Avatar di Sconosciuto

Peregrinazioni urbane al Barbican

IMG_2670Esplorare una città come Londra, che spesso nel rincorrere il futuro, fagocita se stessa, può essere fatto in diversi modi. Attraverso film e documentari è praticamente possibile camminare in quartieri perduti, viaggiare su veicoli obsoleti, aimmergersi in attimi di vita ormai dissolti. Al Barbican, Urban Wandering Film and the London Landscape  conduce lo spettatore attraverso una stagione di film, conferenze ed escursioni che raccontano di vecchie e nuove architetture, edilizia sociale, demolizioni e psicogeografie.

Lo scrittore Iain Sinclair, ha inaugurato il programma con la proiezione del film “It always rains on Sunday”, per la regia di Robert Hamer (1947). In questo film, che ricorda il realismo francese e l’espressionismo tedesco, un sentimento nostalgico pervade le strade e gli edifici, con Hartland Road, Camden, trasformata in Coronet Grove, Bethnal Green, per esigenze di copione. Da ringhiere scheggiate al ruote di bicicletta ancora in movimento, da tende sporche a mercati vivaci, una pioggia incessante affonda sogni e speranze, mentre il contrasto del bianco e nero cattura un’altra epoca. Nel complesso si respira il desiderio intenso di fuggire le difficoltà di ogni giorno in un East End oppresso dalla povertà.

“The London knobody knows” è un altro film proiettato al Barbican, che si concentra sull’East End, e varie vicende architettoniche e urbane londinesi. Girato nel 1967 e adattato dal libro di Geoffrey Fletcher, scritto qualche anno prima,  il documentario accompagna lo spettatore in un tour particolare, alla scoperta di angoli meno noti della capitale. L’attore James Mason, guida speciale e flaneur, vaga attraverso i luoghi segreti di Londra: Chapel Market a Islington, resti vittoriani, poverissimi slums, fatiscenti sale da concerto, cantieri in fermento, e luoghi pronti a scomparire.

Molti altri film della mini-stagione al Barbican sono pieni di riferimenti letterari, passeggiate psicogeografiche, storie di immigrazione e sottoculture. Il programma è vasto, dai film cult ai corti di archivio, dal dramma muto di Anthony Asquith (“Underground”), alle nuove uscite, dagli screentalks alle ricerche approfondite di Julien Temple (“London, the modern babylon”).

Avatar di Sconosciuto

Canada House

canadahouseAgli inizi del XIX secolo, il gusto per il Neoclassicismo e, soprattutto, l’apprezzamento per l’architettura della Grecia antica, diede vita nel Regno Unito al cosiddetto Greek Revival. Uno dei leader del movimento fu Robert Smirke, architetto inglese, celebre per l’uso innovativo del cemento e della ghisa e per aver disegnato, tra i vari edifici londinesi, l’imponente facciata del British Museum. In occasione dell’annuale Open House London, evento che, nello spazio di un fine settimana, apre gratuitamente al pubblico un migliaio di edifici, alcuni difficilmente visitabili, abbiamo esplorato un’altra celebre creazione di Smirke: Canada House.
L’edificio, che si affaccia su Trafalgar Square, fu realizzato tra il 1824 ed il 1827. Originariamente, ospitava il Royal College of Physicians e The Union Club, uno dei primi circoli per gentiluomini, fondato nel 1805, e di cui fecero parte il Duca di Wellington e Charles Dickens. Oggi, il doppio edificio ospita gli uffici dell’Alta Commissione per il Canada, insediatisi qui a partire dal 1925.
Gli interni neoclassici di Canada House sono sobri ed opulenti allo stesso tempo. Alle decorazioni originali, furono aggiunti nel tempo alcuni dettagli, come le foglie dorate di acero (simbolo del Canada). La bella scala conduce a quella che in origine era la stanza utilizzata dai membri dell’Union Club per il gioco d’azzardo. Il simbolo del club è ancora visibile sul caminetto. La stanza, è riccamente decorata da specchi e stucchi dorati sul soffitto, da cui pende anche un magnifico lampadario di cristallo. L’arredamento è completato da mobili antichi, un dipinto raffigurante re Giorgio III e un tappeto di imponenti dimensioni. Incomparabile, poi, la vista su Trafalgar Square.
Dal piano terra, invece, si raggiungono i locali del Royal College of Physicians, ottenuti dall’Alta Commissione nel 1963, per espandere i suoi uffici sul lato ovest di Trafalgar Square. L’unione dei due blocchi ha permesso la creazione di una vasta sala per conferenze ed eventi, con il conseguente spostamento di uno dei caminetti dell’Union Club nell’ala originariamente occupata dal RCP.
Canada House è un edificio di rappresentanza, utilizzato per eventi speciali, convegni, ricevimenti, conferenze e pranzi. La Canada House Gallery mette in scena mostre di arte contemporanea e così, alla fine della visita, abbiamo potuto ammirare una piacevole rassegna di opere realizzate da artisti inuit.

Avatar di Sconosciuto

Il rientro

Londonbridge©LondonSE4Mattina, ore 7.55, al solito binario l’orologio sotto la pensilina scandisce i secondi.  Ore 8.04, passa il treno per Cannon Street, pieno di pendolari che leggono un libro o un giornale, assonnati, con la fronte sul vetro, e le sensazioni attutite, annodate ad un ipod. Ore 8.15, a London Bridge le porte si aprono e rigurgitano una fiumana di gente, che brulicante si riversa al binario 6, giusto in tempo per la coincidenza. Voci meccaniche riempiono l’aria del mattino, orari, fermate, divieti. Sfilano pinnacoli di vetro, uffici ancora semideserti, tralicci, il fiume. Si arriva al capolinea e ci si confonde in una miriade di gonne svolazzanti, tailleurs, giacche e cravatte, pesanti 24 ore, il contapassi legato alla cintura, i dreadlocks avviluppati dentro un berretto di lana. Tutti corrono, tutti si affrettano. Bisogna mettersi in fila per superare i varchi, però ce n’è uno che non legge la Oyster Card; forse si fa ancora in tempo a raccattare un giornale gratis. Qualcuno, prima di seppellirsi in ufficio, passa per il parco, ancora umido della notte, con le anatre che dormono accanto al laghetto. Impiegati sportivi ed ecologisti evitano il treno e pedalano con i vestiti buoni dentro a uno zainetto. Un lombrico fatto di taxi sosta al semaforo, gli impiegati attraversano il ponte senza un attimo da perdere, i giardinieri tolgono con calma i fiori secchi dalle aiuole. Il poliziotto al cancello, la fila per il bancomat, un cappuccino annacquato in un bicchiere di cartone, la tipa che fa jogging, i giapponesi stipati nei bus turistici, la filodiffusione in portineria, dalla cucina frittura e odore di caffe’, per fortuna non piove… Ecco, si inizia…

Avatar di Sconosciuto

A Londra, il Barts Pathology Museum apre al pubblico per una mostra di arte anatomica

bartsL’ospedale di St Bartholomew si trova a Smithfield ed è il più antico di Londra, essendo stato fondato nel 1123. Nei secoli, tanta storia lo ha attraversato e, nel 1886,  Arthur Conan Doyle lo ha usato come ambientazione per il primo incontro tra Sherlock Holmes e il dottor Watson.
All’interno dell’ospedale, si trova un illustre Museo di Patologia, che ospita ben 5000 esemplari medici (alcuni dei quali sono accessibili online). Il museo è un edificio storico di II° grado, e, pur essendo stato inaugurato nel 1879, conserva campioni più antichi. La collezione fu organizzata dal chirurgo e patologo vittoriano James Paget, famoso per aver identificato la malattia ossea che prende il suo nome. L’architetto Edward I’Anson si occupò della progettazione del museo, inaugurato, nel 1879,  dal re Edoardo VII. L’ambiente ha un pavimento in parquet ed è suddiviso in 3 livelli da mezzanini, collegati tra loro da una bella scala a chiocciola. La luce proviene, nelle ore diurne, da un tetto a lucernaio.
Gli scaffali ospitano vasi patologici relativi a tutte le aree di anatomia e fisiologia, dalle malattie cardiovascolari, all’ ostetricia e ginecologia, dalle affezioni respiratorie all’oncologia, fino alla medicina legale. È qui che si conserva il cranio di John Bellingham, impiccato e anatomizzato per essersi macchiato dell’unico assassinio di un primo ministro britannico (Spencer Perceval nel 1812).
La collezione è stata chiusa al pubblico negli anni 70, ma, di tanto in tanto, il museo riapre per seminari ed eventi speciali. Durante la sua residenza al Barts l’artista Geoffrey Harrison ha realizzato 25 dipinti, che sono ora esposti in una mostra. Ispirandosi ai preparati anatomici, patologici e medico-legali ospitati nel museo, le opere reinterpretano i modelli, secondo un approccio che ne vede le forme trasformate o accresciute in maniera spontanea o simmetrica. La rappresentazione della materia anatomica, del corpo e delle sue parti si ispira al vocabolario e alle tecniche di illustrazione medica, assorbite da Harrison durante l’infanza (i genitori sono illustratori scientifici), e i dipinti sono esposti al fianco degli esemplari patologici, in maniera metaforica e discreta.
me.complete.you resta aperta fino al 29 agosto ed è visitabile nei giorni settimanali, dalle 14:00 alle 18:00.

© Geoffrey Harrison 2013

© Geoffrey Harrison 2013

Avatar di Sconosciuto

Pittori inglesi alla scoperta di Parigi

Christian Gennerat, Plan Routier (1819)

Christian Gennerat, Plan Routier (1819)

Nel 1820 la Parigi della Restaurazione non era quella dell’Impero.

Le strade avevano ripreso i nomi dati loro prima della Rivoluzione, cancellando così i periodi precedenti. La Restaurazione segnava anche l’avvento di un boom edilizio, che andava rimodellando la città con ampie strade, marciapiedi e lampade a gas, anticipando l’enorme programma di demolizioni del Secondo Impero (1852-1870).
La città era ancora in gran parte senza impianti fognari, con strade strette e tortuose, affollate di carri e carrozze. Erano state costruite migliaia di case, ma a nord-ovest di Parigi, dove vivevano le classi agiate.
Più di venti anni di guerra tra Francia e Inghilterra, brevemente interrotti da un anno di pace, in base al trattato di Amiens, avevano impedito ai viaggiatori ed artisti inglesi di visitare Parigi. Con la Restaurazione, la città divenne una meta irresistibile, ispirando i turisti provenienti da oltre Manica.

Richard Parkes Bonnington, L'Institut (1828) © Cecil Higgins Art Gallery, Bedford

Richard Parkes Bonnington, L’Institut (1828) © Cecil Higgins Art Gallery, Bedford

Una bella mostra alla Wallace Collection, grazie agli acquerelli, disegni e stampe di artisti inglesi come Turner, Girtin e Bonington, mette in risalto il fascino di Parigi tra il 1802 e il 1840. Nei plans routiers utilizzati dai viaggiatori nel 1819, il centro di Parigi è caratterizzato da un’alta densità urbana e dalla mancanza delle arterie che collegano la città odierna. La maggior parte degli acquerelli in mostra si ispirano alla vitalità dinamica e ai panorami della Senna. Possiamo facilmente immaginare Thomas Shotter Boys intento a dipingere la sua veduta dal Pont-Neuf; da questo punto, nel 1833, l’artista catturò gli imponenti edifici, le strade piene di vita e di commercio, e le lavandaie intente a fare il bucato lungo le rive del fiume. È interessante notare che, nello stesso anno, anche J. M. W.Turner dipingeva il Pont-Neuf con l’Île de la Cité, dalla sponda meridionale del fiume, rendendo le persone e le chiatte, l’acqua e i monumenti, con verve impareggiabile. Alcuni pittori, come David Cox, non potevano passeggiare a proprio agio in cerca di ispirazione. L’artista si era slogato una caviglia durante la sua unica visita a Parigi, nel 1829. Ciò nonostante, usciva in  fiacre, una carrozza a noleggio, fermandosi davanti ai luoghi interessanti e dipingendo porzioni affascinanti della città, fatte di pareti fatiscenti, strade polverose, vecchie chiese e insegne pubblicitarie di menù a prezzo fisso.
Disegnare o dipingere in una carrozza costituiva un’ottima soluzione, per chi versava in cattiva salute o voleva lavorare indisturbato. Nel 1828, l’ultimo anno della sua breve vita, Richard Parks Bonington, indebolito dalla tubercolosi, sedeva in una carrozza, realizzando schizzi preparatori per la veduta dell’Istituto di Francia. Alla Wallace Collection, si possono ammirare un bellissimo studio a matita, gessetto e tempera, accanto al lavoro finito.
Gli artisti inglesi non erano solo affascinati dalle strade, dai monumenti e dalla Senna, ma anche dai parigini.
L’architetto Ambrose Poynter, che visse a Parigi per alcuni anni, ci ha lasciato una serie di ‘Schizzi di figure “(c. 1835), divertenti e vivaci, in cui, tra carbonai e spazzini, si può notare una donna trasportare una pila di baguette,  caratteristico pane francese, lungo e sottile, che ancora oggi viene messo sotto il braccio dai parigini.

La mostra The Discovery of Paris: Watercolours by Early Nineteenth-Century British Artists, rimarrà aperta fino al 15 settembre, con ingresso gratuito.

A. Poynter, Sketches of Figures' (c.1835)  © Victoria and Albert Museum - London

A. Poynter, Sketches of Figures’ (c.1835) © Victoria and Albert Museum – London

 

Avatar di Sconosciuto

Sulle orme delle Suffragette

suffragettespilgrimNel 1913 la National Union of Women Suffrage Societies (NUWSS) aveva raggiunto 100.000 membri. Katherine Harley, figura rilevante nel movimento per il voto alle donne, suggeri l’idea di un  “Women Suffrage Pilgrimage”, un pellegrinaggio, che mostrasse al Parlamento quante donne volevano il voto. L’idea del pellegrinaggio si allontanava dalla forza dirompente e, a volte, violenta, delle suffragette più militanti, e al tempo stesso, rifuggiva l’idea di uno spettacolo orchestrato. I pellegrinaggi permettono alle persone di inserirsi in maniera corporea in una storia. Il percorso, come suggerisce Rebecca Solnit nel suo saggio Wanderlust, è l’interpretazione preliminare dell’attraversamento di un paesaggio; attuando un pellegrinaggio, si accetta un’interpretazione, per ribadire qualcosa di profondo, ed essere accomunati dagli stessi pensieri. Il pellegrinaggio delle suffragette, come altre azioni simili a venire, segna dunque lo spostamento dalla richiesta di un intervento divino a quella di un cambiamento politico. La maggior parte delle militanti viaggiò a piedi, anche se alcune fecero ricorso a cavalli e biciclette, mentre altre simpatizzanti, più agiate, misero a disposizione automobili e carrozze per il trasporto di bagagli. L’intenzione non era quella che ogni partecipante coprisse l’intero percorso, ma che la federazione lo facesse collettivamente. Si stima che circa 50.000 donne, provenienti da tutti gli angoli della Gran Bretagna, raggiunsero Londra, per radunarsi ad Hyde Park, il 26 luglio 1913. In questi giorni, per celebrare le azioni di quelle donne di 100 anni fa e la loro lotta per il suffragio femminile, si è svolta un’iniziativa di successo. Walk for Women ha invitato le/i partecipanti a camminare e onorare il movimento delle suffragette e, tra i vari “pellegrinaggi”, si è percorso un itinerario, suddiviso in sezioni, da Brighton a Londra, con tappa finale a Hyde Park, il 27 luglio. Abbiamo partecipato all’ultimo tratto, quello da Clapham Common a Hyde Park. 58146_10201107795191323_489217780_n

L’atmosfera era allegra e partecipativa, con canti, striscioni e i colori delle suffragette (bianco, viola e verde). Lungo il percorso, sono stati distribuiti dei volantini per spiegare l’iniziativa ai passanti. La ricezione e le reazioni da parte degli uomini incontrati sulla via sono state miste. Curiosità, ilarità,  supporto, imbarazzo e, in alcuni, aperto fastidio e sarcasmo. Gli autisti degli autobus ci suonavano il clacson, con i passeggeri che si sporgevano a guardare. Anche le donne, che correvano nel parco o andavano a fare shopping, sono rimaste incuriosite. Alcune, ci hanno seguito per un breve tratto, altre ci hanno sorriso dalla soglia di boutiques d’alta moda. Dopo una breve sosta, allietata dai canti del SHE Choir London, abbiamo terminato il percorso con una piccola e toccante cerimonia intorno al Reformers Tree di Hyde Park.
Questo mosaico, inaugurato nel 2000, commemora un albero bruciato nel 1866, durante i disordini per la richiesta del suffragio (maschile). Il ceppo diventò, da allora, un punto focale per le riunioni e comunicazioni politiche, fino alla nascita di Speakers ‘Corner, nel 1872. Proprio a Speakers ‘Corner, e a conclusione del pellegrinaggio commemorativo, ci sono stati interventi a cura di Laura Bates, fondatrice del progetto Everyday Sexism (una collezione di oltre 10.000 esperienze quotidiane di disuguaglianza di genere subite dalle donne) e Caroline CriadoPerez, giornalista freelance e femminista, la quale, dopo aver finalmente vinto la lotta per avere donne importanti rappresentate sulle banconote della Bank of England, ha ricevuto abusi e minacce di stupro sul suo profilo twitter.

Avatar di Sconosciuto

Gallo blu a Trafalgar Square

hahn/cockUn gallo alto cinque metri, realizzato in fibra di vetro blu dall’artista tedesca Katharina Fritsch, è stato installato ieri sul quarto plinto di Trafalgar Square.
Hanh/Cock, modellato sulle fattezze di un esemplare impagliato, con il suo piumaggio blu elettrico, spicca in modo squillante nel generale grigiore dei plinti e delle lastre in pietra di Portland. Katharina Fritsch, che ha impiegato due anni e mezzo per realizzare la scultura, ha detto di non essere al corrente del fatto che, il galletto, è anche il simbolo non ufficiale della Francia.
Il volatile gigante, oltre al titolo provocativo, assume quindi una valenza ironica, dal momento che, la famosa piazza londinese, nacque per celebrare la sconfitta dei francesi nella battaglia di Trafalgar, evento in cui Lord Nelson perse la vita. Per la Fritsch, l’opera dal nome a doppio senso, è in realtà una scultura femminista, perché creata da una donna, in una città simbolo del business e caratterizzata da una forte cultura maschile. Il galletto si inserisce dunque in un contesto di presenze falliche, quelle degli uomini famosi sul piedistallo (o in cima alla colonna), ma anche quelle degli uomini qualunque, che attraversano la piazza. Hahn / Cock, selezionato dalla commissione speciale per il quarto plinto (un gruppo che include artisti come Grayson Perry e Jeremy Deller), allieterà Trafalgar Square con una nota di blu per 18 mesi.

Avatar di Sconosciuto

Royal Baby in arrivo: una mostra al Museo di Londra

royalbabyMentre, alle cinque di un afoso e assolato pomeriggio, la notizia del Royal Baby, finalmente in arrivo, campeggiava sulla prima pagina dell’ultima edizione dell’Evening Standard (la cosiddetta West End Final), un’esposizione gratuita al Museo di Londra, simbolicamente rimanda all’evento tanto atteso.

A Royal Arrival, rassegna allestita da Timothy Long, curatore di Moda e Arti Decorative del Museo, mette in mostra una singolare collezione di memorabilia reali, alcune delle quali mai esposte al pubblico fino ad oggi. Non molti forse sanno che, prima dell’apertura del Museum of London nella sua attuale sede brutalista, vicino al Barbican Centre (1976), la collezione in esso ospitata faceva capo a due istituzioni diverse: il Guildhall Museum, fondato nel 1826, nel cuore della City, e il London Museum, che aprì i battenti in quel di Kensington Palace, nel 1912. Fu proprio qui, che confluirono non solo reperti archeologici e manufatti provenienti da Londra, ma anche oggetti e materiali connessi alla Famiglia Reale. In perfetto stato di conservazione, sono dunque giunti fino a noi le cuffiette e i calzini di cotone, le scarpine di seta ricamata,  le vestine di lino e gli abitini di pizzo mirabilmente lavorato dei vari royal babies, da Carlo I a Giorgio III  fino ai nove principi e principesse messi al mondo dalla Regina Vittoria.
La maggior parte di questi oggetti preziosi segna momenti importanti nella storia della monarchia britannica, ed è ammirando questi manufatti che, non solo si è in grado di far rivivere una storia familiare, ma anche di collegare il nuovo membro della famiglia reale ad oltre 400 anni di storia. Oltre alla mostra, visitabile fino ad ottobre, il Museo di Londra ha creato una Royal Timetrip App (scaricabile dall’Apple Store) per meglio immergersi negli eventi reali ed iconici del passato di Londra.

Avatar di Sconosciuto

Cucina Regency

https://londonse4.blog/wp-content/uploads/2013/07/img_2264.jpg

Ieri pomeriggio, mi sono recata nuovamente alla Guildhall Library per il primo Open Day, che, speriamo, non resti un felice, isolato esperimento. Durante la giornata, era possibile partecipare a visite guidate, conferenze, dimostrazioni di restauro del libro e proiezioni di documentari storici sulla City, in collaborazione con i London Metropolitan Archives. Era stata inoltre allestita una piccola mostra con i tesori della biblioteca e alcune selezioni di libri e microfilm a tema.

La Guidhall Library, di antica fondazione, è una biblioteca specializzata nella storia della City of London ed ospita la più grande collezione al mondo dedicata alla storia di una singola città. Le raccolte spaziano dai manoscritti, mappe, stampe e disegni, alle cronache cittadine, dai libri mastri di vascelli mercantili, ai resoconti di viaggio del Sette e Ottocento, fino ai manuali di giardinaggio e a quelli di cucina. La biblioteca possiede la più vasta collezione pubblica di libri di culinaria ed enogastronomia, oltre 10.000, con titoli originali a partire dal 1531. A catturare la mia attenzione, però, sono stati i libri di cucina dell’epoca Regency. E’ infatti tra il 1811 e il 1820 che l’influenza della cuisine italiana e, soprattutto, francese si fa largo nei piatti dell’aristocrazia inglese. Molti chef francesi, fuggiti o rimasti disoccupati in seguito alla Rivoluzione, si erano trasferiti a Londra in cerca di impiego.
caremeLa personalità più in vista all’epoca fu Antonin Carême, cuoco e pasticcere, famoso per gli elaborati e stupefacenti pièces montées: costruzioni di zucchero e marzapane che riproducevano templi, archi di trionfo ed architetture varie in grande scala. Carême lavorò per Talleyrand e Napoleone, anche se Bonaparte, a dir la verità, non era un buon intenditore in fatto di cucina (notoriamente i suoi pranzi e cene ufficiali duravano non più di venti minuti, seguiti da una tazza di caffè freddo e senza zucchero). Fu però al servizio dell’imperatore che Carême allargò le sue competenze dalla pasticceria alle portate principali, creando menù per banchetti diplomatici, tutti diversi tra loro e tutti basati su prodotti di stagione. Caduto Napoleone, Carême, come molti altri prima di lui, si trasferì a Londra, e divenne chef de cuisine per il principe reggente, il futuro re Giorgio IV. Il cuoco francese fu impiegato nelle magnifiche cucine del Padiglione Reale a Brighton e le sue torte glassate divennero il dessert più popolare dell’Inghilterra del primo Ottocento. La Guildhall library conserva quello che si può considerare capolavoro e testamento del grande chef, L’Art de la Cuisine Français au Dix-Neuvième Siècle, in tre tomi, con belle tavole illustrate. Accanto a questa elaboratissima raccolta di ricette, si trovano altri libri interessanti.

nuttLa cucina Regency era molto ricca e impiegava notevoli quantità di burro, uova e zucchero, che, grazie alla manodopera schiavile nelle piantagioni, era divenuto un prodotto a buon mercato. La presentazione del cibo era molto importante e i piatti dovevano sembrare un’opera d’arte, come si evince dal libro di Frederic Nutt, The Complete Confectioner (1789). Il manuale spiega non solo come preparare magnifici dolci, ma anche come decorare la tavola con stile ed eleganza. All’epoca, si utilizzavano stampi complessi per realizzare dolci e budini decorativi, come gelatine e blancmanges, che erano assai popolari. Forme e colori dovevano completarsi l’un l’altro sulla tavola e i piatti venivano disposti simmetricamente per ottenere il massimo effetto (ovviamente, sulle tavole dei ricchi si utilizzavano piatti d’argento e porcellane raffinate) Poiché, nelle classi agiate, si usava svegliarsi e fare colazione parecchio tardi, il Luncheon era un momento della giornata snobbato dai gentiluomini inglesi, che spesso si trovavano fuori casa per molte ore. Per chi avesse comunque dovuto soddisfare un momentaneo languore o un più sostenuto appetito, si potevano consultare esaurienti guide ai ristoranti e caffè londinesi.roylance
Nel 1815, Ralph Roylance pubblicò The Epicure’s Almanack o Guida al Buon Vivere, un elenco di oltre 600 stabilimenti alimentari, trattorie, alberghi, locande ecc, a Londra e dintorni.La guida rimase ineguagliata fino al 1968, quando Good Food Guide to London venne dato alle stampe. Per chi mangiava fuori (ma anche a casa propria), era sempre in agguato l’intossicazione alimentare, se non l’avvelenamento, a causa di adulterazioni o metodi errati di conservazione dei cibi. Ecco allora entrare in scena, nel 1820, il manuale del chimico tedesco Fredrick Accum: Treatise on Adulteration of Food.

accum2 Questo lavoro pionieristico, in cui l’autore denunciava l’uso di additivi chimici per alimenti, segnò l’inizio della consapevolezza in materia di sicurezza alimentare. L’anno successivo, Accum diede alle stampe anche un manuale di principi scientifici di culinaria ed economia domestica, con istruzioni accurate per la preparazione di marmellate, sottaceti e conserve. Per quanto riguarda le bevande alcoliche, invece, rum e vini fortificati con il brandy, come Porto e Madeira, erano bevuti in larga quantità dai ricchi, mentre i poveri si rivolgevano a birra e gin. I rinomati vini francesi, a causa della Rivoluzione, e poi delle guerre Napoleoniche, erano divenuti difficili da reperire e, quindi, molto cari. Tuttavia, dopo il 1815, le tasse su vino, brandy e rum rimasero sostanzialmente invariate, continuando ad impedire l’importazione di qualità più economiche di vini francesi per almeno un cinquantennio.

Avatar di Sconosciuto

The Age of Elegance

IMG_2257Ely House è una grandiosa residenza cittadina, dagli interni eleganti, che ancora oggi conservano gran parte del loro stucchi originali. Costruita tra il 1772 e il 1776 per il vescovo di Ely dall’architetto Robert Taylor, la casa è sede, dal 2012, della prestigiosa ditta antiquaria Mallett e fa da cornice perfetta ai mobili e alle opere d’arte in vendita.
Grazie alla collaborazione speciale tra Mallett e Colnaghi, un’altra ditta antiquaria, specializzata nei grandi maestri della pittura, fino al 20 luglio, è possibile visitare la casa, riportata ai suoi antichi splendori di residenza cittadina del XVIII secolo, grazie ad una mostra dal titolo: The Age of Elegance: treasures from the 18th century town house.
Le stanze di questa bella residenza palladiana sono state decorate con mobili, suppellettili e dipinti databili dalla fine del Settecento al Regency (1795-1837) passando per lo Stile Impero continentale (1805-1814). Entrati nella casa, al piano terra, si può ammirare subito la ricca sala da pranzo, che nel XVIII secolo costituiva la stanza di ricevimento principale. Qui fanno bella mostra di sé mobili, oggetti dorati e dipinti importanti, come nature morte, capricci architettonici e quadri figurativi.  Le nature morte, in scala ridotta e con l’attenzione per il dettaglio propria dei pittori fiamminghi, si possono anche ammirare nell’anticamera, al piano superiore, a cui si accede dalla hall tramite una doppia scala di marmo, fiancheggiata da balaustre in ferro, ben modellate. I livelli superiori si articolano in ambienti più o meno grandi, dai saloni con i dipinti storici di scuola italiana e francese a stanze più intime, abbellite da piccoli quadri e suppellettili dorate, o rilucenti di specchi e vetri pregiati. Dai soffitti, pendono lampadari di raffinata fattura, da quelli francesi, stile impero, in bronzo dorato, ai magnifici candelabri in vetro molato dell’epoca Regency. Rifulgono di luce anche splendori di epoca più tarda, come il fantasioso lampadario in vetro rosso, bianco e oro, realizzato da F & C Osler nel 1870, e ammirabile all’ingresso. Ely House resta un perfetto esempio di residenza londinese settecentesca, e,  grazie a questa mostra evocativa, c’è molto da vedere e di cui stupirsi.

Album