Da quando sono in terra angla, ho sempre cercato di andare d’accordo con i vicini. Tra una casa e l’altra, si sono avvicendati: la coppia col pargolo appena nato, quella che teneva bene il giardino, i vicini che facevano rumore, quegli altri che litigavano al ritorno dal pub, il tipo che comprò una statua gigante di antico egizio e la piazzò nel giardino condominiale, senza chiedere un parere, e i coniugi che si ristrutturarono casa con la vincita al Lotto. In più, il sassofonista jazz, la cantante lirica, il prof delle medie, la single rampante, la coppia di creativi. Ci si saluta dal muretto, ci si incontra sulla via, a Natale arriva il bigliettino sotto la porta. Da oggi c’è un motivo in più per avere buoni rapporti con il vicinato. Royal Mail ha inaugurato un nuovo servizio, con l’intento ovviamente di risparmiare i costi e le incombenze della riconsegna. Se il postino arriva alla vostra porta e non riesce ad imbucare il pacco o la busta, che stavate aspettando, sia perché non siete a casa, sia perché la buca delle lettere è troppo piccola… niente paura! Sarà consegnato tutto nelle mani del vostro vicino. A meno che, anche quest’ultimo sia assente, in qual caso vi sarà lasciato il regolare avviso, per andare a ritirare il pacco alla posta, oppure riorganizzare un giorno di consegna, che vi resti comodo. Se, invece, non si vuol far parte dello schema ‘Delivery to Neighbour’, bisogna andare sul sito di Royal Mail e optare per un adesivo, che va attaccato sulla porta di casa, e che avvisa il postino di non lasciare nulla di vostro in mano d’altri. E anche, viceversa, di non lasciare la posta d’altri a voi. Lo schema, fortunatamente, non include lettere della banca, bollette, raccomandate speciali e citazioni del tribunale. Per quanto riguarda le raccomandate con ricevuta di ritorno, il vicino potrà firmare al posto vostro. Per ogni lettera, pacco e plico perduti o danneggiati (o imboscati dal vicino), il compenso sarà di £46. Non si possono nominare persone di fiducia e, per Royal Mail, il “vicino”, non è solo un individuo che vi abita letteralmente accanto, ma anche uno che risiede nella stessa strada. Gli individui dei negozi all’angolo non fanno parte dello schema. Per quanto mi riguarda, questo sistema è già passato tacitamente in vigore da tempo: infatti, il mio postino, sembra non leggere bene gli indirizzi sulle buste e/o i numeri sulle porte (o dove sono le porte). Per chi volesse rinunciare a far parte di questa catena di solidarietà, l’adesivo si può richiedere qui.
Archivio dell'autore: Claudia - SE4
Pappagalli a Londra
La popolazione di pappagallini, che, da sempre, colora i quartieri di Londra, è molto aumentata. Una colonia di parrocchetti dal collare (psittacula krameri) si è installata anche in questa zona, così, la mattina, al noto concerto in giardino di corvi, pettirossi, passeri, piccioni di bosco e gazze ladre, si aggiungono le acute strida di questi esemplari esotici, perfettamente acclimatati. Ma come sono arrivati i pappagallini a Londra? Molto probabilmente saranno fuggiti da qualche gabbia o negozio di animali, tuttavia, la leggenda metropolitana, vuole che siano scappati da un container, agli Isleworth Studios, nel 1951, durante le riprese del noto film “The African Queen”, con Humphrey Bogart and Katharine Hepburn. I parrocchetti sono ora talmente tanti, da essere stati ufficialmente dichiarati animali nocivi, alla stregua di volpi e scoiattoli. In questi giorni, oltre al bird watching metropolitano, si può indulgere nelle bellissime pagine illustrate da Edward Lear, di cui, quest’anno, ricorre il bicentenario della nascita. Famoso per la sua poesia nonsense e i disegni umoristici, Lear fu anche un valente pittore botanico, naturalistico e di paesaggio. La sua prima fatica fu proprio quella di ritrarre i pappagalli esposti nello zoo di Londra. Iniziò nel 1830, appena diciottenne, e, dalle gabbie dello zoo, passò ben presto alle voliere delle collezioni private, come quella di Lord Stanley a Knowsley Hall, e agli esemplari impagliati dal tassidermista John Gould. Di quegli anni di ricerche e frenetico lavoro, restano, non solo numerosi schizzi preparatori (oggi nella Houghton Library, ad Harvard), ma anche le caricature dei visitatori che lo importunavano al giardino zoologico. Il celebre tomo in grande formato, del 1832, dal titolo “llustrations of the Family of the Psittacidae, or Parrots”, contiene ben 42 illustrazioni litografiche. Di quest’opera sopravvivono solo 100 esemplari, che a Londra sono consultabili nelle biblioteche della Linnean Society e del Natural History Museum. Alla Royal Society, si è ancora in tempo per visitare la mostra su Lear illustratore scientifico, mentre, l’Ashmolean Museum di Oxford, ha appena inaugurato una retrospettiva sull’artista, che rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2012, e comprende opere mai esposte prima, tra cui tavole ornitologiche, schizzi di paesaggi, caricature surreali e versi.
120 Fleet Street
Da vent’anni, London Open House è un appuntamento da non mancare, se si vogliono scoprire i tesori nascosti della città. Il festival, nello spazio di un weekend, offre l’opportunità di sbirciare dietro le porte di luoghi speciali, di cui spesso si ignora l’esistenza: case private o altri edifici non accessibili al pubblico, come uffici governativi, sedi istituzionali o altri siti di interesse storico o architettonico. Cosi, ieri, nonostante la pioggia battente, la scelta è caduta sulla ex sede del Daily Express, in quella Fleet street, che un tempo fu il regno del giornalismo britannico e, fino agli anni ottanta, sede delle maggiori testate nazionali. Il palazzo in questione, al numero 120, si distingue già all’esterno per le linee art deco e l’utilizzo di cemento, vetriolite scura e acciaio. Progettato da Sir Owen Williams e descritto come il più moderno edificio della Gran Bretagna, il quartier generale del Daily Express fu completato nel 1932. La lobby, in avveniristico stile hollywoodiano, rutilante di oro, argento, marmi e travertino, fu disegnata da Robert Atkinson. Questo spazio, è oggi inaccessibile, non solo al pubblico, ma anche agli impiegati della Goldman Sachs (proprietaria dell’edificio), che difatti entrano da un ingresso secondario. La hall scintillante, comprende un pavimento a onde blu e verdi, ed è decorata sui lati da due rilievi, in gesso dorato e argentato, disegnati da Eric Aumonier, che rappresentano la Gran Bretagna e l’impero. Il soffitto stellare si conclude in bel lampadario, mentre l’ingresso, corredato da corrimano a forma di serpente, conduce agli ascensori e ad una scala ovale. Uno degli esempi più importanti di architettura art-deco a Londra, la lobby è registrata come edificio di interesse artistico o storico di secondo grado.
London Design Festival 2012
Il London Design Festival è giunto alla sua decima edizione, fitta di eventi e distribuita in cinque grandi esposizioni.A parte gli show più grandi e prestigiosi (100% Design, a Islington, e Decorex, a Chelsea), DesignJunction è sicuramente il più intrigante. Organizzato sui tre piani in disuso dell’Old Sorting Office (già teatro della mostra di Mr Brainwash), la fiera viene impostata in un contesto industriale, dove si avvicendano 60 designer internazionali, e che offre conferenze, incontri e proiezioni. Per l’occasione, sono stati anche creati un bar, un pop-up cinema e un ristorante vintage, nato dalla collaborazione di Transport for London (TfL), alcune marche di arredamento, e Canteen, noto gruppo di ristorazione londinese. Il risultato è un fantastico spazio, vagamente anni ’50, che riproduce una mensa della Tube, utilizzando decorazioni, tessuti e ceramiche in tema. Anche il menu si ispira a quelli fuoriusciti dagli archivi di TfL ed affianca all’offerta per i visitatori, gli afternoon tea giornalieri, organizzati da case di design, per presentare le proprie creazioni.

Per chi, invece, si trovasse a passare per Trafalgar Square, consigliamo di non perdere l’esperienza acustica del Sound Portal installato dalla think tank creativa Be Open, proprio nella piazza. Una sorta di monolite nero, un vero e proprio pod gigante, al cui interno potrete isolarvi dal traffico e dal viavai, per immergervi in una landa di suoni e suggestioni. Ogni giorno, l’opera di un artista contemporaneo, riprodotta mirabilmente da un sistema di amplificazione all’avanguardia e dall’effetto avvolgente.
Fino al 23 settembre.
What Shall We Do with the Drunken Sailor?
Dopo la pausa olimpica ed un breve restyling, il Museum of London Docklands riapre le porte al pubblico, e lo fa mettendo in mostra, fino al 27 settembre, un boccale da birra, in legno, databile al XVI secolo. Il boccale, in eccellente stato di conservazione, fu probabilmente gettato fuori bordo da un marinaio ubriaco, ed è stato trovato da un mudlark, nei pressi di Ratcliff, sulla riva nord del Tamigi. Molto simile ai recipienti da birra utilizzati oggi, può, tuttavia, contenere ben tre pinte. Gli archeologi si chiedono se si tratti di un boccale da trasporto (dal barile alla tavola) o se sia appartenuto a qualcuno, dato che appare inciso con le iniziali ‘RH’. Queste ultime, potrebbero anche rappresentare le cifre della nave oppure il marchio di fabbrica. La questione resta dunque aperta. Come nel caso di un piccolo barile, il boccale è stato costruito mediante assicelle di legno, tenute insieme da graffe metalliche. Probabilmente disponeva di un coperchio, ma la mancanza di un beccuccio sembra contraddire questa teoria. Quello che più affascina è lo stupefacente livello di preservazione del boccale, che, per cinque secoli, è rimasto indisturbato nel letto fangoso del fiume. Per fare in modo che l’oggetto resti in ottime condizioni, il museo lo ha conservato in frigo e lo espone adesso al pubblico, immerso in un contenitore di acqua.
Il Museum of London Docklands è aperto tutti i giorni dale 10.00 alle 18.00, con ingresso gratuito. Foto: © Museum of London
1812
Nel settembre di duecento anni fa, si combatteva la più grande e sanguinosa battaglia di un solo giorno, quella di Borodino (detta anche ‘della Moskova’), combattuta tra l’esercito russo e quello napoleonico, e descritta magistralmente da Tolstoj in ‘Guerra e Pace’. Una battaglia conclusasi, dopo ore di violentissimi scontri, con la ritirata dignitosa dei russi e l’incapacità, da parte della Grande Armata di Napoleone, di concludere la campagna con successo. Lo scontro vide sul campo la partecipazione di circa 300.000 uomini, di cui almeno 100.000 morirono o restarono gravemente feriti. Per commemorare l’evento, l’ufficio dell’ambasciata russa a Londra, ospita un diorama di 1700 figurine, creato da Gerry West, studioso e appassionato di storia militare. Per la sua creazione, West ha impiegato decenni tra ricerche, viaggi in Russia e, ovviamente, riproduzioni in scala di luoghi e personaggi. Anche se il paesaggio reale della battaglia è molto più piatto di quello realizzato nel modello, le figurine in scala 1:72 sono accurate e riproducono tutti gli elementi dello scontro; i dettagli nei feriti, tuttavia, sono stati leggermente epurati, poiché in realtà sarebbero stati molto più cruenti. Le armi dell’epoca, infatti, producevano mutilazioni terribili e, nonostante sul campo ci fossero chirurghi e persino una rudimentale ambulanza, gli interventi giungevano spesso tardivi e drastici. Le figurine sono state realizzate in polythene, un materiale difficile da assemblare, ma, allo stesso tempo, duttile nel far assumere ai protagonisti della battaglia pose differenti.
Per visitare il diorama, ci si deve recare al 37 di High Street Kensington, in orario di ufficio, dalle 10.00 alle 17.00, e citofonare all’interno 1. La sala che ospita il modello della battaglia è corredata da esaustive spiegazioni e anche da copie di lettere e documenti originali. Il tutto resterà aperto al pubblico fino a domani.
Info: http://www.borodino1812.co.uk/
Fantasmi di strade londinesi
Al 5 di Caledonian Road, si trova Housmans, una libreria indipendente, che resiste fieramente dal 1945. Il negozio è specializzato in libri, periodici, riviste e zine di argomento politico, storico-sociale e filosofico, con una sezione ben nutrita dedicata a Londra, al situazionismo e alla psicogeografia. Accanto agli scritti di Guy Debord, sugli scaffali potete trovare pietre miliari come “The London Nobody Knows” di Geoffrey Fletcher, accanto ad opere di altri londonographers, tra cui Iain Sinclair, Tom Vague, Will Self. Al piano inferiore, se riuscite a resistere alla polvere e al vago odore di umidità e carta rancida, troverete ammassati libri di ogni genere, anche in lingua straniera, tutti ad una sterlina (o meno). Occorre pazienza e occhio attento, ma le soprese sono sempre in agguato. La mia personale conquista è stata una ristampa del 1947 del libro di Miss (Joan) Bloxam, pubblicato nel 1937 con il titolo di “Walks Around London”. Miss Bloxam fu un’illustratrice, litografa e paesaggista, e il suo libro raccoglie due anni di peregrinazioni londinesi, alla scoperta di angoli e scorci inusuali, gran parte dei quali, irrimediabilmente perduti a causa delle bombe tedesche, e, successivamente, degli interventi di edilizia postmoderna, brutalista e commerciale. Il libro rappresenta un inno all’eccentricità e alle strane tangenti che la storia ha tracciato nel cuore di Londra e si pone a vessillo contro la passione moderna per le linee rette, i viali spaziosi e spogli, i centri commerciali anonimi. Gli schizzi che accompagnano l’opera, catturano l’atmosfera di una Londra di altri tempi, forse ancora là, forse perduta per sempre, e invitano a vagabondare tra vicoli e quartieri.
Enjoy the Silence
The Lodger è una pellicola del 1927, in cui una Londra notturna, avvolta dalla nebbia, con la fila di lampioni tremolanti lungo l’umido Embankment, le insegne luminose dei teatri, e i cortili e le strade male illuminati di Bloomsbury, altro non è che una mirabile ricostruzione in studio. Il film è il primo diretto da Alfred Hitchcock e fu realizzato nei nuovissimi studi cinematografici Gainsborough, a nord del fiume. Michael Balcon li aveva fondati nel 1924 ed i film girati qui erano di genere melodrammatico o a basso costo, tutti però improntati a pratiche continentali, specialmente derivate dall’espressionismo tedesco, con scenografie oblique, ombre lunghe e puntute, luci taglienti percorsi claustrofobici, volti pesantemente truccati, tensione psicologica. Realizzato nell’anno in cui il cinema sonoro cominciava a farsi strada, The Lodger racconta una Londra ambigua, dove alla brillantezza di rutilanti teatri e all’eleganza degli atelier di alta moda, si affiancano il buio e la nebbia, un’umanità povera e affaccendata, e il terrore disseminato in tutta la città dal ‘Vendicatore’, un serial killer che ha per obiettivo donne dai capelli biondi. Su questo sfondo si muovono i protagonisti, un Ivor Novello, emaciato, nervoso, e dai comportamenti bizzarri, su cui Hitchcock fa cadere i sospetti, non solo dei personaggi, ma anche del pubblico in sala, e June Tripp, resa bionda dal regista per recitare la parte dell’ingenua Daisy, simbolo di una donna giovane e moderna, sullo sfondo di mobili, quadri e polverose suppellettili tardo vittoriane. The Lodger fu un grande successo, e, a detta dello stesso Hitchcock, il primo film in cui il regista trovò la sua voce, intrattenendo l’audience con tutta una serie di espedienti che diverranno poi il suo marchio di fabbrica, come l’umorismo sottile, che stempera la tensione e aumenta la suspence, i movimenti sulle scale, la drammatica preferenza per le bionde (June Tripp fu solo la prima di una serie di attrici costrette a ossigenarsi), il numero 13 sulla porta, i simboli di morte e feticismo. Fu anche la prima volta che il regista inaugurò la pratica del cameo, facendosi riprendere seduto di spalle alla scrivania di un ufficio stampa. Sembra che la scelta non fosse intenzionale, dato che la comparsa che doveva recitare la parte, quel giorno non si era presentata in studio.
The Lodger è stato meravigliosamente restaurato dal British Film Institute, partendo da una serie di stampe al nitrato, poiché i negativi originali erano perduti. I colori delle tinte originali, dai toni blu e ambrati, sono stati ricostruiti in digitale e il lavoro ha comportato un’estenuante pulizia di macchie, graffi, sporcizia, resi ancor più visibili dalla maggioranza di scene girate nell’oscurità.La nuova colonna sonora è stata affidata a Nitin Sawhney, un giovane musicista, dj, e compositore di avanguardia, che mescola suggestioni asiatiche a note jazz ed elettroniche. Il film è in programma al BFI Southbank fino al 23 agosto.
Un calderone di creatività
Thomas Heatherwick si è fatto conoscere in tutto il mondo per aver progettato il braciere olimpico dell’edizione londinese 2012, composto da 204 petali fiammeggianti, uno per ogni paese partecipante ai giochi. Alla fine delle Olimpiadi, la corolla di rame si è aperta di nuovo, affinché ogni nazione potesse portare a casa un petalo ricordo, e il braciere ha cessato di esistere, effimero come un vero fiore. Heatherwick è anche l’artefice dei nuovi autobus a due piani, commissionati dal comune di Londra nel 2012. Una volta cessata la produzione di Routemasters (nel 1968), solitamente ci si ispirava ai vecchi modelli, per la progettazione di nuove vetture. Per la prima volta, invece, il London bus è stato disegnato ex novo, con attenzione non solo alle linee, ma anche alla funzionalità, come l’accesso ai disabili e ai passeggini (impossibile con i vecchi mezzi). Il bus del designer britannico si segnala per gli angoli arrotondati e un lungo finestrino a nastro che avvolge il mezzo in corrispondenza delle scale. Oltre al London bus, ci sono altri angoli della città fimati Heatherwick, come il ponte pedonale sul Grand Union Canal, presso Paddington. Rispetto ad altri esemplari, rigidi, il Rolling Bridge si apre ad arco, orizzontalmente, per permettere il passaggio delle imbarcazioni. Altri progetti urbani includono un’edicola di giornali dalle linee sinuose in Sloane Square e un’avveniristica struttura in acciaio realizzata per il Guy’s Hospital.
Per conoscere meglio il lavoro e la creatività di Heatherwick, basta recarsi al V&A, dove è in programma una retrospettiva dedicata al giovane architetto, con schizzi, foto e modelli di vari progetti: mobili, moda, product design, scultura, ingegneria, pianificazione urbana e, ovviamente, il braciere olimpico.
“Heatherwick Studio – Designing the Extraordinary”
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.30, fino al 30 settembre 2012
Victoria and Albert Museum, London SW7
Life is Beautiful
Nel film documentario Exit Through The Gift Shop, (2010) diretto dallo street artist Bansky, Thierry Guetta appariva come un eccentrico negoziante grassotello, dalla barbetta bohemien, il quale, aspirante filmaker, narrava delle sue peregrinazioni serali e notturne al seguito dei graffitari, per immortalarne le gesta avventurose, tra le strade e i tetti di L.A. e Parigi. Thierry aveva seguito lo stesso Bansky, filmando con ossessione il suo mondo segreto, ma non riuscendo mai a fare il salto di qualità da videoamatore a regista. Nel contempo, però, forse per un processo osmotico, Guetta si è tramutato in uno street artist, che ora esibisce con lo pseudonimo di Mr. Brainwash. Le sue opere, in realtà, sono realizzate da un’equipe di collaboratori, a cui viene spiegata l’idea di quello che si vuole realizzare. Il punto di partenza è quasi sempre un personaggio o un oggetto di successo, che viene modificato a seconda delle circostanze, spesso infrangendo il copyright. Dopo due grandi mostre evento, a Los Angeles e New York, la street art di Mr. Brainwash approda a Londra, nei vasti locali abbandonati dell’Old Sorting Office. Qui, i visitatori si possono avventurare tra modelli enormi di polaroid e boombox, gigantografie della Regina, Beatles imbavagliati, un King Kong di brandelli di pneumatici, cerchi olimpionici fatti di barattoli di vernice, ritratti collage dei Doors e dei Rolling Stones, realizzati con frammenti di vinile, più opere d’arte rielaborate, come il Chop Suey di Hopper, in cui, al posto della teiera e della zuppa, campeggiano un MacBook e una bottiglia di Coca Cola. L’ingresso alla prima personale europea di Mr. Brainwash è libero, all’uscita si può prendere un poster o una cartolina ricordo e, ai primi 250 visitatori, ogni giorno, viene donata una bomboletta spray da collezione.

