch Street è un grattacielo commerciale nel cuore della City, alto 160 m e soprannominato il Walkie-Talkie, per la sua forma particolare, che si gonfia verso l’alto, risparmiando sui costi del terreno edificabile.
L’edificio, era salito alla ribalta delle cronache un paio di anni fa, a causa dell’insolita rifrazione delle sue vetrate concave, talmente potente da sciogliere le automobili parcheggiate nelle vicinanze!
Progettato dall’architetto uruguayano Rafael Viñoly, il Walkie Talkie torreggia sullo Square Mile con tutta l’imponenza dei suoi 34 piani. A dicembre, con l’inaugurazione dello Sky Garden, si è arrivati a 38.  Definito il più alto parco pubblico del Regno Unito, lo spazio è, in realtà proprietà privata (appartiene infatti alle società Land Securities e Canary Wharf Group), ed è gestito da Rhubarb, una ditta di  eventi e ristorazione. Tuttavia, i comuni mortali, come me, hanno diritto all’accesso gratuito, mediante comoda prenotazione online (bisogna registrarsi in largo anticipo e presentarsi muniti di documento di identità, per ragioni di sicurezza).

Così, ieri mattina, con il mio e-ticket e il passaporto, ho attraversato il London Bridge e infilato Philpot Lane, per recarmi all’ingresso di 20 Fenchurch Street. Passati i controlli e grazie ad un ascensore velocissimo, decorato in fine marmo traslucido, sono arrivata in un baleno allo Sky Garden. Il primo impatto è stato emozionante. Sicuramente, l’aver beneficiato di una bella (seppur fredda) giornata di sole, ha reso la visita ancora più spettacolare. Mediante uno spazio vetrato di 3000 metri quadrati, lo Sky Garden offre ai visitatori un panorama di Londra praticamente ininterrotto, a 360 gradi: a sud lo Shard, a ovest la City e Westminster, a nord, altri famosi grattacieli, come il Cheesegrater e il Gherkin, e ad est Canary Wharf e la Torre di Londra. Il bel giardino sub-tropicale, con piante grasse, sterlizie, lavanda, rosmarino e piccoli alberi, è opera dello studio di architetti paesaggisti Gillespies. La realizzazione di un giardino pensile aperto al pubblico, è stata la condizione essenziale per l’approvazione del progetto, assieme alla richiesta di non ostruire o sottrarre la vista della Cattedrale di St Paul’s da un certo numero di luoghi di Londra.
Ho fatto tante foto (come era prevedibile) e girovagato tra la vegetazione. Ho anche ammirato i coraggiosissimi addetti alle pulizie, che lavavano i vetri ad altezze vertiginose, Per finire, mi sono ristorata allo Sky Pod, il bar sulla piazza pavimentata (lo Sky Garden include caffetteria, brasserie e ristorante, su tre livelli). L’esperienza è stata così piacevole, che, mentre sorseggiavo il mio tè e usufruivo del wifi gratuito, ho prenotato un’altra visita (stavolta di pomeriggio), all’indirizzo:
https://skygardentickets.com/

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Funghi allucinogeni a Buckingham Palace

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Alan Titchmarsh è un giardiniere inglese, scrittore e presentatore di programmi televisivi dedicati appunto al giardinaggio.

Con permesso speciale della Regina Elisabetta II, ha passato l’ultimo anno ad esplorare i giardini di Buckingham Palace, che, oltre ad essere molto antichi, ospitano numerosissime specie di flora selvatica, moltissimi insetti e farfalle e svariate specie di uccelli.

Mentre Titchmarsh passeggiava nei giardini,  in preparazione di un programma speciale, da trasmettere sull’emittente ITV il giorno di Natale, si è imbattuto in un ovolo malefico, o Amanita Muscaria, un tipo di fungo abbastanza comune, le cui proprietà allucinogene sono note da secoli. L’esperto giardiniere si è dichiarato sorpreso di aver identificato questo particolare fungo nei giardini privati di Sua Maestà, L’Amanita, dal cappello rosso disseminato di verruche biancastre, si trova in tutto il Regno Unito ed è certo che l’esemplare ‘reale’ sia cresciuto nei giardini spontaneamente. Si tratta di un fungo importante per la crescita e lo sviluppo di molti tipi di albero, che fornisce cibo per le mosche, ed è anche un sito di riproduzione per coleotteri. L’Amanita possiede anche  proprietà psicotrope, note fin dai tempi più antichi, e veniva utilizzato nei riti sciamanici, per provocare allucinazioni. Il fungo contiene sostanze psicoattive come l’acido ibotenico e il muscimolo, ed è uno dei più velenosi che si possano incontrare nei boschi di conifere e latifoglie.

Un portavoce di Buckingham Palace ha subito tenuto a precisare, a scanso di dubbi, che “i funghi del giardino non sono utilizzati nelle cucine del palazzo”.

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Boar’s Head ceremony a Londra

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Ieri ho avuto occasione di partecipare ad una delle numerose, antiche e particolari cerimonie che ogni anno si svolgono nel cuore della City di Londra. La Boar’s Head Ceremony è una processione che vede i rappresentanti della Corporazione dei Macellai, vestiti nella livrea blu, tipica della gilda, lasciare la loro sede in Bartholomew Close e raggiungere Mansion House per recare in dono al Lord Sindaco della City una testa di cinghiale. Il dono singolare, che consisteva in un vero esemplare fino al 1968, per ragioni di igiene e sicurezza, si è trasformato in simbolico e colorato omaggio di cartapesta.

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L’eccentrica cerimonia, si fa invece risalire al 1343, quando, in seguito alle proteste dei francescani di Greyfriars, costretti a camminare tra gli scarti e i rifiuti dei macellai di zona, il sindaco John Hammond aveva predisposto un terreno adiacente al fiume Fleet, affinché vi si potessero gettare frattaglie ed altre lordure. In cambio di questa concessione, la Corporazione dei Macellai avrebbe dovuto donare al sindaco, ogni anno, per Natale, la testa di un cinghiale. Scomparso il convento di Greyfriars, distrutta la chiesa e ricoperto l’immondo Fleet Ditch, menzionato da Alexander Pope e Jonathan Swift, resta ancora oggi questa singolare e festosa cerimonia, che si snoda nelle vie della City tra ali di passanti interdetti ed i clacson delle auto, costrette a fermarsi.
Il corteo dei Macellai con la testa del cinghiale viene preceduto da rulli di tamburi, e accompagnato da poliziotti in motocicletta, addetti a fermare il traffico lungo Cheapside, più una coda di curiosi ed entusiasti.

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Quella dei Macellai è la ventiquattresima corporazione di livrea in ordine di civica precedenza e svolge un ruolo attivo nella City sia nell’ambito del commercio, sia come istituzione di beneficenza.

 

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L’orso Paddington sbarca a Londra

IMG_20141114_153158Domani approderà nelle sale cinematografiche il film natalizio ‘Paddington’, scritto e diretto da Paul King, con protagonista il celebre orsetto, creato da Michael Bond, nel 1958.
All’orso peruviano, amante della marmellata e raffigurato con uno stazzonato montgomery blu ed una valigia marrone, è stata data rinnovata celebrità,

non solo sul grande schermo, ma anche in libreria, con la pubblicazione di una nuova edizione anastatica delle sue avventure,
e poi in giro per Londra, grazie a mostre ed
iniziative turistiche.
Celebrità, artisti e fashion designer sono stati invitati a reinterpretare il personaggio per dare vita ad uno speciale percorso Paddington’, con 50 statue del famoso orsetto disseminate in tutta Londra.
Una mappa, scaricabile online, aiuta i visitatori a trovare le statue, installate in vari luoghi chiave, tra l’aeroporto di Heathrow ed i grandi magazzini Selfridges. Fu qui che Michael Bond aveva comprato un orso di peluche per sua moglie come regalo di Natale e il giocattolo gli fu poi d’ispirazione per il libro. Le statue, resteranno esposte fino al 30 dicembre e, poi, saranno vendute all’asta con la speranza di raccogliere £ 1.000.000 per opere di beneficenza tra cui il NSPCC e il suo servizio ChildLine.
Paddington ha assunto molte forme fisiche nel corso degli anni.
Diversi illustratori e animatori hanno interpretato questo orso molto amato da generazioni di piccoli e grandi. Una mostra in programma alla House of Illustration, fino al 4 gennaio, presenta una selezione di opere d’arte che coprono i 50 anni di Paddington, dai disegni originali di Peggy Fortnum, Fred Banbery, David McKee e RW Alley, alle clip degli anni 1970 fino al materiale del nuovo film.
Anche il Museum of London dedica una mostra all’orsetto, con una piccola esposizione di oggetti che tracciano il suo viaggio dalla pagina allo schermo, inclusa la macchina da scrivere del suo autore.
E, per finire, qualcuno ha visto
nel film una calibrata propaganda anti-UKIP, il partito per l’Indipendenza del Regno Unito. La storia dell’orsetto Paddington, amato anche dai nostalgici sostenitori di Nigel Farage, ha un messaggio che può sorprenderli. Un orso clandestino, che dal lontano Perù si avventura a Londra, e sceglie di viverci, sembra fatta apposta per sfidare il messaggio anti-immigrazione del partito scissionista ed euroscettico.

A Londra nessuno è simile“, conclude Paddington nel film, “Il che significa che tutti finiscono per adattarsi.”
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Lord Mayor Show

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Agli inizi del XIII secolo, Londra era già una città indipendente e ricca, grazie ai commerci e ai poteri forti delle corporazioni. C’era già stato un sindaco: Henry Fitz Ailwyn, eletto nel 1191 e rimasto in carica fino alla sua morte nel 1213.
Per assicurarsi il sostegno della città, nel 1215 re Giovanni Senzaterra, con un decreto reale, aveva dato a Londra il diritto ufficiale di eleggere un sindaco. Scelto ogni anno, da un gruppo  ristretto di elettori, il sindaco avrebbe raggiunto Westminster per giurare fedeltà alla Corona. Il primo sindaco, presentato al monarca nell’ottobre 1215 fu William Hardell,  uno degli esecutori della Magna Carta, l’unico tra i firmatari a non essere stato un barone.
Da questo episodio, nacque iI Lord  Mayor’ Show, una processione spettacolare organizzata per presentare al monarca il nuovo sindaco della City.
Il Lord Mayor ha sfilato in processione ogni anno, per otto secoli, nonostante le pestilenze , gli incendi e le innumerevoli guerre, ed ha giurato fedeltà a ben 34 re e regine d’Inghilterra.
In tempi moderni, il Lord Mayor annualmente eletto è solo il capo della City of London Corporation e agisce durante il suo mandato come ambasciatore globale per l’intero settore dei servizi finanziari che hanno sede nel Regno Unito. Tuttavia, il cerimoniale che accompagna la vita amministrativa della City è molto antico e rifulge di simboli e costumi scintillanti e colorati.
Si inizia il primo venerdì di novembre con la Silent Ceremony, nella solenne cornice della medievale Guildhall, dove, in assoluto silenzio, salvo per le parole di giuramento pronunciate dal nuovo eletto, il passaggio di simboli del potere avviene secondo un protocollo che dura da secoli, e che vede il Lord Mayor uscente, togliersi il tricorno, rinunciare alla posizione, ritornare le sue regalie. E poi, il giorno seguente, c’è lo show. Che prima era una regata sul Tamigi, e, da ormai due secoli, per motivi logistici, si svolge per lo più a cavallo e a piedi attraverso le strade della City. La bella carrozza dorata, dipinta da Giovan Battista Cipriani nel XVIII secolo, che per tutto l’anno è custodita nel Museo di Londra, riprende vita e, trainata da sei cavalli, scorta il Lord Mayor nel suo tragitto verso St. Pauls e le Royal Courts of Justice, seguito da un lungo e colorato corteo di corporazioni, scuole, forze dell’ordine, associazioni, con particolare attenzione alla Ward, cioè al distretto geografico amministrativo, da cui proviene il nuovo sindaco. Star della processione e delle celebrazioni di quest’anno è la Magna Carta della City, che viaggerà in un cocchio speciale, davanti a quello del nuovo Lord Mayor, Alan Yarrow.

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The Year of The Bus

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Per il 2014, Anno del Bus, in collaborazione con il London Transport Museum ed altri operatori di autobus della capitale, una serie di sculture, dipinte ed ornate da noti o aspiranti artisti, sono state disseminate in giro per Londra, per evidenziare il ruolo svolto dagli autobus nel mantenere la città in movimento 24 ore al giorno, per tutto l’anno.

Le sculture rappresentano l’iconico London bus, il Routemaster, nella versione progettata  da Thomas Heatherwick, e costituiscono una rassegna di arte pubblica che prevede, al momento, tre itinerari, con un quarto a seguire dopo le feste di Natale. L’obiettivo è quello di installare  un totale di 60 autobus in luoghi liberi e accessibili di tutta Londra: strade, parchi e spazi pubblici.
Al termine della manifestazione, le opere saranno messe all’asta per raccogliere fondi preziosi per tre associazioni di beneficenza: Kids Company, Transaid e London Transport Museum. Quest’ultimo incoraggia londinesi e turisti a pubblicare foto delle sculture su twitter con l’hashtag #YearoftheBus

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London Symphony

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Stavo leggendo “London Afresh” di E. V. Lucas (1936), un’escursione affascinante attraverso una Londra ancora riconoscibile oggi, a parte gli ovvi, drammatici cambiamenti, a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e il costante abbattimento di vecchi stabili per edificare blocchi (e ora anche grattacieli) di appartamenti, uffici e locali commerciali.
Alla fine degli anni ’20 e nel corso degli anni ’30 Londra era in piena esplosione modernista, una metropoli cosmopolita e industriale, ronzante di rumori meccanici.
In quegli anni, anche i film stavano abbracciando un’estetica modernista, cercando di cogliere l’unicità dell’ambiente urbano, attraverso le immagini di vita quotidiana nelle città. Il genere cinematografico conosciuto come “sinfonie della città”, comprendeva film in grado di catturare la bellezza intrinseca delle metropoli, con una poetica fatta di velocità, vapore, eccitazione, progresso e tecnologia. La fotocamera andava sostituendosi all’occhio del flaneur, e l’uso del montaggio sottolineava ritmi e coordinate della vita urbana.

Oggi, Alex Barrett, un regista indipendente, sta producendo un film nello stile dei documentari sperimentali del cinema muto.
“London Symphony” esplorerà Londra nella sua vasta diversità di culture, religioni e design, attraverso i suoi vari mezzi di trasporto e sarà un viaggio poetico del 21 ° secolo.
Una sinfonia originale, composta da James McWilliam, farà da colonna sonora al film e potrà anche essere eseguita dal vivo durante  proiezioni ed eventi speciali.
L’idea del film è quella di catturare un presente che non rimane mai immobile, allo stesso tempo  guardando al passato, ed esplorando la ricchezza e la diversità che Londra offre tutti i giorni. I realizzatori della pellicola hanno sviluppato London Symphony dall’inizio dell’anno, e ora sono pronti ad entrare in produzione. Una campagna di crowdfunding è stata lanciata per raccogliere un finanziamento di 6000 sterline.
Per Barrett questa campagna rappresenta “la possibilità per le persone di fare la differenza, e mostrare al mondo che il cinema ‘non commerciale’ è ancora importante”.

La campagna di crowdfunding termina il 19 ottobre.

Info: London Symphony

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La vera identità di Jack lo Squartatore…

Jack A distanza di oltre un secolo, la turpe storia di Jack lo Squartatore pseudonimo dietro al quale si cela l’identità, mai svelata, di un terribile serial killer, che terrorizzò l’East End londinese, continua ad affascinare l’immaginario collettivo. Innumerevoli sono i turisti, che ogni giorno si affidano a tour guidati, alla scoperta dei dettagli più raccapriccianti o degli angoli oscuri in cui l’assassino adescava le sue vittime (povere donne che si prostituivano per sbarcare il lunario). Nel tempo, si sono fatte moltissime congetture su chi fosse veramente Jack lo Squartatore, killer efferato, che soleva sventrare le sue vittime, con furia e precisione chirurgica, prendendosi anche gioco delle autorità. Sono stati variamente sospettati personaggio più o meno noti, dal principe Albert Victor, sifilitico a causa delle scorribande nei bordelli dell’East End, al pittore vittoriano Walter Sickert, misogino per un difetto congenito e reo di aver ritratto loschi nudi di prostitute in squallidi interni, e per aver alloggiato in una di queste camere a Camden, ritratta poi nel quadro ‘Jack the Ripper’s bedroom’. La scrittrice Patricia Cornwell ha speso tempo e milioni per provare che l’artista è l’assassino di Whitechapel, arrivando persino a distruggerne una tela. Ora, però, il Daily Mail ha esordito con la sensazionale notizia che Jack lo Squartatore era un barbiere di nome Aaron Kosminski,immigrato polacco di origini ebraiche, nel 1881, Kominski era fuggito dalle persecuzioni religiose nel suo paese, e si era stabilito con la famiglia a Mile End. Il giovane era già nel registro dei sospetti, all’epoca dei delitti, e morì nel 1899 di cancrena, in un manicomio. Ad inchiodarlo, dopo 126 anni, sarebbero le prove del DNA eseguite su uno scialle appartenuto ad una delle vittime dello Squartatore: Catherine Eddowes. Lo scialle, mai lavato dalle tracce di sangue, è stato acquistato all’asta nel 2007, dal ‘ripperologo’ Russell Edwards, e sottoposto ad esami di laboratorio grazie alla collaborazione di Jari Louhelainen, esperto di biologia molecolari, e i discendenti della Eddowes e di Kosminski. Molti esperti sono scettici, perché in oltre un secolo, le tracce di DNA potrebbero essere state corrotte dal passaggio dello scialle in mani diverse. Inoltre, molti scienziati hanno chiesto ulteriori esami e un rapporto che possa essere verificato. Mentre si dibatte su un’identità da provare, l’interesse per Jack lo Squartatore prosegue e si moltiplicano i tour alternativi nelle viuzze dell’East End.